
Bardi
Il Museo, attualmente in corso di aggiornamento per cura del Comune di Bardi in collaborazione con l'Università di Parma, documenta attraverso reperti e diorami la storia e gli attrezzi utilizzati nel bracconaggio e nel trappolaggio lungo i secoli e in più continenti. In relazione al fenomeno del bracconaggio, che ebbe inizio in Europa nel IX-X d. C., si espone una serie di trappole o di loro ricostruzioni utilizzate dall'antichità fino ad oggi. Per meglio documentare espedienti e meccanismi utilizzati nella cattura di varie specie animali, si fa ricorso a numerosi diorami a grandezza naturale e ad altri in scala.
Principale obiettivo museale è quello di spiegare l'antico significato che tale attività illegale ha avuto nella vita delle popolazioni montane e al tempo stesso illustrare i principali aspetti di protezione della fauna e dell'ambiente.
Il percorso si articola in vetrine-diorami che ripropongono porzioni di ambiente naturale con gli esemplari imbalsamati delle specie oggetto di bracconaggio (tra cui il lupo, la poiana, lo sparviero) e gli attrezzi per la cattura. Ogni vetrina è affiancata da pannelli a scopo didattico che illustrano la biologia degli animali e le particolarità del loro ambiente naturale. Di sicuro interesse è la sezione dedicata alla legge Cites (che regola il commercio e la detenzione di specie rare o in pericolo di estinzione) dove vengono mostrati in modo organico oggetti ricavati da specie protette
Pubblicazioni e cataloghi Venturi S., Museo del Bracconaggio e delle Trappole, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 28, n. 2.
Storia dell’edificio L'edificazione della fortezza di Bardi, risale al IX secolo. Costruita in posizione strategica si erge su uno sperone di diaspro rosso all'incrocio tra il Ceno e il Noveglia. E' un esempio rilevante di architettura militare con funzione difensiva per contrastare l'avanzata degli Ungari, caratterizzato da massicce cortine murarie, camminamenti di ronda, mastio e torri di guardia. In seguito agli ampliamenti eseguiti alla fine del '400 e commissionati da Manfredo Landi, la fortezza ha assunto l'attuale forma che è stata poi completata alla fine del '500 ad opera di Federico Landi, che l'ha trasformata in una fastosa dimora signorile con saloni affrescati, soffitti a cassettoni ed una ricca biblioteca. Alla morte del principe Federico, viene ceduta ai Farnese (1682) che la trasformano in presidio militare e caserma, funzione che manterrà fino al 1868, quando viene adibita a sede del municipio.