
Medesano
Zermani Paolo (progetto)
1958
Notizie storiche: progetto e costruzione
I monumenti, tra loro, si cercano, forse secondo una inaspettata vocazione alla conservazione della specie. Solo una ipotesi così incerta vale a spiegare perché comunque resistano e sappiano stabilire relazioni anche quando la mano disattenta dei contemporanei ne snatura le sembianze o ne strappa le corrispondenze. Anche dalle rovine escono parole e misure: sembra anzi che lo stato di disagio e di mutilazione generi nuova linfa, nuovo desiderio, in analogia con i comportamenti umani. Quando questo fluire di parole e di misure giunge a maturazione è tempo perché altri accadimenti si innestino su quel dialogo. Il Castello e il Palazzo di Pallavicino di Varano governano da dieci secoli, molti dei quali trascorsi in una condizione di rovina, per il Castello, di mutilazione, per il Palazzo, il paesaggio della valle del Recchio, fondamentale per l'Europa, estremo lembo della strada Romea o Francigena prima della salita verso l'Appennino da cui vedere Roma, i mari caldi, l'Oriente.
Il percorso tra il Castello e il Palazzo supera rapidamente un dislivello di centosessanta metri, dal crinale, su cui è posto il mastio risalente al 981, al fondo della Valle, ove si trova il Palazzo, di fondazione analoga, ma ricostruito nella seconda metà del XV secolo. I fabbricati accessori del Palazzo sono stati variamente trasformati e, in parte giacciono in uno stato di rovina.
Guardando il Castello dai fabbricati accessori del Palazzo, si inseriva nella prospettiva il corpo abbandonato di un edificio costruito negli anni sessanta, con funzione di magazzino, caratterizzato da una elementare copertura a volta e da una struttura in calcestruzzo armato.
Il piccolo edificio commerciale progettato si innesta ora sul corpo dell'edificio artigianale esistente e ne modifica la fisionomia, riprendendo le misure del rapporto tra il Castello e il Palazzo.
La struttura esistente viene compresa all'interno di un nuovo impianto semplicissimo dotato di un portico anteriore e di un corpo posteriore. Due parallelepipedi stabiliscono, nel principio insediativo, il nuovo rapporto tra volumi puri che dal Palazzo si mostrano chiusi e di diverse dimensioni, sull'asse visivo del Castello.
Dal Castello il nuovo intervento si coglie, viceversa, nella parte aperta, caratterizzata semplicemente dal riquadro di spazio che intercorre tra un elemento e l'altro del portico.
L'opera, ulteriore frammento, consolida il riconoscimento di un profilo di paesaggio preceduto, qualche centinaio di metri prima, dalla Casa Zermani e seguito, qualche centinaio di metri dopo, dal Teatrino di Varano: una triangolazione di cui Castello e Palazzo sono i punti d'appoggio principali, ancora attivi.
Fonte: Paolo Zermani – Mibact – Architetture del secondo '900
7-191
via San Martino 2, loc. Ramiola
Medesano
(PR)