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053
053

alabarda

053
053
Corso della Repubblica, 72 – Forlì (FC)

manifattura italiana

alabarda

acciaio ,
legno
cm.
218(a) 29(la)
altezza ferro 88
sec. XVI (1550 – 1599)

n. 14

Gorbia in tronco di piramide a sezione rettangola, raccordata al ferro con scalinature modellate, proseguente nelle patte laterali e nelle bandelle. La scure acutamente lunata e il becco di falco sono lisci. Il ferro prosegue con una cuspide a quadrello.

L'alabarda è un'arme in asta per gente a piedi derivata dal fissaggio di una scure ad una stanga invece che ad un manico più o meno lungo; come sempre specializzandosi poi con una cuspide o un dente dorsale. Le fanterie italiane preferirono sempre la ronca e lo spiedo, ma le alabarde furono usate anche da quest'ultime nelle Guerre d'Italia, impiegandole – come tutti gli eserciti del tempo – sui fianchi delle battaglie di picchieri, tra questi e le "maniche" degli "schioppettieri". Le forme delle alabarde ebbero una grande quantità di varianti; alcune funzionali, altre e più numerose solo di aspetto. Presto emarginata dal campo di battaglia dal quale scomparve circa negli anni Venti del XVII secolo, l'alabarda divenne un'arme per guardie e trabanti; una sua versione più piccola e talora fantasiosa fu la "sergentina" che assolse come la mezza picca da ufficiale alla funzione di distintivo di rango militare, riservato questo alla bassa ufficialità, che ne fece uso fino ai primi anni dell'Ottocento. La Guardia Svizzera pontificia la impiega tutt'oggi nel servizio cerimoniale e in alcune funzioni.

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