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000316
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mestolo da bucato

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Corso Umberto I, 22 – San Martino in Rio (RE)

mestolo da bucato

[mèschèl]

strumenti e accessori

Italia settentrionale

rame laminatura

rame battitura

rame piegatura

rame rivettatura

rame stagnatura

cm
10 (a) 18,2 (la) 33,5 (l)
sec. XIX

n. 2467

Lamina arrotolata su se stessa in modo da formare un cono cavo e aperto ad un'estremità, fissata ad un corpo quasi cilindrico mediante estremità appiattita e rivettata. A 90° dall'attacco la parte contenitrice presenta una scanalatura curva svasata, che si stringe verso l'alto in modo da ottenere una sporgenza.

Funzione: attingere acqua

Mediante il lungo manico si provvedeva a calare il mestolo entro il contenitore con l'acqua calda, quindi si andava a versarne il contenuto sui panni da lavare.

Questo mestolo morfologicamente differente rispetto a quelli che si utilizzano in cucina per l'acqua da bere, veniva impiegato esclusivamente durante il lavaggio dei panni, in particolare durante il bucato. Era provvisto di manico in legno innestato alla parte metallica cava. Grazie alla parte contenitiva piuttosto ampia si riusciva a raccogliere una quantità d'acqua adatta all'operazione, maggiore rispetto a quella di un comune mestolo da cucina. Il manico lungo permetteva di lavorare ad una certa distanza, sorattutto quando si attingeva al pentolone dell'acqua bollente. L'operazione del bucato era lunga, laboriosa e impegnativa: si disponevano i panni da lavare in un grande mastello di legno chiarissimo (utilizzato solamente a questo scopo), si coprivano con il #sendrèr# (tela dall'intreccio fitto) che pendeva anche all'esterno del bordo del mastello, quindi si disponeva sopra la cenere (le donne esperte andavano #a occhio# per mettere la quantità necessaria ma non eccessiva); infine veniva versata sopra il tutto l'acqua bollente, utilizzando il mestolo da bucato. Il mastello non veniva mai appoggiato a terra ma su una croce di legno (#cruséra#). Con questo procedimento si otteneva il #ranno# o #arsìa#, che si buttava alla fine togliendo lo spinotto nel foro solitamente collocato in basso, sul fianco del mastello.Fonti di documentazione 4

Bibliografia Manni G.
Mille mobili emiliani. L’arredo domestico in Emilia e in Romagna dal sec. XVI al sec. XIX
Modena
Artioli Editore
1981
p. 165, n. 5

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