
cuccuma
strumenti e accessori
ambito emiliano-veneto
rame laminatura
rame battitura
rame piegatura
rame rivettatura
rame stagnatura
n. 2444
Funzione: servire bevande calde (caffè, orzo)
Si toglie il coperchio e si versa al'interno la bevanda calda, precedentemente preparata in un altro recipiente, si rimette il coperchio per conservarne la temperatura e la si dispone sul tavolo dove verrà servita.
Interessante insieme di cuccume atte a servire bevande calde come caffè o orzo. I modelli differiscono nella foggia della parte bombata, nel manico e nel beccuccio; ogni bottega utilizzava modelli propri, anche se si possono riscontrare corrispondenze a seconda della zona di provenienza. Le cuccume presenti in museo corrispondono a tipologie diffuse tra l'Emilia (bolognese e modenese in particolare) e il Veneto tra il sec. XVIII e il sec. XIX. Le cuccume venivano impiegate allo stesso modo delle teiere, visto che il caffè si otteneva per infusione della polvere macinata in acqua bollente, spesso utilizzando sacchettini in tela per un più comodo filtraggio. Più spesso però il caffè veniva preparato, sempre come infuso, in un altro pentolino, mentre le cuccume erano utilizzate solamente per servirlo. La varietà delle dimensioni è funzionale alla quantità di persone da soddisfare. L'elevato numero di utensili aventi tutti la stessa funzione rientra nell'esigenza borghese di disporre di oggetti specifici per ogni occasione, dimostrando raffinatezza nei modi e capacità economiche. Negli esemplari presenti in museo mancano i rivestimenti dei manici, in paglia, midollino o corda, atti a preservare la mano dal calore condotto dal metallo. Raffaella Bertani ricorda che nelle cuccume, caffettiere e teiere in metallo utilizzate in casa erano presenti queste protezioni; ricorda inoltre che a causa dell'usura andavano rifatte spesso, lavoro eseguito dalle anziane e dalle bambine. Il metodo era piuttosto semplice, simile al punto catena dell'uncinetto: si fissava la corda (o raffia, o paglia) al manico, partendo dal basso, con un piccolo nodo, quindi con la mano sinistra lo si teneva mentre con la destra si faceva un secondo giro di corda attorno al manico (in orizzontale) quindi un secondo nodino, esattamente sopra al precedente; si continuava così fino ad aver coperto tutta la superficie del manico. La copertura veniva a presentarsi con una costolina verticale in rilievo, posta nella parte più esterna del manico, corrispondente ai nodi. Raffaella racconta che era motivo di orgoglio riuscire a fare anelli e nodi tutti della stessa dimensione, cosa raggiungibile grazie a molta pratica, oltre che ad una buona manualità.Raffaella Bertani ricorda di aver ereditato questi utensili dai nonni paterni. Tuttavia l'insieme potrebbe essere stato integrato con acquisti successivi effettuati dalla stessa donatrice, spesso mossa da uno spirito non solo conservativo ma anche collezionistico.La difficoltà di collocare cronologicamente e geograficamente un utensile in rame è notevole, in quanto sul rame non c'è mai stato l'obbligo di marchiare o punzonare per identificare bottega e/o luogo di produzione, inoltre certi modelli, come questo che stiamo schedando, durarono per molto tempo anche senza modifiche. Fonti di documentazione 3/4
Bibliografia
Manni G.
Mille mobili emiliani. L’arredo domestico in Emilia e in Romagna dal sec. XVI al sec. XIX
Modena
Artioli Editore
1981
pp. 94-95
Bibliografia
Guzzo P.G.
Vasi attici a figure, anche a Spina
Spina. Storia di una città tra Greci ed Etruschi
Ferrara
Maurizio Tosi Editore
1993
pp. 81-113