
Collecchio
Parte integrante della rete museale dei Musei del Cibo della provincia di Parma, il Museo è ospitato all'interno di un antico centro di trasformazione agro-alimentare, la Corte di Giarola. La scelta di collocarlo in questa sede è legata al ruolo strategico che riveste la località nei confronti delle zone di coltivazione del pomodoro e del distretto industriale del ciclo di trasformazione. Infatti, a partire dall'Ottocento, l'industria agro-alimentare del territorio parmense ha conosciuto un largo sviluppo, fino a divenire l'asse portante dell'economia della zona. Il percorso espositivo introduce il visitatore alla conoscenza del pomodoro, sia in senso strettamente botanico, che attraverso la storia della sua coltivazione e conservazione a livello industriale. Nelle sale vengono esposti macchinari d'epoca, come ad esempio una "sgraffiatrice" per aprire le grandi confezioni di pomodoro e una "bacinella di cottura" del 1948. Il museo ospita anche una linea completa di lavorazione del pomodoro, al fine di esemplificarne il ciclo industriale.
Il percorso museale è organizzato in sette sezioni tematiche. Si inizia dalla storia del pomodoro, dal suo arrivo in Europa nel ‘500 alla sua diffusione nella cultura alimentare, e la descrizione delle sue varietà. Si prosegue con la sezione dedicata allo sviluppo dell’industria della trasformazione nel parmense e delle tecnologie produttive, a questo proposito viene esposta anche la ricostruzione di una intera linea produttiva con macchinari d’epoca. Trova spazio anche l’aspetto dell’imballaggio e della promozione del prodotto con l’esposizione di latte e tubetti d’epoca e materiale pubblicitario. Ulteriori sezioni vengono dedicate allo sviluppo dell’industria meccanica, come pure ai protagonisti e ai lavori in fabbrica. A chiudere il percorso numerose curiosità legate al pomodoro, dalla gastronomia alla pubblicità.
Pubblicazioni e cataloghi L'epopea del pomodoro rivive nella Corte di Giarola, in Assessorato Agricoltura della Regione Emilia-Romagna (a cura di), I Musei del Gusto dell'Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2008, I Libri di "Agricoltura", 3, pp. 120-125.
Pubblicazioni e cataloghi Musei del Cibo della provincia di Parma, in Cantieri culturali: allestimenti, didattica, catalogazione e restauro nei musei dell'Emilia-Romagna, Bologna, Istituto Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna, 2006, pp. 6-7.
Storia dell’edificio Collocata in punto strategico per il controllo del territorio, le prime informazioni sulla Corte di Giarola risalgono al medioevo. Nell’XI secolo divenne proprietà del monastero femminile di San Paolo e sede di un piccolo nucleo monastico. In questo periodo la struttura si sviluppò particolarmente come curtis agricola, sorsero infatti abitazioni per i lavoratori, stalle, un mulino e un caseificio, oltre che costituire un punto di riferimento per i pellegrini della Via Francigena. Le monache continuarono ad amministrare la Corte fino all’inizio dell’Ottocento, quando le proprietà terriere furono confiscate, a seguito della soppressione degli ordini religiosi di età napoleonica, lottizzate e affittate a privati. Giarola mantenne un uso esclusivamente produttivo, fino a che, negli anni venti del Novecento, venne convertita in “Azienda agricola industriale – conserve alimentari”, qui venivano infatti prodotti e commercializzati Parmigiano-Reggiano e “Super concentrato di pomodoro marca Perla”. Dal 1998 è di proprietà pubblica e diventata sede del Parco Fluviale Regionale del Taro. A seguito di una progressiva opera di restauro, i suoi spazi sono stati adibiti a: Centro visite, Sala Auditorium, Infopoint sui percorsi enogastronomici, Laboratorio storico sulla Resistenza, Ristorante, Teatro, e Museo del Pomodoro.