
albero singolo
Famiglia: Taxaceae
Provvedimento di tutela
Albero Monumentale d’Italia D.M. 0490928 del 18-09-2023
Al centro di un paesaggio di colline a vigneto del vitigno Lambrusco Grasparossa, autoctono del territorio, in cima al Borgo di Levizzano Rangone, ai piedi della Torre Matildica, al centro della corte del castello domina un grande esemplare isolato di Taxus baccata di 15 metri di altezza e 250 cm. di circonferenza del tronco, con chioma perfettamente piramidale, come nella natura della specie, in una posizione panoramica unica e al centro della storia.
Non ci sono notizie certe sull’anno di costruzione del nucleo originario del castello, ma la sua prima citazione in un documento risale all’890. L’originario presidio fortificato costituito dalla Torre Matildica serviva come riparo per la popolazione in caso di scorrerie nel territorio; nel XII secolo fu ampliato con la costruzione del palazzo feudale e di una galleria sotterranea che li metteva in collegamento, ancora oggi occasionalmente accessibile durante visite guidate.
Al XVI secolo risalgono le “stanze dei vescovi” con gli antichi soffitti lignei e il ciclo di pregevoli affreschi di stemmi di famiglia e figure allegoriche, scene di ambiente cavalleresco su temi amorosi, scene di caccia e paesaggi rurali.
Presso il palazzo soggiornò per un periodo della sua vita il poeta Torquato Tasso.
Tanta storia quindi in questo borgo che oggi viene destinato ad accogliere eventi culturali, mostre, convegni e ricevimenti, iniziative turistiche ed enogastronomiche.
Il borgo ospita il Museo del vino e della società rurale ROSSO GRASPA che raccoglie oggetti ed immagini fotografiche a testimonianza della vita rurale, con particolare riferimento alla produzione viticola tipica della zona.
Il Tasso è l’unico elemento vegetale della corte del borgo.
Sicuramente singolare la coincidenza della presenta di un unico grande albero di Tasso e il soggiorno del poeta Torquato Tasso in questo stesso luogo, ma non si conoscono eventuali spiegazioni e la curiosità rimane.
Il nome del Tasso deriva dal greco “toxon” che significa arco, freccia; forse dall’uso che si faceva del suo legno per fabbricare dardi velenosi in virtù della sua tossicità, da cui forse deriva anche l’appellativo di “albero della morte”.
Le caratteristiche del legno, in particolare la sua elasticità, lo hanno reso tra i preferiti per la costruzione degli archi fin dalla preistoria; l’arco di Otzi, la mummia ritrovata nel ghiacciaio del Similaun in Trentino Alto-Adige, risalente a 5300 anni fa, era stato realizzato proprio con legno di Tasso.
Ebbe poi largo uso anche durante il Medioevo per la costruzione degli archi soprattutto in Inghilterra; proverbiale l’elasticità dell’”arco lungo”.
Il tasso è una pianta altamente tossica, in tutte le parti della pianta, in particolare nelle foglie più vecchie dove si accumula la massima concentrazione dell’alcaloide tossico, la tassina, che provoca effetti narcotici e paralizzanti nell’uomo e in molto animali domestici.
Solo quelle formazioni rosse che sembrano frutti,ma che in realtà sono arilli, cioè escrescenze carnose che ricoprono il seme, sono innocue e commestibili, mentre il seme contenuto resta molto velenoso.
Gli uccelli si cibano degli arilli perché il seme transita intatto nel loro apparato digerente e viene espulso con le feci; gli uccelli quindi non ne hanno danno ma mangiando gli arilli producono un prezioso servizio di disseminazione per il Tasso i cui semi possono così germinare anche a distanza dalla pianta madre.
Castello di Levizzano Rangone – Via Celestino Cavedoni,25
Castelvetro di Modena (MO)