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Reggio Emilia

Museo di Storia della Psichiatria

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Via Amendola, 2 – Reggio Emilia (RE)
Tel. 0522 456 477
Email: musei@comune.re.it

Il museo è stato riallestito all’interno del padiglione Lombroso, nel complesso dell’ex ospedale San Lazzaro, al termine di un attento intervento di restauro dell’edificio. Il museo racconta la storia della psichiatria manicomiale a Reggio Emilia documentata dallo straordinario patrimonio bibliografico, archivistico, oggettuale ed iconografico esistente presso l’Istituto San Lazzaro, che comprende strumenti di contenzione e terapia, strumenti scientifici, fotografie che, a partire dal 1880, documentano la vita e la storia dell’Istituto, migliaia di cartelle cliniche, una collezione di video sulla malattia mentale e quasi 8000 opere figurative prodotte dai ricoverati nel corso di oltre cento anni. Il percorso di visita è suddiviso in due distinte sezioni e propone una selezione significativa di questo straordinario patrimonio. Le celle al piano terra trattano i temi della custodia e contenzione; della vita al San Lazzaro; del lavoro come terapia; della cura: il bagno di luce; delle idroterapie e delle terapie di shock; della ricerca scientifica. Tra i numerosi pezzi in mostra in queste sale si annoverano camicie di forza, macchine per l’elettroshock, i famigerati “caschi del silenzio”, un’urna di inizi Ottocento, utilizzata per far cadere una goccia d’acqua sulla testa del paziente a scopo calmante e un apparecchio per il cosiddetto “bagno di luce”, che nelle intenzioni degli ideatori avrebbe dovuto produrre sui pazienti un effetto analgesico. Nei tre saloni che precedono le celle invece è illustrata la storia del San Lazzaro e degli intrecci con la storia della psichiatria, della quale l’istituto reggiano fu per molti anni uno dei più significativi presidi in Italia. L’allestimento si caratterizza per l’ampio uso di sistemi e dispositivi multimediali, funzionali al percorso espositivo e di grande suggestione.

Pubblicazioni e cataloghi Il cerchio del contagio, catalogo della mostra, Reggio Emilia 1980.

Pubblicazioni e cataloghi Alfieri L. M., La Chiesa di San Lazzaro: dalle origini ad oggi. L'altare di ringraziamento alla B.V. Della Ghiara, in “Bollettino Storico Reggiano”, XLII, marzo 2010, fasc. n.141, pp. 99-120 (con bibliografia precedente)

Pubblicazioni e cataloghi Biondi G., L'Ospedale di San Lazzaro. Da lebbrosario a frenocomio, in Ead., Povertà e malattia nel Ducato di Modena e Reggio, in Campanini G., Guarino M., Lippi G., Le arti della Salute, catalogo della mostra, Ginevra-Milano, Skira, 2005, pp. 68-69, p. 195, ill.10

Pubblicazioni e cataloghi Bonilauri F., Centro di Documentazione di storia della Psichiatria, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 55, n. 20.

Pubblicazioni e cataloghi Quaderni del Centro di documentazione di storia della psichiatria, Reggio Emilia, ASL, Area di salute mentale, 1998.

Storia dell’edificio Le prime notizie sul complesso, nei borghi di Santa Margherita, risalgono al 1178, anno di un lascito ai lebbrosi. Un anno dopo, e nuovamente nel 1183, Ugolino da Budrione dispose nuove donazioni. Nel 1217 i cittadini di Reggio eressero una chiesa vicino al ponte del Rodano, e la dedicarono a San Lazzaro. Secondo alcune fonti, il fondatore fu il reggiano Gherardo Sessi, vescovo di Novara e legato di Federico II in Lombardia. Vicino al luogo di culto fu edificato un ospedale, dove vennero trasferiti i lebbrosi. Nel 1348 l'ospedale fu aperto agli appestati e nel 1352 il Comune vi fece costruire accanto un lazzaretto, detto “la Pietà”. Nei pressi del lazzaretto sorse una chiesa intitolata a San Sebastiano e, agli inizi del XVI secolo, una cappella di San Rocco. In seguito alla riforma delle Opere Pie decretata da Francesco III nel 1754, l'ospedale fu sgombrato dagli invalidi; al loro posto la struttura accolse i “mentecatti”. Ebbe inizio in tal modo la storia dell'ospedale neuropsichiatrico di di San Lazzaro. Per quanto riguarda la struttura dell'oratorio, si trattava originariamente di una costruzione situata nella stessa direzione della chiesa di San Maurizio, con la facciata a ponente e la torre gotica. Inizialmente disponeva di un porticato in 12 archi disposto lungo la strada. Nel 1442 furono rifatti l'ospizio, il tetto e il porticato lungo la via Emilia. Da una descrizione anteriore ai rifacimenti settecenteschi si apprende che “di fuori nel mezzo dell'arco sulla porta maggiore, si vedeva lo stemma della nostra città, appostovi forse dopo la costruzione della chiesa e quando la Comunità avocò a sé il Patronato dell'ospedale; e il medesimo stemma era dipinto nel mezzo del soffitto”.
L'edificio attuale, rispettato nelle cromie originarie dall'intervento conservativo del 1957, e restaurato dopo i danni sismici del 1966, si presenta nelle forme date dagli architetti Lodovico Bolognini e da Giuseppe Vergnani intorno al 1788. L'accesso avviene sia da una scala interna del cortile ospedaliero, sia da un ingresso esterno aperto sulla strada che fiancheggia la via Emilia. Nella parte mediana dell'interno, a una navata con due cappelle cieche, è collocato l'altare maggiore, di esecuzione pregevole, risalente sempre al XVIII secolo. Qui si trova la pala di San Lazzaro, opera di Giovanni Battista Ferramonti, come attesta la scritta sul verso del dipinto: “Gio: bat ta: Ferramonti. Fece. L'anno 1788”. Due pale eseguite nella prima metà del Seicento, di soggetto mariano, inserite e riadattate in ancone provenienti dalla chiesa di Santo Stefano, ornano le cappelle cieche. Nella cappella sulla parete sinistra è collocata una tela di ignoto artista reggiano raffigurante la Madonna della Ghiara con San Sebastiano, San Rocco, Sant'Antonio da Padova e San Genesio (ca.1630). Sulla parete opposta, figura invece un dipinto con la Madonna del Rosario, San Domenico, Sant'Antonio Abate, Santa Lucia e Santa Caterina da Siena (inizi sec.XVII). Notizie sulle pale sono fornite dall'Inventario delli paramenti, et altre mobilie della Chiesa dell'Hospitale di S.Lazzaro, del 1652. In una lettera del 10 febbraio 1789 è possibile reperire ulteriori notizie sui due dipinti. Scarsi sono invece gli arredi sacri, conservati in parte presso i Musei Civici di Reggio Emilia. Tra questi, un calice del 1420, documentato (Alfieri), un tabernacolo in marmo recuperato da Gaetano Chierici (Portico dei marmi, arcata XXXIV, n.355), e una scultura del 1526, riconducibile all'ambito di Bartolomeo Spani, impegnato nel cantiere della chiesa.

Gli intonaci della Chiesa dell'Ospedale sono stati oggetto di intervento conservativo da parte dell'Istituto per i Beni Culturali secondo quanto stabilito dalla L.R. n. 18/2000.

Beni Demoetrnoantropologici (184)
Opere e Oggetti d'Arte (198)
Opere e oggetti d'arte contemporanea (21)
Patrimonio scientifico e tecnologico (241)

Dove si trova

Via Amendola, 2
Reggio Emilia (RE)
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