Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

img0051
img0051

motivi decorativi matildici di tipo faunistico

img0051
img0051
Via Giovanni Amendola, 2 – Reggio Emilia (RE)

manifattura canusina

arazzo

tela di lino ricamata,
cotone
cm.
71(la) 152(lu)
sec. XX (1935 – 1945)

n. 188

Il ricamo è stato eseguito su una pezza di tessuto di forma rettangolare e di colore beige, operato a formare piccoli rombi in rilievo, posteriormente rivestito da una tela di lino di colore naturale, a trama fitta. Tra le due tele, lungo il bordo superiore e quello inferiore, è inserito un listello di legno, piuttosto alto e piatto, per mantenere steso l'arazzo. I due bordi sono inoltre rifiniti da una frangiatura ottenuta dal tessuto stesso, sfilando i fili orizzontali. Il motivo decorativo ha sviluppo verticale ed è limitato da bordature differenti. Ai piedi di un albero, contornato in marrone a punto palestrina, con tronchi a riempimento alterno a file accostate di punt'erba con nervature a punto pieno, si trova un cigno, accovacciato, con il capo inserito in un motivo geometrico che interessa l'arazzo in tutta la sua lunghezza e termina in alto con due bocche di drago contrapposte, da cui escono fiamme verdastre. Il cigno è ricamato per lo più a punt'erba, nelle tonalità del rosso e del marrone, ma la puntinatura è ottenuta a punto sabbia; i suoi piccoli, posti sui rami dell'albero, sono contornati a punto palestrina, con ali e becco riempiti a file di punt'erba. L'intreccio geometrico, in parte nei toni dell'azzurro, in parte in quelli del marrone, racchiude la scena su due lati, formando una L, facendosi ora più intricato e spigoloso, ora ammorbidendosi e curvandosi a formare anelli. Sugli altri due lati la scena è delimitata da un nastro marrone, a file accostate di punt'erba, contornato in verde oliva a punto palestrina.

Da Canossa, l'antica "Canusia", prende nome questa singolare forma d'arte, ispirata alle decorazioni scolpite su frammenti murari raccolti tra i ruderi del noto castello matildico, nelle chiese e negli oratori della provincia di Reggio Emilia, spesso riprodotte nelle miniature degli evangelari, i cosiddetti "codici matildici".
Fu di Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) l'idea di richiamare a nuova vita l'antica arte legata all'età canossana, all'importante dinastia che aveva dominato gran parte dell'Italia medioevale, e al 1932 risale l'inizio dell'attività di identificazione e di raccolta del materiale. I motivi decorativi sono accomunati da uno stile di derivazione carolingia, preludio della più ampia e significativa fioritura dell'arte romanica.
Una volta raccolti, tali motivi venivano trasferiti su carta, per essere adeguatamente studiati e quindi riprodotti su tela, seta, cuoio, ceramica, marmo o legno. Erano poi gli allievi della Colonia-Scuola "Antonio Marro", istituita nel 1921 all'interno del S. Lazzaro per esercitare l'abilità manuale di ragazzi anormali dai 5 ai 16 anni, a ripetere quelle decorazioni ricamando tovaglie, cuscini, piccoli arazzi, ad imprimerle nella creta del vasellame, poi cotto in forni primitivi, ad incidere quegli antichi motivi nel legno, o a sbalzarli sul cuoio. I ricami potevano inoltre vantare l'ideazione del "punto canusino", particolarmente adatto a riempire i motivi tratti dagli Evangeliari o i disegni riprodotti dalla pietra, creazione di una degente dell'Istituto Psichiatrico, così ricordata dalla Bertolani Del Rio: "Fu una malata, di nome Zaira, …abile ricamatrice, che trovò il modo di dare rilievo ai motivi canusini, ideando un punto, che può ricordarne altri, ma ha una metodica originale di esecuzione e dà effetti ben intonati ai disegni", consistente nel proporre file accostate di andata e ritorno a punt'erba, spesso in gradazioni differenti dello stesso colore.
Presentati alla Mostra Nazionale Fascista del lavoro femminile, tenutasi a Bari nel settembre del 1932, questi lavori furono premiati con la medaglia d'oro. L'opera di diffusione di questo originale artigianato continuò anche al di fuori dell'Istituto: i pregiati ricami canusini, eseguiti da ricamatrici private, ebbero diffusione in Italia ma anche all'estero, e ottennero nel 1949, alla Mostra Nazionale dell'Artigianato di Firenze, il "Primo premio assoluto nella categoria del ricamo".
I successi conseguiti suggerirono di chiedere un brevetto per l'Ars Canusina, depositando il contrassegno che compariva ormai da vent'anni sui lavori eseguiti nell'Istituto: il monogramma della contessa Matilde, che racchiude, nelle anse della lettera M, lo stemma della città di Reggio Emilia e quello della famiglia Canossa (il cane con un osso in bocca).

Bibliografia Bertolani Del Rio M.
Ars Canusina
Bologna
1935

Bibliografia Bertolani Del Rio M.
La colonia-scuola A. Marro
Reggio Emilia
1938

Bibliografia Motti R. S. (a cura di)
Ricamo canusino
Reggio Emilia
AGE
1999

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: emblema
Identificazione: Famiglia Canossa
Posizione: zona inferiore dell'arazzo, ai piedi del cigno
Descrizione: monogramma della contessa Matilde (M)

Altre opere in Biblioteca Scientifica Carlo Livi e Archivio dell'ex Ospedale Psichiatrico San Lazzaro (347)
Altre opere simili del sec. XX (5)
PatER