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Sant'Ilario

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Via Borgo Pianetto 17 – Galeata (FC)

manifattura romagnola

targa devozionale

terracotta ingobbiata e dipinta sotto vetrina
cm.
26(a) 20(la)
sec. XIX (1800 – 1899)

Targa in terracotta ingbbiata, dipinta e invetriata raffigurante Sant'Ellero o sant'Ilario, patrono di Galeata e Lugo.

Sant' Ellero di Galeata, o Illaro o Ilaro (secondo la dizione romagnola) (Tuscia, 476 – Galeata, 15 maggio 558), fu un monaco ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Nacque nella Tuscia.
Ad appena dodici anni decise di vivere come eremita. Lasciò la casa paterna e si inoltrò sulle colline dell'Appennino settentrionale. Come dimora per la vita eremitica (e poi per quella cenobitica), scelse[1] un monte della valle del Bidente, a poca distanza dal corso del fiume, nei pressi dell'odierna Galeata. Qui costruì una cappella dove pregare, mentre passò le notti in un riparo di fortuna.

Il primo seguace di Ellero fu il nobile Olibrio, pagano, che Ellero liberò da uno spirito maligno e poi battezzò insieme a tutta la famiglia. Rimasto vedovo, Olibrio si offrì insieme ai due figli come compagno di vita monastica, donando i suoi averi e un piccolo terreno.
Su quell'appezzamento Ellero fondò, verso il 496, il nucleo monastico di Galeata.

La regola del suo monastero era semplicissima, simile a quella di San Pacomio (seguita da molti eremiti, prima che si affermasse quella di San Benedetto): preghiera comune, digiuno, lavoro nei campi, carità. Il monastero di Ellero divenne negli anni un centro importante e rispettato e il suo abate fu per diversi secoli la massima autorità civile e religiosa dell'Appennino forlivese.

La tradizione insegna che perfino Teodorico re dei Goti (493-526), che aveva fatto costruire un palazzo non lontano dal monastero di Ellero, venuto a conoscenza degli avvenimenti prodigiosi che vi avvenivano, donò al monastero alcuni beni e terreni.

Ellero morì all'età di ottantadue anni, il 15 maggio del 558.
Il culto di sant'Ellero è molto diffuso nei due versanti dell'Appennino tosco-romagnolo, cioè in Toscana ed in Romagna, specialmente nelle diocesi di Sansepolcro, Cesena, Forlì, Faenza, Imola, Fiesole, Firenze e nell'abbazia di Farfa.

La più antica testimonianza scritta del culto del santo risale all'XI secolo, ed è contenuta nel Liber capituli del Monastero da lui fondato a Galeata, che lo cita come «sancti Ylari». Le predicazioni dei Padri Carmelitani diffusero il culto del santo anche in pianura. Molte chiese ed oratori sorsero in seguito alla loro opera. Una chiesa dedicata al Santo fu edificata anche a Lugo, poco fuori le mura cittadine, nell'Alto Medioevo. La chiesa conservava una croce di ferro al centro della quale era raffigurato il santo.

Sant'Ellero è patrono, oltre che di Galeata, anche di Lugo, dov'è chiamato comunemente «Ilaro»; la sua festa è celebrata il 15 maggio. Risale al 1264 la più antica attestazione del titolo di Patrono di Lugo: sulla campana della chiesa a lui intitolta fu impressa, in latino, l'iscrizione "Sant'Ilaro difenda il suo popolo".

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