
1891/ 1947
ambito Italia settentrionale
violino
n. 689
Il fondo è in due pezzi di acero con marezzatura medio/fine e profonda, discendente dalla giunta. Le fasce sono del medesimo legno. La tavola è in due pezzi di abete a venatura medio/larga e irregolare con anelli annuali che si allargano verso l'esterno. La testa è in acero con buona marezzatura. La chiocciola è piccola e regolare. Le ff sono annerite lungo il bordo interno e piuttosto larghe nell'intaglio. Il filetto ha il bianco in acero. I tasselli interni e le controfasce sono in abete. La tastiera è di ebano alleggerita inferiormente. La cordiera è pure di ebano. I piroli sono di palissandro. Il bottone della cordiera è di ebano con occhio in madreperla. Il capotasto della tavola è molto grande. La mentoniera è di legno tinto. La vernice è di colore bruno sfumata a imitare un invecchiamento, il fondo presenta una puntinatura artificiale ad imitazione dell'invecchiamento. Tutto lo strumento è spalmato di un olio non siccativo.
A questo strumento è legata, al momento del catalogo una etichetta di carta, dove a penna è riportato "imitazione vecchio", poi a matita "Alba Paganini". In realtà lo strumento non è riconducibile ad un autore, anche se il riccio potrebbe essere di Alba Paganini e la cassa ha molte caratteristiche degli strumenti di Luigi, salvo che l'intaglio delle ff è meno preciso e sicuro. Nasce il sospetto che un marchio fosse stato presente sotto il bottone della cordiera e che sia poi stato asportato, visto che in quella posizione oggi c'è un tassello della dimensione e posizione di un marchio rettangolare come quello adottato da alcuni Paganini e che una simile riparazione non sia meccanicamente giustificabile. Una scritta a sgraffio "Alb…" è visibile con difficoltà sul fondo sotto la ff dei gravi, per evidenziarla occorre inumidire il legno del fondo. Allo stato attuale è possibile solo affermare che si tratta di uno strumento di fattura ordinaria a cui è stato sostituito completamente il manico.
Alba Paganini (Forlì – 1891-1947), figlia di Giuseppe Secondo, sicuramente costruì qualche strumento ed ebbe un proprio marchio "Alba", racchiuso in un rettangolo. Le caratteristiche del suo lavoro non sono note; probabilmente non esercitò appieno il mestiere di liutaio e non sviluppò uno stile proprio. Viene appena citata dai principali repertori. Probabilmente donò gli strumenti superstiti all'Ente Orfanotrofi di Forlì che allestì una mostra-mercato. Gli strumenti invenduti sono confluiti nella raccolta del Museo del Teatro.
Tipologia: marchio (?)
Identificazione: non identificato
Posizione: a graffito sotto la ff dei gravi (poco visibile)
Descrizione: Alb (poi cancellato con tre righe)