
Bologna
Le due raccolte sono allestite nel Palazzo Bargellini, nel 1926, con convenzione tuttora vigente, la galleria Davia Bargellini venne accorpata al pian terreno del palazzo insieme ai materiali del Museo Civico d'Arte Industriale, fondato nel 1919 al fine di raccogliere testimonianze dell'artigianato bolognese, allestite dal Soprintendente, conte Francesco Malaguzzi Valeri, sull'esempio dei musei di arte e industria sorti in Europa durante il XIX secolo. Costituite con intenti educativi e come repertorio di modelli per l'artigianato, le raccolte d'arte applicata sono infatti esposte, insieme ai dipinti della galleria, in ragione del loro potere rievocativo di una dimora nobile settecentesca e rivelano, nell'allestimento sostanzialmente originario, i criteri museografici del Malaguzzi Valeri.
Nel 1926, l'Amministrazione Comunale stipulò con l'Opera Pia la convenzione che tuttora regola la coesistenza dei due nuclei museali. I materiali compresi nelle raccolte hanno provenienze diverse. Si tratta in buona parte di acquisti effettuati intorno agli anni Venti sul mercato antiquario, ma anche di depositi delle Opere Pie bolognesi, di lasciti al Comune o di donazioni. Tra i dipinti più rilevanti della galleria si annoverano la celebre 'Madonna dei denti' di Vitale da Bologna (1345), una tavola di Antonio Vivarini, il 'Ritratto di gentildonna' di Prospero Fontana, il 'Ritratto di Virgilio Bargellini' di Bartolomeo Passerotti, i quadri "di stanza" di Marcantonio Franceschini e, ancora, dipinti di Cantarini, Giuseppe Maria e Luigi Crespi, Brill, Magnasco e Felice Torelli.Ad arredare le sale del museo concorrono inoltre opere di scultura bolognese, come il 'Busto di Virgilio Bargellini' di Vincenzo Onofri (sec. XV) e le settecentesche terrecotte di Giuseppe Maria Mazza e Angelo Piò. Rappresentano le arti decorative l'importante cassone Bentivoglio (sec. XV), ceramiche graffite rinascimentali, arredi barocchi, mobili per ebanisteria in miniatura, come il modello di palazzina arredata, cornici finemente intagliate e dorate e una casa di bambola. Si aggiungono al percorso l'imponente berlina di gala del legato Angelelli (fine sec. XVIII) e opere più recenti come il cancello floreale di Giuseppe Da Col e l'insegna novecentesca della bottega di ferri battuti di Sante Mingazzi.
Il museo custodisce un teatrino di marionette settecentesco molto raro e prezioso, nonostante non si tratti di un’opera omogenea. Il teatrino vero e proprio è realizzato in legno e tela dipinta a tempera. Sul frontone è raffigurato lo stemma della famiglia forlivese degli Albicini. Si tratta quindi di un teatrino privato verosimilmente allestito nel palazzo di città o di villeggiatura della famiglia Albicini, nota per la sua passione per la musica.
Il teatrino è corredato da cinque fondali con relativi due ordini di quinte di periodi diversi – dalla seconda metà del Settecento alla metà del secolo successivo – che raffigurano altrettanti ambienti e da altri elementi scenografici. Le parti più antiche del teatrino – l’arco scenico o boccascena e due fondali – sono attribuiti ad allievi e collaboratori di Antonio Bibbiena attivi a Forlì fin dal settimo decennio del Settecento.
Il teatrino è dotato di 74 marionette, 9 cavalli e una scimmia. Le marionette, di fattura veneta e di varie dimensioni, non appartengono tutte alla stessa muta. Sono comunque estremamente raffinate, con abiti in seta preziosamente ricamati. Di straordinaria importanza sono alcune marionette a trasformazione (pagliacci che raddoppiano la loro altezza, dame che si trasformano in nani). Si tratta dell’unico teatrino settecentesco che ha conservato i ferri di manovra delle marionette.
Pubblicazioni e cataloghi Una vita in bottega. Un artigiano ricorda il suo passato e i primi passi del Museo civico d'Arte Industriale Bologna 1991
Pubblicazioni e cataloghi Sembra una cosa e invece è un'altra Bologna 1998
Pubblicazioni e cataloghi Musei Civici d'Arte Antica: Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, in I musei di qualità della regione Emilia-Romagna 2010-20112, Bologna, Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna, 2010, p. 4.
Pubblicazioni e cataloghi M. Guarino, I. Fabbri (a cura di), Chi è di scena! : Burattini e Marionette in Emilia-Romagna, Bologna, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 2009, DVD video.
Pubblicazioni e cataloghi Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, in Franzoni G., Baldi F. (a cura di), Bologna: una provincia, cento musei: l'archeologia, le arti, la storia, le scienze, l'identità: guida, Bologna, Provincia Settore cultura, Pendragon, 2005, p. 27.
Pubblicazioni e cataloghi Guarino M., Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 86, n. 7.
Pubblicazioni e cataloghi Il Museo Davia Bargellini Piccola guida, testi di Grandi R. e Tumidei S., 1997.
Pubblicazioni e cataloghi Nanni R.N., Teatrino e marionette del Museo Davia Bargellini di Bologna, in Guarino (a cura di), Chi è di scena. Baracche, burattini e marionette: in mostra dalle collezioni emiliano-romagnole, supplemento a "IBC", Bologna, 1999, pp. 31-35.
Pubblicazioni e cataloghi Grandi R. (a cura di), Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Bologna, 1987 (e succ. rist.).
Storia dell’edificio Il palazzo Davia Bargellini è stato progettato nel 1638 da Bartolomeo Provaglia, è detto anche "dei Giganti" per i due atlanti in arenaria, di Gabriele Brunelli e Francesco Agnesini, che ornano il portale. Lo scalone, eseguito nel 1730 da Alfonso Torreggiani su disegni di Carlo Francesco Dotti, si presenta come uno dei più significativi esempi della tipologia di scala senatoria bolognese. Nel 1839 l'edificio pervenne ai Davia, che lo abitarono fino al 1876 quando il marchese Giuseppe, collezionista e pittore dilettante, lo destinò alla galleria Davia Bargellini, costituita da quadri, disegni e arredi di proprietà dell'Opera Pia da lui stesso istituita.