Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

021a
021a
img0048
img0048

Santa Caterina d'Alessandria

021a
021a
img0048
img0048
Via Mentana, 32 – Budrio (BO)

dipinto

tavola/ pittura a olio
cm.
123.5(a) 81.5(la)
sec. XVI (1570 – 1589)

n. 71

Come dimostrano le misure e il formato di questo e degli altri tre frammenti, perfettamente combacianti, essi sono tutti appartenuti a un'unica pala, di cui si ignora peraltro l'antica provenienza. Nel catalogo del 1949 vennero schedati ciascuno sotto un diverso nome: come Pellegrino Tibaldi (dietro indicazione di H. Bodmer) le Sante Lucia e Caterina, come Orazio Samacchini l'Angelo che suona il liuto e come Lorenzo Sabbatini la Madonna col Bambino. In anni più recenti, i primi ad attirare l'attenzione furono tuttavia i due lacerti maggiori, con le Sante Caterina e Lucia, ridotte incongruamente in formato ovale: il loro collegamento con la Madonna e Santi già in San Naborre e Felice ed ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, sulla quale un restauro aveva portato a leggere la firma di Giovan Battista Ramenghi, venne indicato per primo da Carlo Volpe (com. or.) ed è fatto poi oggetto di un ampio e circostanziato commento da parte di C. Bernardini nell'articolo di apertura sul pittore bolognese (1979). In seguito J. Winkelmann (1986) legava allo stesso complesso la Madonna col Bambino, mentre redigendo la Guida del 1989, Bernardini vi inseriva l'Angelo musicante ma escludeva l'appartenenza alla stessa pala della Madonna col Bambino, che preferiva accostare ai modi di Bartolomeo Cesi. L'appartenenza dei frammenti a un unico complesso era peraltro già stata individuata in passato, come suggerisce una fotografia della Pinacoteca di inizio secolo, resa nota da Angelo Mazza (1996), dove essi risultano appesi in modo da ricomporre la pala smembrata. Rispetto all'ipotesi ricostruttiva prodotta dallo stesso Mazza (fig. 19), è però evidente, dal controllo dei frammenti pittorici superstiti, che la paletta si sviluppava assai meno in verticale e che il frammento della Madonna in trono deve scivolare in basso in modo da combaciare con le due sante laterali. Fatta salva la diversa ambientazione, l'insieme così restituito si può confrontare abbastanza agevolmente con la soluzione adottata in altri casi dal Ramenghi junior: ad esempio nella paletta con la Madonna e i Santi Domenico e Caterina da Siena recentemente acquisita dalla Pinacoteca Civica di Bagnacavallo (cfr. Winkelmann, 1986, ripr. a p. 445), che parrebbe peraltro di esecuzione più tarda. Bernardini (2003) ha proposto una datazione al settimo-ottavo decennio del secolo, indicando il confronto con la Pentecoste della Pinacoteca di Faenza datata 1567. Non risulta possibile al momento specificare la provenienza del dipinto. Bernardini (2003) ricorda che il Ramenghi era molto gradito alla committenza delle diverse confraternite e questo fatto autorizza a ipotizzare una provenienza da un edificio religioso della zona, analogamente a quanto avvenuto per altri dipinti sacri confluiti nella raccolta Inzaghi.

Bibliografia Sorrentino A.
Catalogo della Pinacoteca civica di Budrio
Budrio
Tipografia Montanari
1949
pp. 7-8, 12-13 nn. IV/10-11

Bibliografia Bernardini C.
La Pinacoteca civica di Budrio : guida illustrata
Bologna
Nuova Alfa
1989
pp. 26-27

Bibliografia Codicè Pinelli F.
Opere d’arte a Budrio nei secoli
Budrio
Tipografia Montanari
1966
p. 72

Bibliografia Bernardini C.
Note sul Bagnacavallo junior
Prospettiva
Firenze
Centro Di
1979
pp. 30-31

Bibliografia Winkelmann J.
G. B. Ramenghi detto il Bagnacavallo Junior
Fortunati Pietrantonio V. (a cura di)
Pittura bolognese del ‘500
Bologna
1986
II, pp. 431, 436, 441

Bibliografia Benati D./ Bernardini C. (a cura di)
I dipinti della Pinacoteca civica di Budrio : secoli XIV-XIX
Bologna
Compositori
2005
pp. 113-115

Altre opere in Pinacoteca Civica Domenico Inzaghi (192)
Altre opere di Ramenghi Giovanni Battista detto Bagnacavallo Junior (9)
Altre opere simili del sec. XVI (754)
PatER