
manifattura canusina
teiera
n. 654
La teiera presenta un collo cilindrico, ma si allarga procedendo verso la base, assumendo forma bombata; appoggia su un profilo circolare in ceramica. Su un lato si nota un lungo beccuccio, ora sbeccato in punta, dall'andamento sinuoso e curvilineo, e sul lato opposto un manico, di forma ricurva, saldato al recipiente. L'apertura superiore, a sezione circolare, presenta un bordo con incavo, atto ad accogliere il coperchio ora mancante. La composizione decorativa si sviluppa su fasce sovrapposte, è caratterizzata da due motivi principali intercalati da tre fasce a decorazione geometrica, con linea ondulata racchiusa da emisferi. Sulla circonferenza di massimo diametro spicca il motivo "a palmette" che caratterizza l'intero servizio: una linea curva che vede ripiegare e rifiorire al suo interno i propri estremi. Il motivo è dipinto con smalto rosso su fondo bianco ed è completato dall'intercalare di petali dorati a forma di goccia. L'altro motivo, anch'esso ripetuto modularmente, propone invece un fiore stilizzato formato da due foglie aperte a calice con petalo centrale, decorato da un punto dorato. Palmette di differenti dimensioni sono presenti anche sulla parte bassa del beccuccio e nella zona di saldatura del manico.
Da Canossa, l'antica "Canusia", prende nome questa singolare forma d'arte, ispirata alle decorazioni scolpite su frammenti murari raccolti tra i ruderi del noto castello matildico, nelle chiese e negli oratori della provincia di Reggio Emilia, spesso riprodotte nelle miniature degli evangelari, i cosiddetti "codici matildici".
Fu di Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) l'idea di richiamare a nuova vita l'antica arte legata all'età canossana, all'importante dinastia che aveva dominato gran parte dell'Italia medioevale, e al 1932 risale l'inizio dell'attività di identificazione e di raccolta del materiale. I motivi decorativi sono accomunati da uno stile di derivazione carolingia, preludio della più ampia e significativa fioritura dell'arte romanica.
Una volta raccolti, tali motivi venivano trasferiti su carta, per essere adeguatamente studiati e quindi riprodotti su tela, seta, cuoio, ceramica, marmo o legno. Erano poi gli allievi della Colonia-Scuola "Antonio Marro", istituita nel 1921 all'interno del S. Lazzaro per esercitare l'abilità manuale di ragazzi anormali dai 5 ai 16 anni, a ripetere quelle decorazioni ricamando tovaglie, cuscini, piccoli arazzi, ad imprimerle nella creta del vasellame, poi cotto in forni primitivi, ad incidere quegli antichi motivi nel legno, o a sbalzarli sul cuoio.
Presentati alla Mostra Nazionale Fascista del lavoro femminile, tenutasi a Bari nel settembre del 1932, questi lavori furono premiati con la medaglia d'oro. L'opera di diffusione di questo originale artigianato continuò anche al di fuori dell'Istituto: i pregiati ricami canusini, eseguiti da ricamatrici private, ebbero diffusione in Italia ma anche all'estero, e ottennero nel 1949, alla Mostra Nazionale dell'Artigianato di Firenze, il "Primo premio assoluto nella categoria del ricamo".
I successi conseguiti suggerirono di chiedere un brevetto per l'Ars Canusina, depositando il contrassegno che compariva ormai da vent'anni sui lavori eseguiti nell'Istituto: il monogramma della contessa Matilde, che racchiude, nelle anse della lettera M, lo stemma della città di Reggio Emilia e quello della famiglia Canossa (il cane con un osso in bocca).
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
Ars Canusina
Bologna
1935
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
La colonia-scuola A. Marro
Reggio Emilia
1938
Tipologia: marchio
Identificazione: Richard Ginori
Posizione: sul fondo esterno della teiera
Descrizione: caratteri disposti su una linea ovale, separati da tre stelle, dipinti in smalto verde