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Madonna in trono con Bambino, i Santi Romualdo, Sebastiano, Bernardino da Siena e Arcangelo Raffaele con Tobiolo

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Corso della Repubblica, 72 – Forlì (FC)

dipinto

tavola/ pittura a tempera
cm.
245(a) 185(la)
sec. XVI (1527 – 1527)

La Beata Vergine seduta in trono, in alto, regge fra le braccia il bambino nudo. A destra vi sono San Bernardino da Siena e l'angelo Raffaello, con Tobia e a sinistra San Romualdo con il pastorale e San Sebastiano nudo. Seduto sul gradino del trono, un angioletto suona un liuto. Alla sua destra, vi è una cedoletta con l'iscrizione.

I. A. Calvi nel 1780 scriveva a riguardo di questa opera: "Bellissimo, e conservatissimo Quadro, in cui mirasi la B.V. seduta in alto, con in grembo il divin fanciullo e, nel paino a destra San Bernardino da Siena e l'Angelo Rafaello, col suo trebbia, elegantemente, e gentilmente espressi: di riscontro v'ha San Romualdo, e San Sebastiano figura ignuda in cui vivamente, e con rafaellesca simetrìa è rappresentato il corpo di un robusto giovane e leggiadro; nel mezzo è un vago Angioletto che suona uno strumento, e 'l campo del Quadro scorgesi ornato di una magnifica, e bella architettura. Questa per certo è una delle opere singolari, che più vagliono a far conoscere il sapere, ed il merito di un sì egregio imitatore del grande urbinate". Il Calvi riferiva anche che la tavola si trovava a Bologna e proveniva dalla Chiesa di S. Francesco dei Minori Conventuali di Faenza. Di essa il Valgimigli ha indicato il rogito di commissione (notaio Giambattista Garzoni, 10 maggio 1526). La data segnata sul quadro è il 1527, ma l'opera fu terminata più tardi, come informa il Grigioni. A Faenza si trova un'altra tela del pittore che porta la firma e la data (IV Idus Majas 1526); il Piancastelli ha supposto che, quando il Francucci assunse la commissione del nostro dipinto, si trovasse in Faenza per la consegna del quadro del Duomo. E' dimostrato comunque che in quegli anni il pittore viveva a Bologna. Questa pala d'altare era stata espressamente ordinata per la cappella di giuspatronato della famiglia Bazzolini, nella Chiesa di San Francesco in Faenza. Il committente è il poco noto Filippo Bazzolini, fra i triumviri che stesero la Raccolta degli Statuti sulla custodia della città del 1492 in cui di lui viene detto: "Phipippus ex Bagiolina domo generosa natus, vir quidem suo, e D. Gregorii olim patris sui splendidissimi equitis aurati et jurisconsulti magno splendore majorumque suorum auctoritate conspicuus". La pala rimase a Faenza fino alla demolizione della Chiesa, avventuta a metà del XVIII secolo. Il cronista locale Zanelli informa che il 9 novembre 1740 "li P.P. di San Francesco principiarono a scavare per fare li fondamenti della chiesa tutta nuova" e il 25 novembre 1752 "fu terminata la chiesa di S. Francesco quale fu precipitata l'anno 1740 alli 5 novembre e li P.P. spesero scudi ventimila compreso tutto". Carlo Piancastelli (1919) aggiunge: "essendo i quadri della nuova chiesa tutti più recenti di essa, e non rimandendone alcuno degli antichi, siamo autorizzati a ritenere che con questi si batté moneta, per sopperire in parte alle spese della nuova fabbrica e della sua decorazione. E per verità a ciò si offriva in quegli anni un'occasione quanto mai lusinghiera. Infatti il principe Marc'Antonio Hercolani stava formandosi in Bologna una raccolta di pitture, massime di tavole d'altare, e ne faceva un'attivissima incetta; di guisa che presto ebbe messa insieme una pinacoteca meravigliosa, con largo contributo delle chiese romagnole, in ispecie delle faentine. Avvenne così che l'innocenzo da Imola fu acquistato dal principe nel 1752". Nel momento in cui la tela entrò a Palazzo Hercolani ebbe una maggiore notorietà. Nel 1675 Scannelli, trattando delle opere derivate dalla scuola di Raffaello, aveva nominato Innocenzo da Imola notando che "nelle principali chiese di Faenza sono alcune sue belle tavole, che forse saranno le migliori che abbia fatto". Il Crespi proclama l'opera "superbissima" e racconta che "Carlo Giovannini Pittore, morto nel 1758, ritornato che fu a Dresda l'anno 1754 ebbe ordine da quella Corte di farne l'acquisto per quella Galleria, e di offrire pel medesimo quadro ottomila Scudi Romani, ma la Casa Ercolani valutando assai più la gloria d'avere un'opera cotanto singolare non volle privare il proprio palazzo, nè la patria d'un quadro sì pregevole". Luigi Lanzi (1789) allude alla presente tavola là dove, largheggiando di lodi all'artista, osserva che: "talora, come nel quadro stupendo che ne ha il Duomo di Faenza e in un altro del Sig. Principe Ercolani, vi aggiunse [alle sacre composizioni] un'architettura soda, svelta, tratta dall'antico". Il primo studioso che si occupò diffusamente dell'opera fu Pietro Giordani che ne fece argomento principale di tre discorsi all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1812. Nel secondo quarto dell'Ottocento, la famiglia Hercolani ini seguito a dissesti finanziari fu costretta a vendere la propria biblioteca e la galleria dei dipinti, fra cui anche la tavola del Francucci che passò dapprima nella collezione Solly in Inghilterra, poi fu in mano dell' inglese C. F. Murray, celebre pittore, collezionista e bibliofilo. Nel 1917 infine, fu acquistata da Carlo Piancastelli che la lasciò alla pinacoteca forlivese.

Bibliografia Calvi J.A.
Versi e prose sopra una serie di eccellenti pitture posseduta dal signor marchese Filippo Hercolani principe del S.R.I.
Bologna
Stamperia di San Tommaso D’Aquino
1780
p. 22

Bibliografia S08/00008483

Bibliografia Messeri A./ Calzi A.
Tip. sociale faentina di Edoardo Dal Pozzo
Faenza nella storia e nell’arte
Faenza
1909
p. 525

Bibliografia Piancastelli C.
Due quadri faentini
Bologna
Stabilimenti Poligrafici Riuniti
1919

Bibliografia Grigioni C.
La pittura faentina dalle origini alla metà del Cinquecento
1935
pp. 570-573

Bibliografia Galli R./ Buscaroli R.
Innocenzo da Imola : i tempi, la vita, le opere
Bologna
Anonima arti grafiche
1951
n. 4, p. 25

Bibliografia Galli R./ Buscaroli R.
Innocenzo da Imola : i tempi, la vita, le opere
Bologna
Anonima arti grafiche
1951
n. 4, p. 25

Bibliografia Viroli G.
La Pinacoteca Civica di Forlì
Forlì
Cassa di Risparmio di Forlì
1980
pp. 102-104

Altre informazioniIscrizioni

Lingua: latino
Tipo di caratteri: lettere capitali
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: INNOCENTIUS FRANCUTIUS IMOLENSIS FACIEBAT M.D.XXVII

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