
manifattura canusina
ciotola
La ciotola ha base circolare; appoggia su un profilo che mantiene elevato il fondo del recipiente dalla superficie d'appoggio. Di forma svasata e di concavità modesta, la ciotola presenta una serie di nervature sulla superficie esterna che ne movimentano il profilo; il bordo superiore è arrotondato e presenta all'interno una superficie d'appoggio atta ad accogliere il coperchio, un disco di terracotta con pomolo cilindrico, provvisto di nervature, che richiamano quelle della ciotola. Ciotola e coperchio sono smaltate di bianco, in modo non sempre uniforme. La ciotola non presenta decori; compare invece un disegno preparatorio su un quarto del coperchio, probabilmente un motivo modulare da ripetere 4 volte, essendo completo e occupando una delle 4 porzioni scandite da linee perpendicolari. Due nastri s'intrecciano, formando un motivo modulare, affiancato superiormente e inferiormente da terminazioni fogliari, scandite da nervature tratteggiate.
Da Canossa, l'antica "Canusia", prende nome questa singolare forma d'arte, ispirata alle decorazioni scolpite su frammenti murari raccolti tra i ruderi del noto castello matildico, nelle chiese e negli oratori della provincia di Reggio Emilia, spesso riprodotte nelle miniature degli evangelari, i cosiddetti "codici matildici".
Fu di Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) l'idea di richiamare a nuova vita l'antica arte legata all'età canossana, all'importante dinastia che aveva dominato gran parte dell'Italia medioevale, e al 1932 risale l'inizio dell'attività di identificazione e di raccolta del materiale. I motivi decorativi sono accomunati da uno stile di derivazione carolingia, preludio della più ampia e significativa fioritura dell'arte romanica.
Una volta raccolti, tali motivi venivano trasferiti su carta, per essere adeguatamente studiati e quindi riprodotti su tela, seta, cuoio, ceramica, marmo o legno. Erano poi gli allievi della Colonia-Scuola "Antonio Marro", istituita nel 1921 all'interno del S. Lazzaro per esercitare l'abilità manuale di ragazzi anormali dai 5 ai 16 anni, a ripetere quelle decorazioni ricamando tovaglie, cuscini, piccoli arazzi, ad imprimerle nella creta del vasellame, poi cotto in forni primitivi, ad incidere quegli antichi motivi nel legno, o a sbalzarli sul cuoio.
Presentati alla Mostra Nazionale Fascista del lavoro femminile, tenutasi a Bari nel settembre del 1932, questi lavori furono premiati con la medaglia d'oro. L'opera di diffusione di questo originale artigianato continuò anche al di fuori dell'Istituto: i pregiati ricami canusini, eseguiti da ricamatrici private, ebbero diffusione in Italia ma anche all'estero, e ottennero nel 1949, alla Mostra Nazionale dell'Artigianato di Firenze, il "Primo premio assoluto nella categoria del ricamo".
I successi conseguiti suggerirono di chiedere un brevetto per l'Ars Canusina, depositando il contrassegno che compariva ormai da vent'anni sui lavori eseguiti nell'Istituto: il monogramma della contessa Matilde, che racchiude, nelle anse della lettera M, lo stemma della città di Reggio Emilia e quello della famiglia Canossa (il cane con un osso in bocca).
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
Ars Canusina
Bologna
1935
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
La colonia-scuola A. Marro
Reggio Emilia
1938