
soffitto dipinto
Soffitto a cupola ribassata dipinto a tessuto operato culminante in un rosone centrale e decorato sul bordo da una serie continua di riquadri mistilinei centrati da motivi floreali e alternati da sette ovali con piccoli busti maschili e femminili. Il finto drappeggio, di colore verde operato con disegni argentati, si raccorda al bordo tramite una fascia a rete traforata di colore rosso; analogo motivo traforato decora anche il perimetro esterno del rosone centrale. Gli effetti luministici del bordo e della rete sono ottenuti tramite lumeggiature dorate e argentate.
L'esecuzione di tale soffitto, sotto la direzione di Francesco Cocchi, si deve verosimilmente al decoratore Luigi Samoggia (Bologna 1811-1904). L'allestimento decorativo del piano nobile di Palazzo Malvezzi si deve a Francesco Cocchi, apprezzato artista e scenografo bolognese attivo nel secolo XIX (Budrio 1788-Bologna 1865). Chiamato dal conte Giovanni Malvezzi anche per l'amicizia con il cognato di questi, Luigi Tanari, Cocchi sovrintese ai lavori di ammodernamento degli appartamenti del primo piano della residenza familiare dirigendo un'ampia schiera di allievi. L'originalità degli interventi di Cocchi discende dal fatto di avere introdotto nuove tecniche pittoriche di derivazione germanica, semplificando notevolmente le regole auree del disegno prospettico, di avere dato impulso ad una svolta delle tecniche del disegno acquerellato e dall'avere avviato una scuola che si distinse per freschezza cromatica e per estrema accuratezza esecutiva. Grazie alla preparazione e alla lunga esperienza maturata all'estero (per esempio in Portogallo, Danimarca, Germania e Russia), Cocchi si distinse tra i contemporanei meritandosi grande ammirazione e rispetto per la sua professionalità e venendo anche elevato a cariche pubbliche (come la nomina a Presidente della Società Protettrice delle Belle Arti). Sfruttando, in particolare, la sua abilità di scenografo-pittore, Cocchi curò soprattutto l'abbigliamento decorativo delle sale adoperandosi per cesellarne i dettagli, dando tuttavia prove non convincenti – secondo alcuni studiosi – nella soluzione architettonica della odierna Sala del Consiglio e negli interventi nello spazio dello scalone d'ingresso. Secondo soluzioni applicate anche in altri palazzi dell'aristocrazia bolognese, anche nelle residenza dei Malvezzi Francesco Cocchi valorizza notevolmente l'intervento di maestranze specializzate in diversi settori artigianali (pittori, ornatisti, figuristi, scultori, artefici di mobili, bronzi, dorature e tappezzerie) per confezionare tutti i dettagli decorativi progettati per le sale nobili. In particolare, in questo salottino si segnala l'intervento del decoratore Luigi Samoggia, che opera anche in Palazzo Comune, nel palazzo della Cassa di Risparmio e in diverse chiese cittadine. Dal punto di vista dell'impiego di maestranze fortemente specializzate, Cocchi appare come autorevole precursore del "revival" dell'artigianato artistico cittadino che conobbe particolare impulso verso la fine del secolo XIX, anche per il suo impegno a fornire agli artigiani i disegni, da lui preparati, dei molti elementi decorativi. A suo merito va il fatto di non avere richiamato specialisti da altre città, ma di avere pazientemente istruito gli artigiani locali fornendo loro disegni minuziosi e seguendone personalmente ogni fase esecutiva al fine di raggiungere l'effetto creativo di uno stile definibile come "neorococò", peraltro non privo di cedimenti verso la rielaborazione di elementi neoclassici. Al termine dei restauri guidati da Cocchi l'appartamento nobile di Palazzo Malvezzi venne inaugurato nel febbraio 1854 con un grande ballo voluto dal conte Giovanni. Francesco Cocchi fu disegnatore, incisore, architetto e scenografo si formò a Bologna, subendo l'influenza di Antonio Basoli. Il suo gusto scenografico si orienta verso una tematica romantica, con scene cupe di sotteranei, e suggestioni notturne; ricercando una maggiore essenzialità dai barocchismi settecenteschi. Nel 1811 si recò a Roma ove l'influenza del gusto neoclassico rese la sua opera meno libera e più accademica. Nel suo periodo romano lavorò per il teatro Argentina; dal 1815 soggiornando a Copenaghen, Amburgo, Pietroburgo. Testimoniano la sua produzione vari bozzetti e incisioni presso l'Accademia di Belle Arti a Bologna, a Roma presso l'Accademia di San Luca, a Milano a Brera. Dal 1842 ebbe la cattedra di prospettiva all'Accademia bolognese di cui divenne successivamente direttore nel 1859. Nel 1851 pubblicò: Lezioni di prospettiva pratica e regole abbreviatrici per disegnare le scene. Per ulteriori analisi relative all'opera di Cocchi e all'intervento in Palazzo Malvezzi si rinvia a E. Tamburini Santucci, F. Cocchi protagonista della scenografia bolognese, in "Il Carrobbio", II (1976), pp. 403-425; E. Gottarelli, La storia e l'arredo dell'appartamento nobile di Palazzo Malvezzi de' Medici, in Palazzo Malvezzi tra storia, arte e politica, Bologna 1981, pp. 157-201; voce "Cocchi Francesco", Per ulteriori analisi relative all'opera di Cocchi e all'intervento in Palazzo Malvezzi si rinvia a E. Tamburini Santucci, F. Cocchi protagonista della scenografia bolognese, in "Il Carrobbio", II (1976), pp. 403-425; E. Gottarelli, La storia e l'arredo dell'appartamento nobile di Palazzo Malvezzi de' Medici, in Palazzo Malvezzi tra storia, arte e politica, Bologna 1981, pp. 157-201; voce "Cocchi Francesco", in Dizionario enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall'XI al XX secolo, III, pp. 378 s.; voce "Cocchi Francesco", in Comanducci (a cura di), Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, IV ed., 1971.
Bibliografia
Palazzo Malvezzi tra storia arte e politica
Bologna
Grafis Edizioni
1981