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La Pinacoteca Nazionale
La Pinacoteca Nazionale
Raffaello Sanzio (Urbino, 1483-Roma, 1520), Santa Cecilia in estasi e i Santi Paolo, Giovanni, Agostino e Maria Maddalena, tavola trasportata su tela, cm 238 x 150. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa di San Giovanni in Monte. Eseguita intorno al 1513 per la cappella della Beata Elena Duglioli. L'opera è carica di significati simbolici sul tema dell'abbandono dei piaceri terreni cui alludono gli strumenti musicali per la musica profana abbandonati ai piedi della santa.
Raffaello Sanzio (Urbino, 1483-Roma, 1520), Santa Cecilia in estasi e i Santi Paolo, Giovanni, Agostino e Maria Maddalena, tavola trasportata su tela, cm 238 x 150. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa di San Giovanni in Monte. Eseguita intorno al 1513 per la cappella della Beata Elena Duglioli. L'opera è carica di significati simbolici sul tema dell'abbandono dei piaceri terreni cui alludono gli strumenti musicali per la musica profana abbandonati ai piedi della santa.
Vitale da Bologna(Bologna, doc.1330 al 1359), San Giorgio e il Drago, tempera su tavola, cm 88 x 70, siglato: VITALIS. Acquistato ad un'asta ad Amsterdam nel 1959 dal Ministero della Pubblica Istruzione su segnalazione di Roberto Longhi. La collocazione originaria dell'opera è tuttora sconosciuta anche se è ipotesi verosimile che fosse nella Chiesa di San Giorgio appartenente ai Canonici Lateranensi. La datazione è presumibilmente da porsi intorno al 1350, coeva agli affreschi nell'Abbazia della Pomposa e dei Servi a Bologna.
Vitale da Bologna(Bologna, doc.1330 al 1359), San Giorgio e il Drago, tempera su tavola, cm 88 x 70, siglato: VITALIS. Acquistato ad un'asta ad Amsterdam nel 1959 dal Ministero della Pubblica Istruzione su segnalazione di Roberto Longhi. La collocazione originaria dell'opera è tuttora sconosciuta anche se è ipotesi verosimile che fosse nella Chiesa di San Giorgio appartenente ai Canonici Lateranensi. La datazione è presumibilmente da porsi intorno al 1350, coeva agli affreschi nell'Abbazia della Pomposa e dei Servi a Bologna.
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Madonna col Bambino e i Santi Domenico, Francesco, Marta e Maddalena (Madonna Bargellini), olio su tela, cm 282 x 188. E' la prima opera firmata e datata dall'artista, presenta sullo sfondo una veduta delle torri di Bologna Firmato e datato: LUD.CARATIUS F. MDLXXXVIII Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa delle Convertite.
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Madonna col Bambino e i Santi Domenico, Francesco, Marta e Maddalena (Madonna Bargellini), olio su tela, cm 282 x 188. E' la prima opera firmata e datata dall'artista, presenta sullo sfondo una veduta delle torri di Bologna Firmato e datato: LUD.CARATIUS F. MDLXXXVIII Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa delle Convertite.
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Ritratto della "madre", olio su tela, cm 64 x 54. La tradizione che il ritratto sia quello della madre dell'artista risale al Malvasia, primo biografo di Guido Reni(1678)
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Ritratto della "madre", olio su tela, cm 64 x 54. La tradizione che il ritratto sia quello della madre dell'artista risale al Malvasia, primo biografo di Guido Reni(1678)
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela, cm 268 x 170. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella chiesa di San Domenico. Eseguita intorno al 1611 dall'artista poco più che quarantenne ma già celebre, l'opera porta i segni del lungo soggiorno romano.
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela, cm 268 x 170. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella chiesa di San Domenico. Eseguita intorno al 1611 dall'artista poco più che quarantenne ma già celebre, l'opera porta i segni del lungo soggiorno romano.
Pinacoteca Nazionale, il cortile
Pinacoteca Nazionale, il cortile
Giuseppe Maria Crespi (Bologna, 1665-1747), Ragazza con una rosa e un gatto, olio su tela, cm 65 x 55 Proviene da una collezione privata e si ricollega alla Fanciulla con una colomba del City Museum and Art Gallery di Birmingham. La datazione è oscillante fra i primi anni del '700 e il 172
Giuseppe Maria Crespi (Bologna, 1665-1747), Ragazza con una rosa e un gatto, olio su tela, cm 65 x 55 Proviene da una collezione privata e si ricollega alla Fanciulla con una colomba del City Museum and Art Gallery di Birmingham. La datazione è oscillante fra i primi anni del '700 e il 172
Guido Reni (Bologna,1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela,cm268 x 170, particolare
Guido Reni (Bologna,1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela,cm268 x 170, particolare
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Vergine col Bambino e San Domenico (Madonna del Rosario), olio su tela, cm 109 x 79. Proviene dalla Collezione Camillo Bargellini. Si colloca stilisticamente tra la Pala Bargellini (1588) e la Madonna degli Scalzi (1590 ca).
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Vergine col Bambino e San Domenico (Madonna del Rosario), olio su tela, cm 109 x 79. Proviene dalla Collezione Camillo Bargellini. Si colloca stilisticamente tra la Pala Bargellini (1588) e la Madonna degli Scalzi (1590 ca).

Bologna

Pinacoteca Nazionale di Bologna

La Pinacoteca Nazionale
La Pinacoteca Nazionale
Raffaello Sanzio (Urbino, 1483-Roma, 1520), Santa Cecilia in estasi e i Santi Paolo, Giovanni, Agostino e Maria Maddalena, tavola trasportata su tela, cm 238 x 150. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa di San Giovanni in Monte. Eseguita intorno al 1513 per la cappella della Beata Elena Duglioli. L'opera è carica di significati simbolici sul tema dell'abbandono dei piaceri terreni cui alludono gli strumenti musicali per la musica profana abbandonati ai piedi della santa.
Raffaello Sanzio (Urbino, 1483-Roma, 1520), Santa Cecilia in estasi e i Santi Paolo, Giovanni, Agostino e Maria Maddalena, tavola trasportata su tela, cm 238 x 150. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa di San Giovanni in Monte. Eseguita intorno al 1513 per la cappella della Beata Elena Duglioli. L'opera è carica di significati simbolici sul tema dell'abbandono dei piaceri terreni cui alludono gli strumenti musicali per la musica profana abbandonati ai piedi della santa.
Vitale da Bologna(Bologna, doc.1330 al 1359), San Giorgio e il Drago, tempera su tavola, cm 88 x 70, siglato: VITALIS. Acquistato ad un'asta ad Amsterdam nel 1959 dal Ministero della Pubblica Istruzione su segnalazione di Roberto Longhi. La collocazione originaria dell'opera è tuttora sconosciuta anche se è ipotesi verosimile che fosse nella Chiesa di San Giorgio appartenente ai Canonici Lateranensi. La datazione è presumibilmente da porsi intorno al 1350, coeva agli affreschi nell'Abbazia della Pomposa e dei Servi a Bologna.
Vitale da Bologna(Bologna, doc.1330 al 1359), San Giorgio e il Drago, tempera su tavola, cm 88 x 70, siglato: VITALIS. Acquistato ad un'asta ad Amsterdam nel 1959 dal Ministero della Pubblica Istruzione su segnalazione di Roberto Longhi. La collocazione originaria dell'opera è tuttora sconosciuta anche se è ipotesi verosimile che fosse nella Chiesa di San Giorgio appartenente ai Canonici Lateranensi. La datazione è presumibilmente da porsi intorno al 1350, coeva agli affreschi nell'Abbazia della Pomposa e dei Servi a Bologna.
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Madonna col Bambino e i Santi Domenico, Francesco, Marta e Maddalena (Madonna Bargellini), olio su tela, cm 282 x 188. E' la prima opera firmata e datata dall'artista, presenta sullo sfondo una veduta delle torri di Bologna Firmato e datato: LUD.CARATIUS F. MDLXXXVIII Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa delle Convertite.
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Madonna col Bambino e i Santi Domenico, Francesco, Marta e Maddalena (Madonna Bargellini), olio su tela, cm 282 x 188. E' la prima opera firmata e datata dall'artista, presenta sullo sfondo una veduta delle torri di Bologna Firmato e datato: LUD.CARATIUS F. MDLXXXVIII Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella Chiesa delle Convertite.
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Ritratto della "madre", olio su tela, cm 64 x 54. La tradizione che il ritratto sia quello della madre dell'artista risale al Malvasia, primo biografo di Guido Reni(1678)
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Ritratto della "madre", olio su tela, cm 64 x 54. La tradizione che il ritratto sia quello della madre dell'artista risale al Malvasia, primo biografo di Guido Reni(1678)
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela, cm 268 x 170. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella chiesa di San Domenico. Eseguita intorno al 1611 dall'artista poco più che quarantenne ma già celebre, l'opera porta i segni del lungo soggiorno romano.
Guido Reni (Bologna, 1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela, cm 268 x 170. Proviene dall'Accademia di Belle Arti, già nella chiesa di San Domenico. Eseguita intorno al 1611 dall'artista poco più che quarantenne ma già celebre, l'opera porta i segni del lungo soggiorno romano.
Pinacoteca Nazionale, il cortile
Pinacoteca Nazionale, il cortile
Giuseppe Maria Crespi (Bologna, 1665-1747), Ragazza con una rosa e un gatto, olio su tela, cm 65 x 55 Proviene da una collezione privata e si ricollega alla Fanciulla con una colomba del City Museum and Art Gallery di Birmingham. La datazione è oscillante fra i primi anni del '700 e il 172
Giuseppe Maria Crespi (Bologna, 1665-1747), Ragazza con una rosa e un gatto, olio su tela, cm 65 x 55 Proviene da una collezione privata e si ricollega alla Fanciulla con una colomba del City Museum and Art Gallery di Birmingham. La datazione è oscillante fra i primi anni del '700 e il 172
Guido Reni (Bologna,1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela,cm268 x 170, particolare
Guido Reni (Bologna,1575-1642), Strage degli innocenti, olio su tela,cm268 x 170, particolare
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Vergine col Bambino e San Domenico (Madonna del Rosario), olio su tela, cm 109 x 79. Proviene dalla Collezione Camillo Bargellini. Si colloca stilisticamente tra la Pala Bargellini (1588) e la Madonna degli Scalzi (1590 ca).
Ludovico Carracci (Bologna, 1555-1619), Vergine col Bambino e San Domenico (Madonna del Rosario), olio su tela, cm 109 x 79. Proviene dalla Collezione Camillo Bargellini. Si colloca stilisticamente tra la Pala Bargellini (1588) e la Madonna degli Scalzi (1590 ca).
Via delle Belle Arti, 56 (sede centrale); Via Castiglione, 7 (sede Palazzo Pepoli Campogrande) – Bologna (BO)
Tel. 051 420 941 1
Email: mn-bo@cultura.gov.it

Complementare alla città per la qualità del patrimonio e la vicenda storica, la Pinacoteca rappresenta una tra le più importanti raccolte d'arte europee. Le sue origini si rintracciano nelle attività promosse da Luigi Ferdinando Marsili, che nel 1711 fondò in Palazzo Poggi l'Istituto delle Scienze dal quale discesero i momenti più importanti della storia delle istituzioni culturali bolognesi: la Biblioteca Universitaria, l'Accademia di Belle Arti, il Conservatorio musicale e la Pinacoteca, istituita presso il noviziato gesuitico di S. Ignazio come quadreria dell'Accademia di Belle Arti, sorta nel 1804 sulla soppressa Accademia Clementina, istituita nel 1710 per iniziativa di Giampietro Zanotti sotto la protezione di Clemente XI. Già nel 1796 il senato bolognese aveva provveduto a riunire in pubblica collezione i dipinti degli edifici religiosi soppressi, insieme a quelli dell'Istituto delle Scienze. Nel 1882 la separazione delle accademie dagli istituti per la conservazione portò alla nascita del museo moderno. Nel 1884 si aggiunse la donazione Zambeccari: la seconda, in quanto già nel 1762 mons. Francesco Zambeccari aveva devoluto all'Accademia un primo nucleo di dipinti, incrementati da quelli di provenienza Savorgnan, Casali e dalle opere regalate dagli accademici d'onore. Nei primi due decenni del Novecento, quando ne era soprintendente Malaguzzi Valeri, la sede della Pinacoteca fu ammodernata da Edoardo Collamarini e di nuovo ristrutturata alla fine degli anni Sessanta del Novecento per opera di Cesare Gnudi e dell'architetto Leone Pancaldi. Nel 1988 hanno avuto luogo ulteriori lavori di ampliamento. Il percorso espositivo accompagna il visitatore alla scoperta della pittura emiliana dal XIII al XVIII secolo.

La rassegna pittorica si apre con la sezione dei primitivi, inaugurata da due Crocefissi del XIII secolo, nella maniera di Giunta Pisano. Seguono le sale dedicate al Trecento bolognese: dalle opere dello Pseudo Jacopino a Vitale da Bologna, rappresentato da alcune tavole (S. Giorgio) e dagli affreschi già in S. Apollonia a Mezzaratta, staccati e ricomposti da Leone Pancaldi secondo la struttura originale (Presepe, Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, 1338-1340 ca.). Tra il 1333 e il '34 si data il polittico di Giotto (Madonna col Bambino e Santi), esposto insieme ad opere di Lorenzo Veneziano, Lorenzo Monaco, Andrea di Bartolo.
Nella sezione rinascimentale, oltre al polittico di Antonio e Bartolomeo Vivarini (1450), figurano tavole di Cima da Conegliano e Marco Zoppo. Francesco del Cossa (Pala dei Mercanti, 1474), Costa, Francia, de Roberti, Aspertini rappresentano il proto classicismo bolognese, interrotto dall'Estasi di S. Cecilia (1513) di Raffaello, esposta con la pala del Perugino (1495 ca.). Opere di Ortolano, Garofalo, Innocenzo da Imola, Bagnacavallo svolgono la lezione del raffaellismo; è poi la volta di Parmigianino, Niccolò dell'Abate, Tibaldi. Importanti pale di Ludovico (Madonna Bargellini), Annibale e Agostino Carracci sono esposte nella sezione monotematica collegata al corridoio tramite la grande sala dedicata a Guido Reni. Da qui si diparte il corridoio che porta all'aula didattica Cesare Gnudi, dove si allineano opere di Ludovico Carracci, Albani, Domenichino, Guercino, protagonista della seconda sala sul corridoio con tele di Pasinelli, Burrini, Giuseppe Maria Crespi, Cignani, Franceschini, dal Sole, Sebastiano Ricci. L'ultima sezione è dedicata alla fase più avanzata della pittura bolognese, rappresentata da Luigi Crespi, dai tre Gandolfi, Ubaldo, Gaetano, Mauro, fino a Felice Giani.
La collezione del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, il cui primo nucleo di incisioni fu il fondo grafico formato alla fine del Seicento dal pittore Pier Francesco Cavazza, direttore dell'Accademia Clementina, fu incrementata tra 1755 e il 1756 da Benedetto XIV, che lasciò la sua raccolta all'Istituto delle Scienze. Nel 1789 l'Istituto acquistò gran parte del fondo Savioli, cui si aggiunsero la donazione napoleonica, i 240 fogli Rosaspina e i 12.000 esemplari della Calcografia Pontificia donati da Pio IX. Nel 1884 venne formalmente acquisita la serie delle stampe Lambertini. Vi sono conservate circa trentamila incisioni, tra le quali importanti opere tedesche e fiamminghe. La produzione italiana è rappresentata, tra gli altri, da Mantegna, Jacopo de Barbari, Stefano Della Bella, Castiglione, Salvator Rosa, Grechetto, Tiepolo. Nell'ambito della scuola bolognese ed emiliana figurano stampe di Marcantonio Raimondi, l'opera quasi completa dei Carracci, numerosi fogli di Cantarini, Reni, Guercino. La sezione dei disegni conserva circa dodicimila studi di varie epoche e scuole: al nucleo originario di provenienza soppressiva si aggiunsero le raccolte Piancastelli (1916), Sampietro (1917), Faccioli (1918), Muzzi (1927), Marchesini (1932), Bloch (1959) e le consistenti cartelle Serra (1922). La sezione locale è rappresentata dal XVI al XIX secolo da opere di Aspertini, Carracci, Domenichino, Reni, Guercino, Gennari, Cantarini, Pasinelli, Franceschini, Crespi, Bigari, Gandolfi, Giani, Muzzi, Serra e molti altri.
Sezione distaccata della Pinacoteca è il Museo di Palazzo Pepoli Campogrande, tra le più insigni dimore senatorie bolognesi. Venne costruito nella seconda metà del XVII secolo su commissione del conte Odoardo Pepoli. Giovanni Battista Albertoni progettò la facciata, Gian Giacomo Monti l'atrio e Francesco Angelini la galleria al piano nobile. L'interno dell'edificio contiene importanti cicli decorativi. Nel 1665 Domenico Maria Canuti affrescò sulla volta dello scalone i Trionfi di Taddeo Pepoli, dipingendo dopo pochi anni sul soffitto del salone d'onore, insieme al quadraturista Domenico Santi detto il Mengazzino, L'Apoteosi di Ercole, generalmente ritenuto il soffitto più rappresentativo della civiltà barocca bolognese. Gli affreschi di soggetto mitologico eseguiti nel 1702 da Giuseppe Maria Crespi nelle sale contigue (Il Trionfo di Ercole, L'Allegoria delle Stagioni, l'Olimpo), caratterizzati da toni trasgressivi e popolareschi, sono considerati tra i capolavori giovanili dell'artista. Nel 1708 Donato Creti e Marcantonio Chiarini dipinsero la volta di una sala con l'episodio di Alessandro che taglia il nodo di Gordio e i soffitti di alcune stanze minori. Il Museo ospita al suo interno una delle più importanti collezioni bolognesi, la quadreria Zambeccari.

Pubblicazioni e cataloghi

Bernardini C. [et al.] (a cura di), La Pinacoteca nazionale di Bologna: catalogo generale delle opere esposte, Bologna, Nuova Alfa, 1987.

Pubblicazioni e cataloghi Emiliani A., La Pinacoteca nazionale di Bologna: restauri architettonici e allestimento 1953-1973, Bologna, Bononia university press, 2006.

Pubblicazioni e cataloghi Pinacoteca Nazionale, in Franzoni G., Baldi F. (a cura di), Bologna: una provincia, cento musei: l'archeologia, le arti, la storia, le scienze, l'identità: guida, Bologna, Provincia Settore cultura, Pendragon, 2005, p. 15.

Pubblicazioni e cataloghi D'Amico R., La Pinacoteca nazionale di Bologna, Venezia, Marsilio, 2001.

Pubblicazioni e cataloghi Pagliani M.L., Landi E., Pinacoteca Nazionale, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, pp. 81-83, n. 4.

Pubblicazioni e cataloghi Cammarota G.P., Le origini della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Bologna, 1998.

Pubblicazioni e cataloghi Fiori E. (a cura di), La Pinacoteca Nazionale di Bologna, Firenze, 1997.

Pubblicazioni e cataloghi Emiliani A. (a cura di), La Pinacoteca Nazionale di Bologna, Milano, 1997.

Pubblicazioni e cataloghi Emiliani A., Il Politecnico delle Arti. Un libro bianco per la Pinacoteca nazionale e l'Accademia di Belle Arti di Bologna, Bologna, 1989.

Pubblicazioni e cataloghi Emiliani A., La Pinacoteca Nazionale, in I luoghi del conoscere. I laboratori storici e i Musei dell’Università di Bologna, Banca del Monte di Bologna e Ravenna, 1988, pp. 137-143.

Pubblicazioni e cataloghi Bernardini C., D'Amico R., Degli Esposti G., Mazza A., Medica M., Pirani C. (a cura di), La Pinacoteca Nazionale di Bologna, Bologna, 1987.

Dove si trova

Via delle Belle Arti, 56 (sede centrale); Via Castiglione, 7 (sede Palazzo Pepoli Campogrande)
Bologna (BO)
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