
manifattura canusina
piattino
n. 93
Il piattino ha forma perfettamente circolare e una concavità modesta; appoggia su un profilo circolare in ceramica. Il motivo decorativo ripropone gli elementi presenti sulla tazzina: una doppia linea curva di colore blu procede formando un anello e intrecciandosi con un motivo identico, entrambi a terminazione frangiata; procedendo verso il centro del piattino si nota una fascia di colore grigio-azzurro su cui spiccano elementi geometrici dorati, a tre punte, simili ai gigli di Francia. Due linee dorate, una lungo il bordo esterno, l'altra sotto la fascia azzurra, racchiudono la decorazione a sviluppo circolare, lasciando libero il centro del piattino, dove viene appoggiata la tazzina.
Da Canossa, l'antica "Canusia", prende nome questa singolare forma d'arte, ispirata alle decorazioni scolpite su frammenti murari raccolti tra i ruderi del noto castello matildico, nelle chiese e negli oratori della provincia di Reggio Emilia, spesso riprodotte nelle miniature degli evangelari, i cosiddetti "codici matildici".
Fu di Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) l'idea di richiamare a nuova vita l'antica arte legata all'età canossana, all'importante dinastia che aveva dominato gran parte dell'Italia medioevale, e al 1932 risale l'inizio dell'attività di identificazione e di raccolta del materiale. I motivi decorativi sono accomunati da uno stile di derivazione carolingia, preludio della più ampia e significativa fioritura dell'arte romanica.
Una volta raccolti, tali motivi venivano trasferiti su carta, per essere adeguatamente studiati e quindi riprodotti su tela, seta, cuoio, ceramica, marmo o legno. Erano poi gli allievi della Colonia-Scuola "Antonio Marro", istituita nel 1921 all'interno del S. Lazzaro per esercitare l'abilità manuale di ragazzi anormali dai 5 ai 16 anni, a ripetere quelle decorazioni ricamando tovaglie, cuscini, piccoli arazzi, ad imprimerle nella creta del vasellame, poi cotto in forni primitivi, ad incidere quegli antichi motivi nel legno, o a sbalzarli sul cuoio.
Presentati alla Mostra Nazionale Fascista del lavoro femminile, tenutasi a Bari nel settembre del 1932, questi lavori furono premiati con la medaglia d'oro. L'opera di diffusione di questo originale artigianato continuò anche al di fuori dell'Istituto: i pregiati ricami canusini, eseguiti da ricamatrici private, ebbero diffusione in Italia ma anche all'estero, e ottennero nel 1949, alla Mostra Nazionale dell'Artigianato di Firenze, il "Primo premio assoluto nella categoria del ricamo".
I successi conseguiti suggerirono di chiedere un brevetto per l'Ars Canusina, depositando il contrassegno che compariva ormai da vent'anni sui lavori eseguiti nell'Istituto: il monogramma della contessa Matilde, che racchiude, nelle anse della lettera M, lo stemma della città di Reggio Emilia e quello della famiglia Canossa (il cane con un osso in bocca).
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
Ars Canusina
Bologna
1935
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
La colonia-scuola A. Marro
Reggio Emilia
1938