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ETNO – Nucleo etnografico: Nucleo tessuti copti – Museo Nazionale

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Via San Vitale, 17
Ravenna

Il sostantivo "Copto" deriva dal vocabolo arabo Qubt – Quft – Qift (variamente vocalizzato), più precisamente, dalla traduzione, in arabo, del sostantivo greco "aiguptios" traslato attraverso il latino "cophti, cophtitae". Un termine distinguente, all'inizio della dominazione araba, gli abitanti autoctoni dell'Egitto (senza alcuna distinzione etnica) dai "Rum" ovvero i cittadini d'origine greco – bizantina. Il termine non aveva, in origine, nessuna connotazione di natura confessionale in quanto la distinzione in uso in tale settore, ai primordi dell'occupazione islamica, era: "Melchiti", per i cristiani in comunione con Costantinopoli, e "giacobiti" (dal nome di Giacomo Baradeo) per i "ribelli" anti-calcedonensi. Nei secoli successivi la divisione perse chiarezza finendo per indicare, localmente, la minoranza cristiana e la sua organizzazione di fede. Un uso superficiale che, dal XVII secolo, si propagò nella cultura occidentale.
Parte del più ampio nucleo di tessuti conservati presso il Museo Nazionale di Ravenna, il gruppo delle stoffe copte proviene dalla donazione del 1902 da parte del collezionista Emile Guimet, già direttore del Museo Guimet di Parigi e attribuita alla Necropoli di Antinoe. Non è rimasta alcuna traccia scritta riguardo questa donazione negli archivi del Museo, ne rimane notizia in un giornale locale che la descrive come “contenuta in dodici cartelle, da frammenti di abiti di tela di canape, quali però coi colori ancora intatti, coi disegni e ricami svariatissimi, con le figurazioni di scene di caccia e di santi danno idea di quanto l’arte fosse progredita presso popolazioni così lontane di tempo e di luogo da noi, delle loro costumanze e della loro religione.” (“Il Ravennate – Corriere di Romagna”, 21 dicembre 1902).
Sempre la stessa fonte ricorda come “il munifico donatore avesse con lettera cortesemente gentile indicato come le stoffe possano essere conservate ed in qual modo debbano collocarsi perché nulla perdano del loro pregio”. È da supporre che la scelta del Museo Nazionale di Ravenna quale custode di questi reperti fosse dovuta all’autorevolezza propria dell’istituzione appena fondata e alla personalità di Corrado Ricci, primo Soprintendente ai Monumenti di Ravenna.

La collezione è stata oggetto di restauro dal 1983 al 1991.

Altre informazioniArea di provenienza

Africa

Altre informazioniAree culturali

Egitto

Altre informazioniCompilatore

Bertini B.

Dove si trova

Via San Vitale, 17

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