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Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, interno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, interno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi

Ravenna

Capanno Garibaldi

Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, interno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, interno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi
Capanno Garibaldi, esterno. Foto di Luca Bacciocchi
Via Baiona – Ravenna (RA)
Tel. 0544 212006
Giuseppe Garibaldi

E' stato un patriota, generale e uomo politico. Dopo aver aderito alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini e preso parte a moti insurrezionali italiani, visse alcuni anni in America, combattendo per l’indipendenza di diversi paesi. Presente nel governo provvisorio di Milano e nella Repubblica romana, fu decisivo nel riavviare il processo di unificazione d’Italia con l’impresa dei Mille, che consentiva di giungere alla costituzione del Regno d’Italia (1861). Per le sue imprese, nelle quali dimostrava di avere doti militari e acume politico, Garibaldi è considerato uno dei più grandi artefici del Risorgimento italiano.

Capanno

Il 6 Agosto 1849 Garibaldi veniva ospitato in un umile capanno di cacciatori, detto “il Pontaccio” quale tappa nel corso della fuga che il rivoluzionario era costretto a compiere per sottrarsi alla cattura degli austriaci che perlustravano palmo a palmo il territorio. Nel corso della fuga, detta “trafila garibaldina”, Garibaldi perdeva la moglie Anita, deceduta alla Fattoria Guiccioli, sita in località Mandriole di Ravenna.
Il Capanno Garibaldi è formato da un perimetro in muratura sul quale poggia un tetto a forte inclinazione e grosso spessore, costruito con canna valliva. Il piano terra è diviso in due locali rettangolari. In origine serviva per stalla degli animali coi quali i cacciatori raggiungevano il Capanno e aveva accesso separato. Nel locale maggiore del piano terra vi è il focolare e una scaletta in legno che porta al piano superiore formato da un solaio pure in legno.
All’esterno sono murate quattro lapidi le cui iscrizioni sono riprodotte all’inizio di questa memoria illustrativa. All’interno sono conservati alcuni ricordi garibaldini. (da www.capannogaribaldi.it)

Nel 1911 il capanno veniva colpito da un incendio ma subito ricostruito rispettando le caratteristiche originarie, ovvero un perimetro in muratura, coperto da un tetto in canna valliva, molto spesso e spiovente, sorretto da una struttura in legno. La costruzione si doveva ai membri della società che, riutilizzando i resti, ricostruivano fedelmente le parti distrutte. La ricostruzione fu voluta come simbolo storico in ricordo dell’unità d’Italia e come testimonianza di fedeltà agli ideali degli uomini che cooperarono al Risorgimento d’Italia.

Paesaggi culturali Paesaggi culturali: Il Capanno è un sito al centro della "Trafila Garibaldina", la lunga serie di eventi duranti quattordici giorni che patrioti ravennati e del basso ferrarese affrontavano per sottrarre Giuseppe Garibaldi agli austriaci. Insieme a Garibaldi scappavano sua moglie Anita che, morente, veniva trascinata nella campagna ravennate a Mandriole – dove è possibile vederne l'ultima dimora – il maggiore “Leggero” ed altri patrioti al seguito.
L’area d’azione della trafila garibaldina partiva dal porto di Cesenatico, da dove Garibaldi, Anita ed un manipolo di fedeli tra cui Ugo Bassi e Angelo Brunetti si imbarcarono per salvare Venezia. La trafila proseguiva nella valle di Magnavacca, dove avveniva lo sbarco forzato per opera del brigantino Oreste, a Comacchio, a Mandriole, Sant’Alberto, Pineta San Vitale, Porto Fuori, Ravenna per concludersi con la conquista della libertà a Forlì.

Dove si trova

Via Baiona
Ravenna (RA)
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