
Pianello Val Tidone
Nei sotterranei della rocca quattrocentesca, già dei Dal Verme, il museo raccoglie i materiali provenienti dal territorio comunale utili ad una piena ricostruzione delle antiche dinamiche demografiche della Val Tidone, coronando in tal modo la lunga attività di scavi e ricerche di superficie condotte dall'Associazione Pandora in stretta collaborazione con la Soprintendenza archeologica dell'Emilia-Romagna. Il percorso espositivo si snoda negli antichi ambienti offrendo in tre sale un quadro esaustivo della storia e delle caratteristiche del popolamento dell'area nel lungo arco temporale intercorrente dalla preistoria all'età romana.
Nella prima parte del percorso minerali e fossili illustrano le fasi di formazione della pianura padana.
La seconda sezione è invece dedicata ai reperti che documentano la presenza umana in Val Tidone in epoca preistorica e protostorica (dal Neolitico – V millennio a.C.) sino alle soglie della romanizzazione (II/I secolo a.C.). Da segnalare le testimonianze della Piana di San Martino – per lo più manufatti ceramici – ove ebbe vita un insediamento sviluppatosi a partire dalla media età del Bronzo (XVI sec. a.C.) sino al II sec. a.C.
Nella vasta terza sala vengono passati in rassegna i materiali di epoca prevalentemente romana, oltre a qualche reperto altomedievale. Vi è esposta una campionatura degli oggetti rinvenuti nell'abitato presso il cimitero di Pianello.
Di recente acquisizione è una stele funeraria altoimperiale proveniente da una zona nella quale era già stato recuperato un capitello, graffito e decorato da volute, ovoli e palmette, forse pertinente ad un'edicola funeraria. L'esposizione prosegue con i materiali romani da vari siti della vallata, fra cui il sarcofago tardoantico da Vicomarino e i reperti della sepoltura di Ganaghello, della villa di Arcello, dell'insediamento di Trevozzo. A significativi materiali architettonici si affiancano diversi oggetti facenti parte dell'instrumentum domesticum e alcuni importanti reperti numismatici.
Pubblicazioni e cataloghi Orsini B. (a cura di), Le lacrime delle ninfe: tesori d'ambra nei musei dell'Emilia-Romagna, Bologna, Compositori, 2010, p. 287.
Pubblicazioni e cataloghi Museo Archeologico della Valtidone, in I musei di qualità della regione Emilia-Romagna 2010-20112, Bologna, Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, 2010, p. 79.
Pubblicazioni e cataloghi Grossetti E., Val Tidone, in Da Piacenza a Veleia. Passeggiate archeologiche piacentine, Piacenza, 2004, pp. 118-122.
Pubblicazioni e cataloghi Grossetti E., L'abitato di Pianello nel quadro del popolamento romano della Val Tidone, Piacenza 2002.
Pubblicazioni e cataloghi Pagliani M.L., Museo Archeologico, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 26, n. 18.
Storia dell’edificio La costruzione del fortilizio è attribuita al conte Jacopo Dal Verme. I feudi passarono poi a Pietro, nipote di Ludovico Sforza detto "Il Moro", e successivamente a Galeazzo Sanseverino. I Dal Verme in seguito ripresero possesso del loro feudo, finché il re di Francia Francesco I, che nel 1516 aveva sottratto Piacenza al dominio pontificio, non restituì Pianello ai Sanseverino, che ne restarono signori fino al 1521. Nello stesso anno i Francesi furono respinti dalle truppe pontificie, che reinsediarono i Dal Verme finchè, nel 1646, alla morte di Federico, l'ultimo di quella famiglia, Pianello ed il suo territorio divennero possesso della Camera Ducale. La Rocca presenta una pianta irregolare, le cui solide mura, costruite con ciottoli di torrente e sasso, mostrano un notevole sviluppo verticale, mentre presentano una struttura a scarpa sotto l'alta linea di cordonatura.