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mandolino

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Corso Garibaldi, 96 – Forlì (FC)

mandolino

legno di acero ,
legno di abete ,
legno di ebano
mm
655(lu)
lunghezza del fondo 348//larghezza massima superiore del fondo 180//larghezza minima nelle CC del fondo 113//larghezza massima inferiore del fondo 220//lunghezza della tavola 348//altezza delle fasce al tassello del manico 46//altezza delle fasce nell'inc
sec. XX (1900 – 1900)

n. 683

Mandolino in forma di viola da gamba a quattro cori doppi.
La tavola è in due pezzi di abete a venatura larga e regolare con anelli annuali ben marcati. La tavola è bordata con un filetto di stucco nero mancante in alcuni punti. Le ff hanno un disegno insolito che si allarga molto verso la parte centrale per poter dare allo strumento un volume sonoro sufficiente. Il fondo è bombato e scolpito, in due pezzi di acero con marezzatura media e profonda, discendente dalla giunta. Le fasce sono del medesimo legno. Il fondo ha lo stesso filetto del piano, anch'esso mancante in alcuni punti. Il filetto si allarga nella nocetta con un disegno a forma di cuore. Il manico e la testa sono in acero con buona marezzatura, identica a quella del fondo e delle fasce. La testa non è un amorino bendato come si usava nelle viole d'amore e rappresenta una figura femminile. Dalla personalità dei lineamenti verrebbe il sospetto che la testa si riferisca ad una persona precisa e non sia una generica raffigurazione femminile. Zocchetti e controfasce sono di abete. La tastiera è di ebano con 22 tasti di metallo, l'attaccatura della cassa è al nono tasto. La tastiera ha un ornamento intagliato alla base. Il capotasto è di avorio. Lo strumento monta meccaniche da mandolino in metallo con impugnatura di osso. La vernice è di colore arancio scuro.

Lo strumento è insolito. Pur sapendo che a cavallo dei due secoli furono costruiti mandolini di ogni tipo, non si giustifica la costruzione di uno strumento così da parte di Giuseppe Secondo. Osservando la testa si potrebbe formulare una ipotesi, che occorrerebbe però verificare e che potrebbe essere errata. Secondo le notizie pervenute Giuseppe Secondo perde la propria moglie, ancora molto giovane, nel 1899. La testa potrebbe essere il ritratto della moglie e lo strumento, bordato di un insolito largo filetto nero su tavola e fondo potrebbe essere listato a lutto in ricordo di questo tragico evento.
Giuseppe Secondo Paganini (Forlì 1870-1913), figlio di Luigi Paganini, imparò quasi da autodidatta imitando il padre. I biografi riferiscono che costruì il primo violino a 15 anni. La sua vera attività di liutaio inizia nel 1890. Nel 1899 costruì il famoso quartetto, su incarico del tenore Ettore Masini, lo stesso quartetto che figura oggi in museo e già citato da Vannes. Partecipò alla Mostra Internazionale di Torino, ottenendo una medaglia di bronzo. L'anno successivo partecipò alle grandi esposizioni di Nizza, Gand, Monaco di Baviera, Tolone e Marsiglia. Verso il 1900 gli fu affidata la direzione della liuteria Fischer di Londra, dove però si fermò per poco tempo, forse per le conseguenze della perdita della moglie avvenuta nel 1899. Nel 1902 si trasferì a Firenze, dove lavorò per dieci anni. Morì nel 1913 a 43 anni, lasciando una produzione limitata di strumenti.

Altre informazioni

Tipo di caratteri: stampatello maiuscolo
Tecnica di scrittura: a stampa
Trascrizione: JOSEPH SE.dus PAGANINI F/ ALOISIUS FECIT FOROLIVIJ ANNO 1900

Altre informazioniStemmi, emblemi e marchi

Tipologia: marchio
Identificazione: Paganini Giuseppe Secondo
Posizione: a fuoco in mezzo al fondo internamente
Descrizione: G.S.PAGANINI FORLI'

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