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052
052

alabarda

052
052
Corso della Repubblica, 72 – Forlì (FC)

manifattura italiana

alabarda

acciaio ,
legno,
seta
cm.
222.5(a) 31(la)
altezza ferro 102
sec. XVI (1590 – 1599)

n. 11

Gorbia in tronco di piramide a sezione rettangola, raccordata al ferro con scalinature modellate, proseguente nelle patte laterali e nelle bandelle. Scure acutamente lunata e con gobbe dorsali; becco di falco broccato con piccole cuspidi dorsali. Il ferro prosegue fin sotto il nodo sferoide da cui spicca il quadrellone. Sotto la gorbia è fissata una nappa in seta verde, non originale.

L'alabarda è un'arme in asta per gente a piedi derivata dal fissaggio di una scure ad una stanga invece che ad un manico più o meno lungo; come sempre specializzandosi poi con una cuspide o un dente dorsale. Le fanterie italiane preferirono sempre la ronca e lo spiedo, ma le alabarde furono usate anche da quest'ultime nelle Guerre d'Italia, impiegandole – come tutti gli eserciti del tempo – sui fianchi delle battaglie di picchieri, tra questi e le "maniche" degli "schioppettieri". Le forme delle alabarde ebbero una grande quantità di varianti; alcune funzionali, altre e più numerose solo di aspetto. Presto emarginata dal campo di battaglia dal quale scomparve circa negli anni Venti del XVII secolo, l'alabarda divenne un'arme per guardie e trabanti; una sua versione più piccola e talora fantasiosa fu la "sergentina" che assolse come la mezza picca da ufficiale alla funzione di distintivo di rango militare, riservato questo alla bassa ufficialità, che ne fece uso fino ai primi anni dell'Ottocento. La Guardia Svizzera pontificia la impiega tutt'oggi nel servizio cerimoniale e in alcune funzioni.

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