
fabbro
Note biografiche
Nato a Siena nel 1821, rimase orfano in tenerissima età. Cresciuto in orfanotrofio, iniziò nel 1928 il suo apprendistato dapprima presso il fabbro Magri – personaggio burbero e violento – e poi presso il fabbro Reggioli, dal carattere affabile e cordiale. Dopo aver imparato nelle poche ore libere a leggere e a scrivere e dopo aver frequentato all'Istituto di belle arti la scuola di ornato diretta da Giorgio Bandini, nel 1845 iniziò a lavorare in proprio fino ad aprire una bottega – specializzata inizialmente in produzione di sciabole e in rifiniture d'ottone – progressivamente ingrandita, tanto che alla fine del secolo era giunto a contare oltre cento operai, un numero assai alto per la realtà artigiana senese del tempo, ed aveva aperto filiali di vendita a Roma, Pisa, Livorno, Orvieto, Firenze (in Via Cavour) e poi in altre città d'Italia. Tra il 1863 e il 1870 si fece costruire, su disegno di Giuseppe Partini, "a simbolo del successo avuto" (Catoni) un grandioso palazzo nell'attuale Via Garibaldi e nel 1890 poco lontano – vicino alla barriera di San Lorenzo – inaugurò una nuova grande officina. Partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, ricevendo premi e importanti riconoscimenti, che gli fecero ottenere nel 1863 il conferimento da parte del re Vittorio Emanuele II della croce di cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. L'officina Franci produsse sia articoli per l'edilizia e l'ingegneria, che manufatti d'uso domestico di buona qualità e piuttosto economici (ad esempio letti, chioschi da giardino, mobili) destinati ad un consumo relativamente vasto; l'officina si distinse comunque per la produzione di prestigiose opere in ferro di grande impegno ed eccellente fattura, introducendo innovazioni rilevanti nella verniciatura "a fuoco" e nella fusione, ma facendosi anche conoscere tramite la pubblicazione di accurati cataloghi illustrati e di annunci pubblicitari nei giornali. Per la progettazione delle sue opere Pasquale Franci fece costante ricorso a valenti disegnatori, intagliatori, architetti e ingegneri, quali Francesco Azzurri, Giorgio Bandini, Guglielmo Calderini, Augusto Corbi, Pietro Giusti, Pasquale Leoncini, Otto Maraini, Giuseppe Pannini, Giuseppe Parrini, Aliprando Peccianti, Angelo Poliduri, Carlo Prampolini, Antonio Rossi, Tito Sarrocchi. Alla morte di Pasquale Franci, avvenuta nel 1907, l'attività venne proseguita fino al 1932 dai nipoti, che avevano affiancato il Franci nella direzione dell'officina fin dai primi anni del secolo. Tra le tantissime opere prodotte sotto la direzione di Pasquale Franci si segnalano: a Roma i ferri battuti del Palazzo di Giustizia, del Palazzo delle Assicurazioni Generali in Piazza Venezia e le cancellate della Banca d'Italia; a Firenze il cancello, oggi scomparso, per il palazzo Curiel in Via de' Banchi su disegno di Pasquale Leoncini definito un "capolavoro" dal barone Demetrio Carlo Finocchietti (1875); il lampadario in stile orientale per la chiesa russa (1892); a San Gimignano il cancello della cappella di Santa Fina (1878-1881); a Buenos Aires elementi in ferro battuto per la chiesa della Madonna de la Mercede (1901); a Siena il cancello per l'Aula Capitolare del duomo "squisitamente eseguito" (Spalletti) con decorazioni di foglie e frutta su una struttura a corde intrecciate (1858); la cancellata su disegno di Giuseppe Partini posta a chiudere nel Campo la nuova Fonte Gaia realizzata da Tito Sarrocchi (1869); parte degli ornamenti in ferro battuto dei palazzi Spannocchi (allora sede dell'ufficio postale) e Salimbeni (sede del Monte dei Paschi) durante il restauro condotto da Giuseppe Partini (1877-1879); la cassaforte per il Monte dei Paschi (1877-1879); i lampioni e la cancellata su disegno di Augusto Corbi della Loggia della Mercanzia (1884); il "bellissimo cancelletto in ferro battuto" (Spalletti) che chiude la cappella della stessa famiglia Franci al cimitero della Misericordia di Siena (1885). (Fonte: SIUSA-Archivi)