
1892/ 1975
dipinto
Il ritratto a mezzo busto immortala l'ingegner Rambaldo Bruschi nel suo aspetto maturo, mettendo in luce con intensità i tratti salienti del suo carattere forte e rigoroso, nonchè la sua personalità carismatica.
I ritratti dei coniugi Rambaldo Bruschi e Delfina Cima realizzati da Mario Micheletti sono entrati a far parte del patrimonio dell'Usl di Forlì per lascito testamentario. L'ingegner Rambaldo Bruschi aveva infatti nominato erede universale di tutto il suo patrimonio l'Ospedale Civile di Forlì.
Le sue disposizioni sono state poi rispettate e confermate dalle volontà della moglie, che, alla sua morte nel 1990, ha nominato "erede universale di tutto il patrimonio l'Ospedale Civile di Forlì, nel nome degli offerenti Rambaldo e Delfina Bruschi" (Gelosi, Brunazzi 2001, p. 55). L'ospedale è entrato così in possesso non solo di un patrimonio stimato intorno ai 10 miliardi di lire, utilizzati per l'erezione del nuovo complesso ospedaliero cittadino, ma anche dei beni immobili e artistici della coppia.
La fortuna del forlivese Rambaldo Bruschi è legata a quella dell'impero Fiat. Laureatosi a 23 anni in ingegneria tecnica industriale al Politecnico di Torino, Bruschi ha guidato dapprima la RIV, per entrare poi nel 1928 nello staff di Vittorio Valletta quale direttore centrale della parte tecnica e consigliere amministrativo. Nel 1945 il giovane vicepresidente Giovanni Agnelli lo nominò membro effettivo del Consiglio di Amministrazione dell'Azienda. Da sempre ai vertici della FIAT, a lui in particolare si deve la costruzione del complesso di Mirafiori, progettato a fianco dell'architetto Bernadè Bottino.
Caratteri forti e determinati, Bruschi e la moglie erano al contempo persone schive e molto riservate, dotate di un forte senso della privacy e non amanti dei fronzoli e dell'apparire. I due ritratti realizzati da Micheletti, probabilmente negli anni Cinquanta del Novecento, ben colgono e sottolineano i dati caratteriali dei due personaggi: su uno sfondo uniforme e compatto, vivificato da una pennellata larga, lasciata a vista, emergono i volti dei coniugi Bruschi, messi in risalto da un fascio di luce radente. Escluso ogni orpello decorativo, l'attenzione dell'artista si concentra sulle fisionomie dei volti, disegnati con lineamenti marcati e decisi, e soprattutto sullo sguardo, vivido e intenso, che ne lascia trasparire la tempra volitiva. Si tratta di due buoni esempi della ritrattistica di Mario Micheletti, artista piemontese che proprio in questo genere incontrò particolare fortuna, ricevendo numerose commissioni da parte di personalità illustri del secolo appena concluso (Comanducci 1962, vol III p. 1174-1175). Essi testimoniano la sua "pittura facile e priva di problemi", avulsa dalle ricerche e sperimentazioni formali del Novecento, "largamente legata ad una cultura professionale, che dalla pittura antica (con predilezione per il Seicento e per il Settecento) giunge all'impressionismo, sempre ugualmente rapida e abile a mutar tocco, in sostanziale fissità di posizione mentale" (Mallè 1968, p. 223). In particolare l'utilizzo della luce nella costruzione dei corpi emergenti dallo sfondo mostra il fascino esercitato sull'artista dalla pittura di Caravaggio, di cui è significativa testimonianza la tela del Gesù dell'Azienda Sanitaria di Forlì, altra sua opera entrata, con questi ritratti e una Madonna con Bambino, nel patrimonio ospedaliero grazie al testamento dei coniugi Bruschi.