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Motivi decorativi floreali con sole

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Via Giovanni Amendola, 2 – Reggio Emilia (RE)

manifattura canusina

velo omerale

raso ricamato,
cotone
cm.
57(la) 226(lu)
sec. XX (1935 – 1945)

n. 186

Il velo è costituito da una lunga striscia rettangolare di tela di raso bianco, posteriormente rivestita da una fodera gialla. E' rifinito sull'intero perimetro da una bordatura ondulata, in tre gradazioni di giallo, con filo dorato centrale, a file accostate di punt'erba. Il motivo decorativo principale si trova al centro del velo e ne occupa tutta l'altezza. La composizione decorativa risulta simmetrica rispetto al centro del velo, dove spicca un cerchio contornato da raggi luminosi, con andamento curvilineo e zigzagante, ricamati a punt'erba in differenti gradazioni di giallo, dall'ocra al pallido, contornati da un filo dorato; tra essi, segmenti zigzaganti ricamati con una sottile linea di filo dorato, espandono ulteriormente la luminosità dell'insieme. All'interno del cerchio, suddiviso in fasce concentriche da profili dorati, compare una corona di croci greche, ricamate a punt'erba con filato giallo, e al centro sono ricamate tre lettere "JHS", sormontate da una croce latina, riproponendo le gradazioni di colore dei raggi. La parte restante del velo, ai due lati del "sole", è impreziosita da fiori, 9 su ogni lato, assai simili nella zona delle foglie e del gambo, differenti per forma e colore nelle corolle, che presentano anche varietà nell'uso dei punti: erba o sabbia per i petali, pieno per bulbi e pistilli. I petali sono sempre ricamati in 3-4 gradazioni di colore, in tinte comunque chiare e luminose. Nell'angolo inferiore destro del velo è ricamato lo stemma matildico, che individua i manufatti canusini.

Da Canossa, l'antica "Canusia", prende nome questa singolare forma d'arte, ispirata alle decorazioni scolpite su frammenti murari raccolti tra i ruderi del noto castello matildico, nelle chiese e negli oratori della provincia di Reggio Emilia, spesso riprodotte nelle miniature degli evangelari, i cosiddetti "codici matildici".
Fu di Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) l'idea di richiamare a nuova vita l'antica arte legata all'età canossana, all'importante dinastia che aveva dominato gran parte dell'Italia medioevale, e al 1932 risale l'inizio dell'attività di identificazione e di raccolta del materiale. I motivi decorativi sono accomunati da uno stile di derivazione carolingia, preludio della più ampia e significativa fioritura dell'arte romanica.
Una volta raccolti, tali motivi venivano trasferiti su carta, per essere adeguatamente studiati e quindi riprodotti su tela, seta, cuoio, ceramica, marmo o legno. Erano poi gli allievi della Colonia-Scuola "Antonio Marro", istituita nel 1921 all'interno del S. Lazzaro per esercitare l'abilità manuale di ragazzi anormali dai 5 ai 16 anni, a ripetere quelle decorazioni ricamando tovaglie, cuscini, piccoli arazzi, ad imprimerle nella creta del vasellame, poi cotto in forni primitivi, ad incidere quegli antichi motivi nel legno, o a sbalzarli sul cuoio. I ricami potevano inoltre vantare l'ideazione del "punto canusino", particolarmente adatto a riempire i motivi tratti dagli Evangeliari o i disegni riprodotti dalla pietra, creazione di una degente dell'Istituto Psichiatrico, così ricordata dalla Bertolani Del Rio: "Fu una malata, di nome Zaira, …abile ricamatrice, che trovò il modo di dare rilievo ai motivi canusini, ideando un punto, che può ricordarne altri, ma ha una metodica originale di esecuzione e dà effetti ben intonati ai disegni", consistente nel proporre file accostate di andata e ritorno a punt'erba, spesso in gradazioni differenti dello stesso colore.
Presentati alla Mostra Nazionale Fascista del lavoro femminile, tenutasi a Bari nel settembre del 1932, questi lavori furono premiati con la medaglia d'oro. L'opera di diffusione di questo originale artigianato continuò anche al di fuori dell'Istituto: i pregiati ricami canusini, eseguiti da ricamatrici private, ebbero diffusione in Italia ma anche all'estero, e ottennero nel 1949, alla Mostra Nazionale dell'Artigianato di Firenze, il "Primo premio assoluto nella categoria del ricamo".
I successi conseguiti suggerirono di chiedere un brevetto per l'Ars Canusina, depositando il contrassegno che compariva ormai da vent'anni sui lavori eseguiti nell'Istituto: il monogramma della contessa Matilde, che racchiude, nelle anse della lettera M, lo stemma della città di Reggio Emilia e quello della famiglia Canossa (il cane con un osso in bocca).

Bibliografia Bertolani Del Rio M.
Ars Canusina
Bologna
1935

Bibliografia Bertolani Del Rio M.
La colonia-scuola A. Marro
Reggio Emilia
1938

Bibliografia Motti R. S. (a cura di)
Ricamo canusino
Reggio Emilia
AGE
1999

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: emblema
Identificazione: Famiglia Canossa
Posizione: angolo inferiore destro del velo
Descrizione: monogramma della contessa Matilde (M), contenente nelle anse lo stemma della città di Reggio Emilia (SPQR) e lo stemma della famiglia Canossa (cane con osso in bocca)

Altre opere in Biblioteca Scientifica Carlo Livi e Archivio dell'ex Ospedale Psichiatrico San Lazzaro (347)
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