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R0681
R0681

aratro

R0681
R0681
Corso Umberto I, 22 – San Martino in Rio (RE)

aratro

[piòd]

strumenti e accessori

produzione italiana

acciaio

legno

cm
76 (a) 70 (la) 300 (l)
1860

n. 681

Lunga trave di legno che porta al centro diversi fori rinforzati con lamina di acciaio. Su un lato di essa c'è un incastro in cui è fissata una grossa lama a forma di coltello (coltra). Ad un'estremità della trave è fissato ad incastro un grosso pezzo di legno sagomato che porta sulla base una lastra di acciaio e termina, nella parte anteriore, con una punta in cui è infilato un vomere. All'altro lato, invece, si divide in due sporgenze sulle quali sono fissate, sempre ad incastro, le stegole: due pezzi di legno ricurvi usati come manici. Sul lato destro della trave, appoggiata al ceppo e ad una delle stegole, vi è fissata una lastra ricurva di acciaio (vaersoio). Le due stegole, come rinforzo, hanno un'asta di legno fissata con fori e un'altra asta di ferro ribattuta, che le tiene unite. Una seconda asta di ferro, che parte dal centro della stegola di sinistra e arriva alla bure, rinforza ulteriormente le due stegole. Parti componenti: stegole (cov), bure (bòrra), versoio (assa), vomere (gmèr), coltro (coltra), martello (timprador), ceppo (sepa).

Funzione: l'attrezzo serviva per arare i campi con l'uso dei buoi (arer i camp cun i bòo)

L'attrezzo veniva fissato ad un carrello mediante una grossa catena il cui punto d'appoggio era sul martello infilato nei fori posti nella bure (quando il martello era fissato nei fori posteriori, l'aratura era profonda; in quelli anteriori era più superficiale). Nella parte anteriore del carrello veniva fissato un timone, il quale era fissato, a sua volta, al giogo dei buoi. Un ragazzo camminava davanti ai buoi tenendo in mano un pezzo di fune fissato alle loro corna (sughèt da man). Un uomo, con un ramo di salice munito di punteruolo d'acciaio (ghiè), sollecitava gli animali; un secondo uomo impugnava le stegole e guidava l'aratro. Partivano da una carraia e, con il solco, arrivavano all'altra carraia; tornavano indietro dalla parte opposta del campo, finchè esso non era completamente arato. Ogni volta che si giungeva al carraio, chi guidava l'aratro, sollevava l'attrezzo alzando le stegole; le spostava lateralmente, facendo in modo che il vomere non entrasse nel terreno; dopo di che riprendeva la posizione di aratura. Si effettuava così un'aratura profonda per quell'epoca.

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