Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

Immagine non disponibile

ETNO – Nucleo etnografico: Collezione Ferrari – Musei Civici – Palazzo San Francesco

Immagine non disponibile
Via Spallanzani, 1
Reggio Emilia

Il nucleo è formato dai materiali raccolti dal Capitano Vincenzo Ferrari nel 1885 ed entrati a far parte del museo dopo la morte del Chierici.
Dopo aver combattuto nelle guerre del Risorgimento il Capitano Ferrari prese parte a varie spedizioni in Africa. La prima del 1878 era stata promossa dalla Società Milanese di Esplorazioni Commerciali in Africa con lo scopo di verificare la possibilità di avviare scambi con l’Abissinia. La spedizione giunse fino a Baso, centro commerciale al confine con il regno Scioa. In tale occasione Ferrari incontrò il ferrarese Gustavo Bianchi, con cui stabilì un legame d’amicizia. La seconda missione fu del 1885 quando Vincenzo Ferrari, insieme a Cesare Nerazzini fu incaricato di guidare la missione che avrebbe dovuto rassicurare il negus d’Abissinia sulle intenzioni italiane dopo l’occupazione di Massaua, sotto la forma di operazione difensiva nei confronti delle forze di Muhammed Mahdi.
Nel dicembre 1889 partì una terza spedizione reggiana, cui partecipò Giovanni Bandieri, conservatore del museo, con l’obiettivo di impiantare una colonia agricola in Eritrea, la Nuova Reggio che però non vide mai la luce.

VINCENZO FERRARI
Per due volte alla corte di re Johannes IV d’Etiopia
Vincenzo Ferrari (1831-1910) fu senza dubbio uno dei più interessanti esploratori coloniali italiani, grazie alle tre spedizioni africane, tutte in Etiopia e in Eritrea, che lo videro protagonista. Partito per la prima volta nel 1878, sulla scia delle primissime missioni commerciali italiane in territorio africano, affrontò l’avventura insieme a celebrati esploratori dell’epoca, come Pellegrino Matteucci, e Gustavo Bianchi, anch’egli alla prima esperienza esplorativa. Benché fosse stato inserito nella missione come semplice turista, ebbe modo di conoscere l’imperatore Johannes IV d’Etiopia, che accolse la spedizione con salve di cannone in onore degli italiani. Altro tipo di spari fu quello promesso agli esploratori da Ras Areia, che stava per giustiziare gli italiani sulla via del ritorno. Ferrari sarebbe dovuto essere il primo davanti al plotone d’esecuzione. Mentre era accompagnato al patibolo disse a un compagno di viaggio: “Addio, Vigoni, Iddio ci mantenga tranquilli.”
Nel 1884 Ferrari non resistette al richiamo dell’Africa. Forse pensava di potersi dedicare alla caccia, passatempo preferito degli europei in territorio africano. L’attività politica e militare del Regno d’Italia nel Corno d’Africa lo investì tuttavia di una responsabilità inaspettata. Gli fu chiesto di recarsi nuovamente presso la corte di Johannes IV, per consegnargli alcune lettere del sovrano italiano Umberto. L’incontro, avvenuto nel 1885, fu così descritto: “…fui ricevuto dal re Giovanni con molta cordialità, mi tese la mano e mi strinse la mia che gli porsi, atto assai raro per gli abissini che per tradizionale costume di rigidezza e cogli europei di diffidenza, toccano d’usato semplicemente la mano senza mossa alcuna.” L’imperatore Johannes lo onorò con il massimo riconoscimento di corte, la croce di cavaliere dell’Ordine di Salomone. Per la cerimonia d’investitura Ferrari indossò un ricco costume locale che, insieme ad altri regali ricevuti durante le sue spedizioni, avrebbe poi donato al direttore dei Musei Civici di Reggio Emilia, Gaetano Chierici. Fu quella l’occasione in cui ebbe modo di riportare in Italia gli effetti personali di Gustavo Bianchi. Nel 1890, ormai sessantenne, si imbarcò nella più singolare delle tre spedizioni, organizzata insieme ai membri della Società Reggiana per l’Africa con l’obbiettivo di fondare una colonia agricola per emigranti italiani, che avrebbe dovuto chiamarsi “Colonia Reggiana” o “La Nuova Reggio”. L’impresa fallì tristemente e Ferrari dovette lasciare l’Africa – insieme ai superstiti di quella sfortunata avventura, di cui resta il ricordo su qualche carta geografica dell’epoca – questa volta per non tornarci più. Pare che negli ultimi anni della sua vita, passati nella dimora reggiana, a causa della delusione patita, malvolentieri parlasse di Africa e delle sue esplorazioni.
Cfr. A. Attolini, Un reggiano alla corte d’Etiopia; A. Fulloni, Il capitano Vincenzo Ferrari: precursore africano; M. Ferrari Spallanzani, Vincenzo Ferrari.
(note biografiche a cura di Luca Villa)

Altre informazioniArea di provenienza

Africa

Altre informazioniAree culturali

Corno d'Africa, Etiopia.

Altre informazioniCompilatore

Bertini B.

Dove si trova

Via Spallanzani, 1

PatER