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San Giovanni

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Via Mentana, 32 – Budrio (BO)

dipinto

tavola/ doratura/ pittura a olio
cm.
33(a) 24(la)
sec. XVI (1580 – 1589)

n. C. 236

E' probabile che queste tavolette facessero parte in origine di un ciborio, di cui quella con il Redentore, munita di toppa per la chiave, costituiva lo sportello. E' difficile tuttavia immaginare l'originario formato del prezioso manufatto, anche se è da presumere che i quattro Evangelisti figurassero su uno stesso ordine e che i due angeli con i simboli della Passione affiancassero l'immagine di Cristo. L'uso del fondo oro, minutamente lavorato con punzoni metallici secondo convenzioni che rimandano alla pittura trecentesca è giustificato dalla particolare destinazione delle tavolette; ma si ricordi che la ripresa di tecniche esecutive medioevali è un fenomeno che connota in un senso preciso la pittura tardo-cinquecentesca, quando i teorici della chiesa controriformata, nell'intento di tornare alla semplicità e alla purezza di intenzioni degli artisti dei primi secoli del cristianesimo, propongono a modello le forme più antiche del culto cristiano. Il primo Inventario della raccolta (1824) si limitava a dirli "creduti del Bagnacavallo", al quale sarebbero stati direttamente riferiti nell'Elenco del 1839. Mentre la letteratura successiva si è assestata in favore di una generica pertinenza alla scuola emiliana del XVI secolo. Bodmer invece pensava a un seguace fiorentino di Mariotto Albertinelli. Francesco Arcangeli (1963), esaminando alcuni aspetti della cultura ferrarese del secondo '500, partendo dal problema posto dalla decorazione della cosiddetta Arpa Estense (Modena Galleria Estense) lo studioso ipotizzava che un preciso ruolo per la conversione della cultura locale verso nuovi modelli michelangioleschi vi fosse stato svolto dal Bolognese Giovan Francesco Bezzi detto Nosadella (1530 ca.-1571), al quale attribuiva tra l'altro le tavolette in esame, come ulteriore prova del suo cimento nella decorazione dell'arpa. Mentre nel frattempo l'Arpa è stata attribuita a Giulio Marescotti (1587) grazie al ritrovamento di una precisa documentazione, la direzione bolognese indicata da Arcangeli per i dipinti qui esaminati si mostra tuttora proficua, anche se va indirizzata non verso il Nosadella ma verso Bartolomeo Passerotti, attento peraltro, nella sua fase più antica, alle gustose distorsioni formali di questi (Benati, Paragone, 379, 1981, p. 28). Di Passerotti le tavolette ripropongono taluni atteggiamenti ricorrenti, come l'intento umoristico e caricato delle fisionomie, la franca esibizione delle muscolature e la resa gonfiante dei panneggi. La maggiore stilizzazione che i dipinti prospettano nei confronti delle opere del maestro, induce a prendere in considerazione un coinvolgimento della bottega, ad una data che non oltrepassi tuttavia l'ottavo decennio.

Bibliografia Arcangeli F.
Il Bastianino
Milano
Amilcare Pizzi
1963
pp. 20, 52

Bibliografia Codicè Pinelli F.
Catalogo Pinacoteca civica D. Inzaghi di Budrio
Budrio
Tipografia Montanari
1970
n. IV/1

Bibliografia Servetti Donati F.
Budrio casa nostra
Budrio
Comune di Budrio
1977
p. 168

Bibliografia Benati D./ Bernardini C. (a cura di)
I dipinti della Pinacoteca civica di Budrio : secoli XIV-XIX
Bologna
Compositori
2005
pp. 115-117

Altre opere in Pinacoteca Civica Domenico Inzaghi (192)
Altre opere di Passerotti Bartolomeo (19)
Altre opere simili del sec. XVI (754)
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