
dal 1829 al 1953
manifattura attiva a Milano
manifattura per la produzione di passamaneria e bottoni in tessuto
Note biografiche
Azienda produttrice di passamanerie fondata a Milano nel 1829 da Ambrogio Binda, creatore anche della Cartiera Binda. Nato a Milano il 15 febbraio 1811 da genitori poverissimi e rimasto presto orfano, Ambrogio Binda all'età di nove anni entrò come operaio nella fabbrica di passamanerie Vigoni e vi restò fino al 1829, quando decise di mettersi in proprio: con i risparmi accumulati si stabilì nel Coperto dei Figini, comprò due vecchi telai e iniziò la produzione di galloni d'oro per la Ditta Casati di Milano, decidendo in seguito di provare a produrre anche bottoni in legno ricoperti da quadratini di stoffa, prodotto il cui monopolio era detenuto fino a quell’epoca dall'Inghilterra. Nel 1842, per poter ampliare la produzione, l'attività venne trasferita in un edificio presso Ponte San Celso, ma anche questa soluzione si rivelò ben presto limitata per le sempre crescenti richieste del mercato. Nel 1847 lo stabilimento, che ottenne in quell’anno la qualifica di “Imperial Regia Fabbrica” conservata fino all’Unità d’Italia, impiegava 145 operai e 146 telai a mano e si decise dunque di trasferirlo in una nuova fabbrica, annessa al palazzo di famiglia, sita in corso di Porta Romana 122: si trattava di un edificio di quattro piani, che nel 1858 diede lavoro a oltre 600 operai specializzati, di diverse nazionalità, che lavoravano su macchinari moderni copiati da varie ditte estere. Nel 1874, alla morte di Ambrogio Binda, i figli, Carlo e Cesare, ereditarono la gestione congiunta della ditta, decidendo però nel 1885 di suddividere il patrimonio industriale di famiglia: a Carlo e ai suoi discendenti rimase la gestione delle Cartiere Binda, a Cesare e ai suoi eredi quella del Bottonificio. Nel 1906 il bottonificio si trasformò in una una Società per azioni, denominata "Società Anonima Industria Bottoni Ambrogio Binda" e nel 1911 l'impresa si ingrandì con l'acquisto di uno stabilimento a Palazzolo sull'Oglio, che ottenne importanti commesse soprattutto dall'Esercito italiano. La produzione continuò fino al 1953, quando la ditta fu messa in liquidazione a causa di contrasti interni al Consiglio d'amministrazione e nonostante la decisa opposizione di Cesare Binda.