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imbuto da vino

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Corso Umberto I, 22 – San Martino in Rio (RE)

imbuto da vino

[grasparola]

strumenti e accessori

ambito emiliano

rame laminatura

rame battitura

rame piegatura

rame saldatura

rame rivettatura

rame stagnatura

ferro forgiatura

ferro piegatura

29 (a) 37 (d)
ingombro totale 42.5
sec. XIX

n. 1784

Corpo semisferico, con apertura leggermente ristretta rispetto al diametro centrale, dal bordo arrotondato; sul fondo concavo, al centro, si apre un foro prolungato da una lamina cilindrica cava. Accanto al bordo d'apertura è fissata una lamina arrotondata terminante con un anello fisso sporgente, cui è infilato un tondino chiuso ad anello, mobile.

Funzione: travasare vino

Si infilava il cannello dell'imbuto nella piccola apertura collocata nella parte superiore della botte appoggiata orizzontalmente sui #calaster# (travi in legno a 1 metro circa di altezza), quindi si versava il vino appena fatto fino alla quantità necessaria. Infine si levava l'imbuto e si tappava il foro.

Interessante esempio di imbuto da vino di grandi dimensioni, impiegato per il travaso del vino che si effettuava nelle cantine. La grande capienza permetteva di lavorare velocemente, anche per l'estrema stabilità dell'utensile. Solitamente gli imbuti erano corredati da un retino o "elemento traforato che si raccordava all'elemento cilindrico e che consentiva di raccogliere la scorza, i granelli e i raspi" (Barbolini Ferrari E./ Boccolari G.); nel nostro manca questo pezzo. Il nostro esemplare inoltre sembra essere stato costruito con materiali di recupero, adattando un recipiente non più in uso, mediante l'innesto del cannello.Imbuti di queste dimensioni erano piuttosto diffusi soprattutto nelle cantine di chi, come Bertani Raffaele, produceva vino a scopi anche commericali, anche se era più consueto l'utilizzo di quello in legno massiccio, scavato in un pezzo unico di legno, detto #lodra#, corredato solo da un cannello in rame.Come altri utensili in rame, presenta il bordo rinforzato mediante ribattitura della lamina in rame attorno ad un tondino in ferro. Raffaella Bertani racconta che gli utensili in rame presenti in museo appartenevano ai suoi nonni, dai quali le ha erditate.La difficoltà di collocare cronologicamente e geograficamente un utensile in rame è notevole, in quanto sul rame non c'è mai stato l'obbligo di marchiare o punzonare per identificare bottega e/o luogo di produzione, inoltre certi modelli, come questo che stiamo schedando, durarono per molto tempo anche senza modifiche. Fonti di documentazione 3/4

Bibliografia Manni G.
Mille mobili emiliani. L’arredo domestico in Emilia e in Romagna dal sec. XVI al sec. XIX
Modena
Artioli Editore
1981
p. 102

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