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Motivi decorativi floreali con croce

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Via Giovanni Amendola, 2 – Reggio Emilia (RE)

manifattura canusina

velo di calice

tela di lino ricamata,
raso ,
cotone
cm.
53(la) 54(lu)
sec. XX (1935 – 1945)

n. 187

Di forma pressoché quadrata, è costituito da tela di lino di colore naturale e rivestito posteriormente con tela di raso giallo. Presenta una bordatura lungo tutto il perimetro, con motivo a dentello, ricamato a file accostate di punt'erba a tre gradazioni di colore, dal marrone al giallo, con filo dorato centrale, limitato su entrambi i lati da una sottile linea, che vede accostato un filo marrone e uno dorato. Il motivo decorativo interessa i quattro angoli del velo. Agli angoli del velo sono stati ricamati fiori, differenti per forma e colore, ma assai simili per foglie e gambo, ricamati con le stesse gradazioni di verde, a punt'erba con profilo dorato. Il fiore proposto nelle tonalità giallo-arancio è a 6 petali, ha forma perfettamente simmetrica ed è interamente ricamato a punt'erba, mentre il fiore ricamato all'angolo opposto, in 4 gradazioni dal blu all'azzurro, presenta petali tondeggianti, interamente riempiti a punto annodato, con profilo a punt'erba. Gli altri due fiori, uno nelle tonalità del viola e l'altro in quelle del rosa, presentano una tecnica più composita, essendo i petali laterali ricamati a punt'erba, quello centrale a punto Rodi e il bulbo, con sfumature di giallo, a punto annodato. Tra due fiori, solo su un lato, è inoltre ricamata una croce greca, formata da un tratto a file accostate di punt'erba a 4 gradazioni, dal marrone al giallo, con filo centrale e profili laterali in oro.

Da Canossa, l'antica "Canusia", prende nome questa singolare forma d'arte, ispirata alle decorazioni scolpite su frammenti murari raccolti tra i ruderi del noto castello matildico, nelle chiese e negli oratori della provincia di Reggio Emilia, spesso riprodotte nelle miniature degli evangelari, i cosiddetti "codici matildici".
Fu di Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) l'idea di richiamare a nuova vita l'antica arte legata all'età canossana, all'importante dinastia che aveva dominato gran parte dell'Italia medioevale, e al 1932 risale l'inizio dell'attività di identificazione e di raccolta del materiale. I motivi decorativi sono accomunati da uno stile di derivazione carolingia, preludio della più ampia e significativa fioritura dell'arte romanica.
Una volta raccolti, tali motivi venivano trasferiti su carta, per essere adeguatamente studiati e quindi riprodotti su tela, seta, cuoio, ceramica, marmo o legno. Erano poi gli allievi della Colonia-Scuola "Antonio Marro", istituita nel 1921 all'interno del S. Lazzaro per esercitare l'abilità manuale di ragazzi anormali dai 5 ai 16 anni, a ripetere quelle decorazioni ricamando tovaglie, cuscini, piccoli arazzi, ad imprimerle nella creta del vasellame, poi cotto in forni primitivi, ad incidere quegli antichi motivi nel legno, o a sbalzarli sul cuoio. I ricami potevano inoltre vantare l'ideazione del "punto canusino", particolarmente adatto a riempire i motivi tratti dagli Evangeliari o i disegni riprodotti dalla pietra, creazione di una degente dell'Istituto Psichiatrico, così ricordata dalla Bertolani Del Rio: "Fu una malata, di nome Zaira, …abile ricamatrice, che trovò il modo di dare rilievo ai motivi canusini, ideando un punto, che può ricordarne altri, ma ha una metodica originale di esecuzione e dà effetti ben intonati ai disegni", consistente nel proporre file accostate di andata e ritorno a punt'erba, spesso in gradazioni differenti dello stesso colore.
Presentati alla Mostra Nazionale Fascista del lavoro femminile, tenutasi a Bari nel settembre del 1932, questi lavori furono premiati con la medaglia d'oro. L'opera di diffusione di questo originale artigianato continuò anche al di fuori dell'Istituto: i pregiati ricami canusini, eseguiti da ricamatrici private, ebbero diffusione in Italia ma anche all'estero, e ottennero nel 1949, alla Mostra Nazionale dell'Artigianato di Firenze, il "Primo premio assoluto nella categoria del ricamo".
I successi conseguiti suggerirono di chiedere un brevetto per l'Ars Canusina, depositando il contrassegno che compariva ormai da vent'anni sui lavori eseguiti nell'Istituto: il monogramma della contessa Matilde, che racchiude, nelle anse della lettera M, lo stemma della città di Reggio Emilia e quello della famiglia Canossa (il cane con un osso in bocca).

Bibliografia Bertolani Del Rio M.
Ars Canusina
Bologna
1935

Bibliografia Bertolani Del Rio M.
La colonia-scuola A. Marro
Reggio Emilia
1938

Bibliografia Motti R. S. (a cura di)
Ricamo canusino
Reggio Emilia
AGE
1999

Altre opere in Biblioteca Scientifica Carlo Livi e Archivio dell'ex Ospedale Psichiatrico San Lazzaro (347)
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