
notizie 1480/ 1510
dipinto
n. 12
n. 387
Il busto del vescovo Filasio Roverella occupa tutta la larghezza del dipinto e quasi completamente l'altezza. Egli è raffigurato con le mani giunte la mantelletta e il copricapo di un rosso acceso. Il volto è rivolto verso l'alto nel punto ove dal sole dipartono dei lunghi raggi, simbolo dell'illuminazione spirituale. Il paesaggio alle sue spalle è aspro, un dirupo scosceso, il cielo carico di nubi minacciose rendono l'atmosfera inquieta. A questi elementi va aggiunta la presenza di una strana figura visibile in lontananza a destra del volto del Vescovo. Infine sulla cima dell'altura, tra le chiome degli alberi si scorgono un castello e due personaggi che camminano.
Munoz (1908) identificava l'autore con Melozzo da Forlì seguito dal Ricci (1910), mentre non condivideva tale tesi Venturi (1911). Okkonen (1910) riteneva addirittura l'opera una copia seicentesca e ciò a causa delle forti ridipinture. Buscaroli (1931) rifiutava l'attribuzione a Melozzo e Berendson (1932) proponeva il nome di un suo collaboratore il romagnolo Marco Palmezzano. Gnudi (1938) avanzava un dubitativo riferimento alla produzione giovanile di Baldassare Carrari, ipotesi accolta dalla critica successiva fino a Piraccini (1980-1984) ad eccezione di Grigioni (1956) che suggeriva un riferimento allo Sperandio. In seguito alla ricostruzione avviata da Zeri sulla figura di un anonimo maestro romagnolo attivo tra il 1480 e il 1510, il cosiddetto "Maestro dei Baldraccani", Tumidei ha creduto opportuno inserire il ritratto di Filasio Roverella nel corpus delle opere di questo artista.
L'identificazione del personaggio ritratto è stata possibile sulla base di una scritta settecentesca che prima dell'ultimo restauro si leggeva sulla cornice e che forse ne ripeteva una più antica. L'età dimostrata dal vescovo, circa cinquant'anni, secondo Tumidei fissa l'esecuzione intorno al 1495 (Roverella sarebbe morto nel 1526 a ottantun anni).
Il Maestro dei Baldraccani , come si diceva, originario della Romagna ad un certo punto della sua vita si trasferì a Roma per poi fare ritorno in patria. Per quanto riguarda la sua identificazione Tumidei avanza il nome di Leone Cobelli, amico di Melozzo, uomo di lettere, ma anche musico e pittore, personaggio di spicco di quella corte cui appartenne il forlivese Antonio Baldraccani, segretario di Caterina Sforza, e committente della Pala già Muti-Bussi (un tempo a Roma).
Il dipinto venne depositato dalla Congregazione della Carità presso la Biblioteca Malatestiana al tempo in cui si stava organizzando la Pinacoteca (1883).
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Dieci anni di restauri per la pinacoteca civica di Cesena
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L’ospedale e gli istituti riuniti di Cesena
Arte e Pietà. I patrimoni culturali delle Opere Pie
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Art venetien en Suisse et au Liechtensteinn. 55 La Vergine col bambino
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Cesena
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s.p.