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figura femminile con trecce castane

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Via Pillio, 1 – Medicina (BO)

Frabboni Emilio

notizie 1935/ 1952

Frabboni Augusta

notizie 1918 ca.-1940 ca.

burattino

legno/ incisione/ pittura/ scultura/ tornitura,
capelli ,
cotone/ damasco,
filo argentato
cm.
56(a) 64(la)
altezza testa-busto 33//altezza testa-bastone 52//profondità testa 10
sec. XX sec. XX (1918 1900 – 1940 1949)

n. 11

Burattino con testa di legno scolpito e dipinto. I sopraccigli sono colorati di nero, mentre il contorno degli occhi è azzurro, tipo ombretto. Le pupille sono concave e dipinte di nero. I capelli castani sono veri e acconciati a treccia. La testa è su un busto di legno che giunge all'altezza vita, dove è inserito un bastone tornito che permette l'uso del burattino. Le braccia sono imbottite e le mani sono del tipo piatto, con dita incise. L'abito e il mantello sono di damasco bianco, decorato con passamaneria argentata, paillettes colorate e orli di pizzo.

Non è stato possibile svolgere ricerche documentarie in merito alla muta di burattini di Medicina, a causa dell'inconsultabilità dell'Archivio Comunule e di Deposito. Tuttavia, sulla base delle testimonianze orali delle maestre Guglielmina Cattani detta "Nina" ed Evelina Cussini, raccolte da Anna Brini e Giuliana Sarti, si è capito come la muta sia giunta al paese.
Il Comune di Medicina li acquistò da un burattinaio oggi d'identità incerta. E' possibile che il suo nome fosse Agostino Serra, un burattinaio che era solito tenere spettacoli di burattini presso le Scuole Elementari del paese. A quanto pare, il vecchio burattinaio che cedette la collezione, dovendo andare a vivere al ricovero e ritirandosi di conseguenza dal mestiere, aveva espresso il desiderio che i burattini fossero donati ai bambini. In via teorica, si può quindi far coincidere il nome del burattinaio di cui è comprovata l'attività presso le scuole di Medicina con quello del burattinaio che pensò ai bambini come ultimi destinatari del proprio materiale.
I burattini giunsero alle Scuole Elementari negli anni cinquanta del Novecento, e lì sono rimasti fino al 2001, quando furono trasferiti al Museo Civico, per iniziativa del Direttore didattico Raffaele Romano Gattei.
La muta è accompagnata da attrezzeria, vestiario e scenografie. Doveva esserci anche la baracca, ma secondo il racconto delle maestre essa è andata distrutta. I burattini furono utilizzati per spettacoli curati dalle maestre della scuola, e in particolare da Nina.
I burattini sono stati sottoposti a una leggera pulitura, eseguita da Anna Brini e Giuliana Sarti, sotto la direzione dell'Assessore alla cultura Lorella Grossi.
I caratteri stilistici del burattino rispecchiano quelli dei burattini prodotti dalla campagnia dei Frabboni, che vendevano teste e abiti ai burattinai. La compagnia Frabboni, composta dai fratelli Emilio, Filippo ed Augusta, fu una delle più importanti famiglie di burattinai bolognesi. "Essi possedettero i più bei burattini di Bologna, scolpiti da Emilio, che di professione faceva l'intagliatore. Non c'è stato burattinaio bolognese che non si sia valso del talento di questo artigiano per arricchire la muta dei suoi burattini. Quando i due fratelli si ritirarono dall'attività burattinesca ed ebbero venduto tutto il loro materiale, non cessarono dall'avere dimestichezza con le teste di legno, giacchè continuarono a scolpirne, a costruirne e a vestirne in gran copia, che poi vendevano al prezzo di cinquecento lire ciascuna: questo avveniva poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Dalla "Gosta", come famigliarmente veniva chiamata la Frabboni, in via del Pratello, spesso capitavano signore della buona borghesia per farsi insegnare a vestire i burattini del consorte appassionato del genere. L'Augusta non è stata fortunata: morti prematuramente i fratelli è finita al ricovero, ultimo asilo di non pochi burattinai. Le mute dei burattini dei Frabboni sono sparse un po' ovunque presso burattinai ed animatori. Emilio e Filippo erano anche abili animatori delle loro creature di legno, particolarmente il secondo, interprete delle maschere del Dottore, Sandrone e Fagiolino" (da A. CERVELLATI, Storia dei burattini e burattinai bolognesi, editore Cappelli, Bologna 1964, pag. 255).
Il burattinaio Filippo Frabboni (1880-1940) inizia la propria attività intorno al 1910, interpretando i personaggi di Fagiolino, Sandrone e Balanzone. Nel 1929 vince il terzo premio al Festival dei Burattini di Bologna con "La sepolta viva alla tomba di Firenze". Nel 1930 partecipa, con Oreste Labanti e Renata Stupazzoni, al Concorso dei Burattini organizzato dal Dopolavoro di Modena e nel 1937 partecipa, con il fratello Emilio, a una gara burattinesca, organizzata a Bologna, con "Il muto di San Malò". Con i due fratelli Frabboni lavora anche la sorella Augusta (Gosta). (informazioni tratte da Burattini, Marionette, Pupi. Mostra di Palazzo Reale 25 giugno – 2 novembre 1980. Silvana Editoriale, Milano 1980, p. 295).
Per ricondurre i componenti del burattino all'ambito dei fratelli Frabboni è di fondamentale importanza il timbro "FILIPPO FRABBONI – BURATTINAIO – BOLOGNA" che compare sull'abito e sul mantello. Il timbro è presente anche sull'abito del burattino INVN: 11 della raccolta.
Il timbro è importante anche per stabilire la datazione delle teste e degli abiti Frabboni della raccolta, che vanno ricondotti agli anni di attività di Filippo, e cioè tra 1910 e 1940.
La testa di legno presenta i caratteri stilistici delle teste scolpite da Emilio Frabboni: il padiglione auricolare è inciso, mentre è evidenziata la protuberanza centro-anteriore dell'orifizio uditivo; le pupille sono concave. Oltre che per il Fratello Filippo, Emilio scolpì teste per molti altri burattinai bolognesi (per notizie storiche su E. Frabboni e per confronti fotografici, cfr: CERVELLATI A., Storia dei burattini e burattinai bolognesi (Fagiolino & C.), Bologna, Cappelli, 1964; Burattini, Marionette, Pupi. Mostra di Palazzo Reale 25 giugno – 2 novembre 1980. Silvana Editoriale, Milano 1980, p. 295; VARIGNANA Franca, Note intorno a burattini e burattinai a Bologna, in "Baracche, burattini e marionette dalle collezioni emiliano-romagnole" a cura di Micaela Guarino, Bologna 1999, pp. 19-23).
La concezione dell'abito è diversa da quella dei caratteri maschili, in quanto deve rispondere ad esigenze costruttive e di movimento differenti. Il burattino donna infatti, non si inguanta, ma viene mosso con un bastone inserito in un busto di legno. L'abito quindi deve ricoprire un corpo scolpito e non il braccio del burattinaio. Il vestito fu probabilmente realizzato da Augusta Frabboni, che era la sarta della compagnia Frabboni.

Bibliografia Cervellati A.
Storia dei Burattini e Burattinai bolognesi
Bologna
Cappelli
1964
pp. 146, 201, 255, 268, 304

Bibliografia Gorla M./ Melloni R.
Burattini marionette pupi
Milano
Silvana Editoriale
1980
pp. 191-192, 295

Bibliografia Melloni R.
Marionette burattini and company
La mostra bella Mostra mercato antiquariato di investimento città di Bologna
Bologna
Tip. Negri
1993
pp. 19-42

Bibliografia Varignana F.
Guarino M. (a cura di)
Note intorno a Burattini e burattinai a Bologna
Baracche burattini e marionette delle collezioni emiliano-romagnole
Bologna
IBC Regione Emilia-Romagna
1999
pp. 19-23

Bibliografia Volpicelli G./ Volpicelli P.
Il teatro delle meraviglie La collezione di marionette e burattini di Maria Signorelli. I fondali scenici per marionette del Palazzo Mereghi di Jesi
Jesi
Sfera
2003
pp. 33-34

Altre informazioni

Tipo di caratteri: lettere capitali
Tecnica di scrittura: a impressione
Trascrizione: "FILIPPO FRABBONI – BURATTINAIO – BOLOGNA"

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