Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

Immagine non disponibile

Opificio di Via della Grada

Immagine non disponibile
Bologna (BO)

mulino ad acqua a ruota verticale

secolo: XVII

contesto naturale: pianura

stato del bene: in uso
detenzione Ente pubblico territoriale
accesso: apertura regolare

L'opificio, oggi sede di un centro didattico documentale denominato "Opificio delle Acque", si trova all'interno di un fabbricato di notevoli proporzioni che risulta distribuito su una pianta tendenzialmente rettangolare che si sviluppa in altezza per quattro livelli.
Interventi di restauro e di modifica degli ambienti originari non hanno variato l'aspetto originario della struttura che presenta un'ordinata disposizione delle bucature che risultano ben ordinate e allineate sulle medesime direttrici.
Sul lato breve, dov'è presente un'iscrizione che ricorda l'antica funzione dell'edificio "Opificio delle Acque", si osservano delle aperture agli ultimi piani che sono oggi chiuse con vetrate, ma erano un tempo destinate all'accumulo dei prodotti cerealicoli. Al lato opposto, si trovano le murature con le quali è stato coperto il canale di Reno in via della Grada. Questo termine indica la grata ancor oggi visibile nel punto in cui il canale, coperto da una volta a botte, entrava in città passando al di sotto delle mura urbane.
Informazioni documentarie storiche e attuali sono presenti sul sito ufficiale: https://www.opificiodelleacque.it/.

Evidenze rimaste Degli impianti idraulici resta il canale che, irreggimentando le acque del canale di Reno, forniva l'energia necessaria all'attivazione dei meccanismi ospitati all'interno dell'opificio.
La documentazione presente sul sito internet ufficiale relativo al museo (https://www.opificiodelleacque.it/) evidenzia dettagliatamente i macchinari ancora presenti.
In esso si apprende che: "…al suo interno (dell'opificio, NdA) erano attive alcune paratoie atte ad alzare il livello dell’acqua per creare una botte, al fine di alimentare una ruota verticale a palette destinata ad azionare una valchiera e un pistrino, utilizzati per triturare e polverizzare le cortecce di alcune piante, le noci di galla (Quercus infectoria), e le ghiande della quercia Vallonea, dalle quali venivano estratti i tannini necessari per la concia delle pelli. Il flusso dell’acqua azionava anche un sorbitoio (ruota per sollevare l’acqua simile a una noria) utilizzato per irrigare il terreno confinante con l’edificio".

All'interno del museo è possibile osservare la ricostruzione della ruota verticale che azionava il mulino.

Insediamento e paesaggio La struttura, costruita nel '600, era già parte dell'insediamento urbano storico della città di Bologna e era stato costruito vicino al punto di ingresso alla città del Canale di Reno. L'opificio idraulico ha consentito storicamente di governare il flusso delle aque del canale per distribuirle alle antiche attività artigianali e industriali della città e conteneva anche l'impianto del mulino.

Insediamento e paesaggio Il mulino sorge all'interno delle mura urbane a cavallo del Canale di Reno ed è pertanto stato sempre in rapporto con gli impianti cittadini che si sono sviluppati nella zona immediatamente circostante.

Sistema idraulico conservato canale di carico
Sistema idraulico conservato canale di scarico
Sistema idraulico conservato ruota verticale
Sistema idraulico conservato chiusa canale
Notizie storiche Da informazioni desumibili sul sito internet dell'Opificio delle Acque e dalla scheda di Catalogo ICCD, lo stabilimento fu costruito nel 1681 su iniziativa di Giambattista Mengarelli che ottenne l’autorizzazione per costruire una pellacaneria (conceria) a cavallo del canale di Reno. L'attività fallì e successivamente l’impianto passò in proprietà del Cardinale Pompeo Aldrovandi. Il Cardinale appianò i debiti del Mengarelli e, alla sua morte, ne lasciò erede il Capitolo di S. Petronio che ne divenne pieno proprietario nel 1775. Alla fine del secolo l'opificio passò al Corpo degli Interessati del Canale di Reno, oggi Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno. Nel 1899 l'Istituto Ortopedico Rizzoli chiese il diritto allo sfruttamento dell'energia idraulica per alimentare la prima sala a raggi x. Dopo la fine dell'attività, nel 1926, le turbine furono smantellate. Per qualche tempo i locali al terzo piano vennero dati in uso alla ditta Maccaferri, che appose sulla facciata su via della Grada la scritta che pubblicizzava l'azienda, tuttora visibile. Nel dopoguerra l'intero edificio fu adibito a alloggio per indigenti; per qualche tempo il piano terra ospitò i vigili urbani. Il Consorzio intraprese il recupero del fabbricato nel 1995. Nel 2018 la struttura fu trasformata in un centro didattico-documentale noto come l'Opificio delle Acque.

Fonti:https://catalogo.beniculturali.it/detail/ibc/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/205703; https://www.opificiodelleacque.it/cenni-storici/
Notizie storiche Nel 1775 la proprietà passò al Capitolo di S. Petronio.
Notizie storiche Alla fine del XVIII sec. l'opificio passò in proprietà del Corpo degli Interessati del Canale di Reno.
Notizie storiche Nel 1899 l'Istituto Ortopedico Rizzoli chiese il diritto allo sfruttamento dell'energia idraulica per alimentare la prima sala a raggi x. Attività che terminò nel 1926.
Notizie storiche Nel 2018 la struttura fu trasformata in un centro didattico-documentale: l'Opificio delle Acque.
PatER