
Medesano
Si narra che la scoperta delle fonti si debba all'ufficiale napoleonico Adalberto Boccia, di stanza nella vicina Fornovo, in seguito a rilievi geografici che svolse nella zona nel 1804. Pare che la popolazione locale già facesse largo uso dell’acqua, ma da quel momento Sant'Andrea divenne meta di villeggiatura della borghesia e della nobiltà parmensi ai tempi di Maria Luigia. Il dato certo è che a metà dell’Ottocento le acque furono segnalate in seguito a ricerche petrolifere e che dopo opportune analisi l’ingegner Carlo Ponci, nativo del luogo, ottenne la concessione mineraria per lo sfruttamento delle fonti che si trovavano sulla sponda sinistra del Rio Fabbro. Qui, nel 1888, aprì un piccolo chiosco di mescita, visibile ancora oggi, se pure inattivo. La prima a scoprire le virtù di alcune delle acque di Sant'Andrea per la cura di calcolosi renale, nefriti e cistiti fu Marie Curie, premio nobel sia per la fisica che per la chimica. Dal 1904 si costruirono nuovi edifici attrezzati per le cure, in modo da sfruttare la particolarità del sito che è quella di presentare in un’area relativamente ristretta molte acque diverse fra loro. Sorse anche l’Albergo dei Bagni, ancora visibile se pure in stato di forte degrado. L’attività termale, che dal 1935 prevedeva anche l’imbottigliamento e la commercializzazione di acque mediominerali, subì un tracollo durante la seconda guerra mondiale e riprese solo a partire dagli anni ’50. Il centro dell’attuale stazione termale è la piazza alberata su cui prospettano lo Stabilimento delle cure termali e l’elegante edificio della mescita col suo loggiato d’impronta classica.
Notizie storiche, culturali e paesaggistiche del contesto:
Sant'Andrea Bagni si trova in prossimità del Rio Fabbro, sulla sommità di un colle tra boschi di querce e castagni, nella fascia a Ovest della valle del Taro. Si tratta di un paesaggio di piccole valli e morbidi rilievi che comprende le località di Pellegrino Parmense, Noceto, Varano Marchesi e Varano de’ Melegari: la cosiddetta “collina pallaviciniana”, feudo della nobile famiglia, che pur frazionato si mantenne fino alla fine del XVI secolo. A testimonianza di quel periodo restano nella zona rocche e castelli. Il comprensorio dell’appennino parmense è oggi noto anche per le lavorazioni agro-alimentari di altissima qualità.
La suggestiva Passeggiata delle Fonti costeggia le terme e segue il fondovalle ombroso del Rio Fabbro, lungo questo percorso si possono osservare i vari pozzi, alcuni costruiti in sasso e altri in mattoni. Alzando lo sguardo si vedono alberi secolari e i dirupi che contornano la vallata.
Interessanti gli itinerari del parco fluviale regionale del Taro, per la vegetazione e la possibilità di osservare l’avifauna di passo che trova qui un luogo di soste lungo le rotte migratorie. Il parco, che si estende per 20 chilometri in una stretta fascia da Fornovo fino alla via Emilia, è gestito dal 2012 dall'Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Emilia Occidentale.
Caratteristiche delle acque:
salse (inclusi sottogruppi)
solforose (inclusi sottogruppi)
arsenicali-ferrugginose (inclusi sottogruppi)