
Allegri Antonio detto Correggio
1489/ 1534 ca.
dipinto
La tavola ritrae Cristo con barba a mezzo busto. Le spalle sono parzialmente avvolte da un drappo bianco; i capelli lunghi e castani, con corona di spine, sciolti sulle spalle.
Si tratta di una tavola di piccolo formato acquistata dalla Fondazione Il Correggio negli anna Novanta. E' stata attribuita con decisione prima da Roberto Salvini (primi anni '70) e poi da Eugenio Riccomini (1993) al Correggio, anche se altri critici come la Béguin e Gould pur apprezzandone l'alto livello artistico, rimangono cauti nell'attribuzione (Volto Cristo, 1994). L'opera è estremamente somigliante ad una tavola conservata a Firle Place, Viscount Gage (UK), pubblicata nel 1976 da Gould e già nota al Wagen (Gould, 1976). Quest'ultimo, notando che la stesura pittorica del dipinto si arresta all'improvviso in basso, lungo una linea netta e un poco irregolare, riteneva l'opera non finita. Diversamente Gould riteneva che proprio l'interruzione suggerisse che Correggio aveva voluto raffigurare l'impronta lasciata sul velo della Veronica, secondo un'iconografia molto diffusa. Riccomini ritiene il dipinto una ripetizione più matura nel tempo di quello del Museo di Correggio su cui scrive: "L'impronta stilistica generale, non c'è dubbio, richiama subito alle labbra il nome del Correggio. Ma ciò, ovviamente, non basta… La tipologia, ad esempio, segna una chiara rottura col disegno affilato della tradizione emiliana della precedente generazione (del Costa, del Francia) e si richiama piuttosto a modelli formatisi in area toscana (tra Fra' Bartolomeo e Andrea Del Sarto); e soprattutto denuncia, a mio avviso, una recente adesione alla nuova classicità romana del Raffaello delle prime Stanze vaticane". Riccomini riscontra anche un vago ricordo leonardesco nell'atmosfera di fondo, la qualità del disegno che sorregge la conformazione dell'immagine, ma non appare mai in evidenza, la raffigurazione del volto naturale e verosimile, vibrante e dotata di profondità. Riccomini esclude la mano di seguaci del Correggio, come Rondani (dal "fare un po' rustico e pesante") o Giorgio Gandini del Grano ("per la definizione capziosa e insistita") e rimane invece dubbioso sulla collocazione cronologica, laddove Salvini aveva indicato il 1515 circa, cogliendo analogie con la Madonna del San Francesco di Dresda.
Riccomini, rifacendosi agli studi di Gould e Brown, sottolinea che nella cultura del primo Correggio, prevalentemente settentrionale, spesso emergono informazioni sul gusto toscano di quegli anni: "Ci troveremmo, quindi, in una zona d'aurorale adesione ai modi romani, che tocca dipinti contigui alla decorazione della Camera di San Paolo, come il "Noli me tangere" del Prado o la "Sacra Famiglia" di Hampton Court. Lì, come qui, il Correggio registra di certo la sovrana bellezza del modulo raffaellesco; senza restarne succube, e convertendola ad una più naturale ed accostabile colloquialità, che sarà per sempre il segno della parlata pittorica lombarda".
Bibliografia
Riccomini E.
Nicola Zamboni
Casalecchio di Reno
Grafis Edizioni
1993
pp. 26-28
Bibliografia
Riccomini E. (a cura di)
Un Volto di Cristo un dipinto ritrovato di Antonio Allegri detto il Correggio
Reggio Emilia
Banca San Geminiano e San Prospero
1994
pp. 5-22
Bibliografia
Ghidini A. (a cura di)
Il Museo Civico di Correggio
Milano
Electa
1995
pp. 97-98