
medaglista/ pittore/ scultore
Note biografiche
La carriera artistica di Bruno Bandoli ha un inizio precoce: i suoi familiari lo ricordano ragazzino intento a disegnare o a modellare con la creta cavalli al galoppo, guerrieri indiani, nordisti, sudisti e cowboys; o caricature ispirate nello stile alle opere dello scultore bolognese Cleto Tomba. Questa sua forte passione per il modellato lo porta a frequentare ancora adolescente, nei primissimi anni Cinquanta, lo studio di ceramica di Raimondo Rimondi, dove ha la possibilità di fare pratica in questo campo e di dar prova del suo estro creativo.Dopo il diploma, conseguito presso l'Istituto d'Arte di Bologna dove è allievo del Professor Martelli, si trasferisce nel 1959 a Milano e vi rimane fino al 1964. Qui insegna ceramica e frequenta l'ambiente artistico di Brera dove, attraverso varie esperienze maturate nell'ambito delle avanguardie più significative dell'epoca, mette a fuoco le linee della sua ricerca stringendo amicizia con Nanni Valentini, Adelio Maronati e Pino Spagnulo e frequentando gli studi di Piero Manzoni e di Lucio Fontana. Nel periodo milanese, Bandoli esegue la sua prima opera pubblica – in ceramica, a Legnano – per il Ministero della Pubblica Istruzione. Nella fase iniziale della sua attività, quando ancora non è impegnato specificatamente nella medaglistica – che in seguito diventerà la sua principale forma di espressione artistica e artigianale – Bandoli spazia liberamente in molteplici settori, dalla ceramica alla pittura alla scultura alla scenografia teatrale collaborando nel 1957 con l'O.R.U.B. (Teatro universitario di Bologna), nel 1964 con il Teatro Stabile di Trieste (eseguendo un mirabile Pinocchio in legno a grandezza naturale per uno spettacolo di Vittorio Franceschi) e nel 1979 con la Cooperativa Teatrale Nuova Scena di Bologna, per la quale realizza la scenografia dello spettacolo ruzantiano “La festa e la morte”. Si cimenta anche nel cinema sperimentale prendendo parte, tra il 1971 e il 1973, a diverse rassegne come autore di “corti”. Nel 1962 partecipa alla Biennale d'Arte del “Muro Dipinto” di Dozza (Imola), vincendo il Primo Premio. Ritornato stabilmente a Bologna alla fine del 1964, apre in via del Cestello uno studio che sarà, per molti anni, non solo il suo luogo di lavoro ma anche il punto di riferimento ecrocevia di incontri e discussioni di tanti artisti bolognesi che lì si daranno convegno. Da allora si dedica alla scultura e alla medaglistica ed è soprattutto in quest'ultimo campo che Bandoli dà prova di grande originalità e maestria esecutiva. A introdurlo è l'amico pittore Wolfango Peretti Poggi, col quale intratterrà inizialmente un rapporto di collaborazione per poi divenire, in seguito, del tutto autonomo pur nel segno permanente di una profonda amicizia e stima reciproca fra i due artisti, durate fino alla fine.
Per la Numismatica Italiana esegue tre prestigiose opere: un ciclo dedicato alle Grandi Religioni: si tratta di una serie di monete raffiguranti sinteticamente i simboli di varie religioni, dall'Assiro-Babilonese all'Egiziana, dalla Greco-Ortodossa all'Induista, dalla Cristiana all'Islamica; la “Republique Tunisienne: monnaies d'argent au cours légal 1969” – Serie di monete in argento a corso legale del valore di un dinaro ciascuna. Sul verso delle varie monete sono incisi i ritratti di importanti personaggi storici come Annibale, Massinissa e Giugurta per arrivare al ritratto del presidente della Repubblica tunisina di allora Habib Burghiba; la “Ofizielle Olympia Medaillen Munchen 1972”, serie ufficiale di medaglie realizzata
in occasione delle Olimpiadi di Monaco, sulle quali sono raffigurate con impareggiabile perizia sequenze stroboscopiche di atleti in movimento.
Il suo lavoro prosegue con altri cicli importanti di medaglie, intervallati da lavori meno prestigiosi ma eseguiti con non minore accuratezza e gusto. Ci si riferisce alle medaglie a tema sportivo o commemorativo che hanno tutte un tocco molto originale e una notevolissima qualità, tale da renderle inconfondibili, anche se a volte non sono firmate dall'artista.
Di seguito sono elencati altri notevoli cicli di medaglie che illustrano il suo lavoro: “Il ritratto nella storia del cinema, 1972 -1974”. Si tratta di una particolare serie di 36 medaglie, edita dalla Intercoins di Milano a cura del critico cinematografico Gianluigi Rondi ed esposta con grande successo al Museo d'Arte Moderna di New York. Questa serie costituisce un'opera unica nel suo genere per la raffinatezza esecutiva e per l'acuta caratterizzazione psicologica degli artisti raffigurati, tra i quali spiccano fra gli altri Greta Garbo, Federico Fellini, Roberto Rossellini, Charlie Chaplin, Totò, Marilyn Monroe, Alfred Hitchcock, Ingmar Bergman.
“Fussball Weltmeis terschaft Deutchland 1974”; medaglia celebrativa per la finale del Campionato del mondo di calcio – Germania 1974.
“Royal Emblem of the Hashemite Kingdom of Jordania”. Si tratta della realizzazione, nel 1976, dell'emblema destinato a sormontare il seggio dei Reali di Giordania, nel Parlamento di Amman, opera in legno policromo.
Medaglione in terracotta raffigurante il ratto d'Europa commemorativo del 150° anniversario della fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna (1837 – 1987). Il medaglione si trova nel salone d'ingresso della Sede centrale di via Farini. Dello stesso soggetto esiste anche la versione in moneta.
Nella Certosa di Bologna realizza due opere notevoli: la Tomba Ercolani Ragazzi, bassorilievo di bronzo raffigurante una deposizione e la Tomba Franchini, con un grande medaglione in bronzo raffigurante il committente, sostenuto da un dinamico panneggio. Nel cimitero di Borgo Panigale (Bo) si può osservare la Tomba Rambaldi, ornata da un bronzo mirabile raffigurante un putto alato che porge una melagrana.
Come medaglista, è presente alla Franklin Mint – Franklin Center, Pennsylvania.
Di notevole qualità, la medaglia realizzata in quegli anni raffigurante Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II.
Due opere, inoltre, sono state donate dall'artista alla Fondazione Lercaro, oggi conservate nella sede di via Riva di Reno in Bologna: il medaglione raffigurante Angelo Roncalli, Papa Giovanni XXIII; e copia del putto che orna la Tomba Rambaldi, in una versione in terracotta e senza ali (questo putto non è altro che il ritratto della figlioletta dell’artista, Anna). Negli anni '80 la sua forte propensione all'indagine psicologica sfocerà nella scultura a tutto tondo. È del 1984 il “Monumento al maiale”, straordinario omaggio a uno dei simboli più popolari della tradizione contadina emiliana, opera in bronzo eseguita per il Comune di San Giorgio di Piano (Bo) e collocata nel cortile di quel Comune. Realizza inoltre una serie di ritratti concentrandosi sulla ricerca della sintesi psicologica, tipica della ritrattistica di età romana. Gli amici più cari si offrono come modelli e con due di tali ritratti, di Lauro e di Valeria, partecipa alla Prima Biennale di Arte Contemporanea a Bologna, nel giugno del 1993.
Nel 1992, intanto, ha ideato e organizzato, in collaborazione con l'amico e artista Paolo Gualandi, la prima Scuola di Scultura Applicata “ASSA”, istituita con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna, Fondo Sociale Europeo. La Scuola, con sede in via del Pratello, proseguirà i corsi anche dopo la scomparsa dell'artista e sarà attiva fino al 1998.
Sensibile ai problemi connessi alla condizione dei portatori di handicap, nel 1992 Bandoli pone le basi teoriche – e pittoriche – della ricerca sperimentale per la realizzazione di bassorilievi optici per non vedenti, ricerca poi approfondita nell'ambito delle attività dell'ASSA che hanno portato all'istituzione del Museo Tattile Anteros presso l'Istituto per Ciechi Francesco Cavazza di Bologna. Del tutto particolare è anche la collaborazione con il “Museo delle curiosità” di San Marino, per il quale realizza alcune opere, come “La donna più piccola del mondo” o la “Rana Golia”.
Bruno Bandoli muore improvvisamente a Bologna il 15 novembre 1994, alla soglia dei 58 anni.