
Nel 1898 il senatore Fedele Lampertico – anche in qualità di Presidente della "Associazione Nazionale per soccorrere i missionari cattolici italiani all’estero" – contribuisce all’organizzazione dell'Esposizione Universale a Torino. Con il materiale inviato dalle varie missioni venne creato un vasto padiglione, accessibile al grande pubblico nel novembre 1898.
Nel maggio dell’anno successivo, Mons. Guido M. Conforti lancia l'idea di una fiera di beneficenza, onde raccogliere fondi per la costruzione di un nuovo istituto di missionari a Parma. Il senatore Lampertico invia due casse del materiale dell’esposizione del 1898. Conforti dedica alla fiera solo alcuni pezzi, mentre trattiene gli altri come fondo iniziale di un museo etnologico. La fiera di beneficenza ha successo, e il nuovo istituto per le missioni vede la luce il 24 aprile 1900.
Il materiale raccolto per l'Esposizione Universale del 1898 (che potremmo indicare con "nucleo Lamperti") ebbe due occasioni di andare disperso: la vendita a scopo benefico del 1899 e altre dismissioni nel biennio 1928-29.
Nel dicembre 1901, torna dalla Cina padre Manini. La sua professione di medico lo aveva messo in ottime relazioni con l’élite cinese, e tornò carico di regalie: bronzi, ceramiche, dipinti, una collana da sposa. Anche questo materiale confluì nel museo etnografico cinese in via di creazione.
Nel marzo 1911, è la volta di padre Giovanni Bonari. In questo caso il padre missionario riporta materiale dietro espresso invito di Conforti: sculture di divinità, lacche, peltri, giade, avori, una raccolta numismatica di rilevanza a livello europeo, consistente in tre collezioni di conii: una sua, due inviategli appositamente.
Le file della collezione parmense vanno rinvigorendosi a ritmo incalzante:
anno Padre di riferimento Tendenza di acquisto
1913 Mons. Calza bronzi, ceramiche, dipinti, arredi sacri in cloisonné
1923 Armelloni Non specifica
1925 Popoli e Pelerzi Non specifica
1929 Magnani Non specifica
1930 Vanzin e Brambilla Non specifica
1933 Tissot Non specifica
1937 Moranti Non specifica
Padre Toscano si occupa dell'allestimento del Museo per un primo periodo, dal 1926 al 1934.
Nel 1937-1941, per gli eventi bellici, il Museo viene trasferito prima nella Sala del Redentore, poi in una villa a Basilicanova. Nel 1947-48 i pendants cinesi vengono venduti per autofinanziamento dei missionari; solo nel 1950 si procede al riallestimento a Parma, ma contemporaneamente vengono organizzati eventi per pubblicizzare la collezione: nel 1951 alcuni pezzi vengono inviati a Venezia, a Palazzo Ducale, per una mostra; nel 1954-56 il Museo di Parma realizza una mostra itinerante di alcuni oggetti; nel 1957-59 viene attuata la distinzione fra museo d’arte cinese e museo etnografico.
Nel 1957 padre Toscano completa la redazione del catalogo.
Fanno parte della collezione bronzi Song, Ming, Qing. Una diceria sosteneva che fossero stati saccheggiati da soldati europei dai palazzi imperiali di Dagu, il porto Tianjin. Non esiste alcun documento che ricordi una razzìa del genere; è possibile che l’equivoco nasca dalla lettura delle note di padre Manini, che menziona pezzi comperati a Tay-quo (che in realtà è la traslitterazione dell’epoca per Daizhou). L’assonanza tra Tay-quo e Dagu avrà giocato il resto.
A fini didattici, negli anni Cinquanta, padre Toscano acquistò anche pezzi non derivanti dalle missioni, e procacciò donazioni ad hoc per il Museo.
Pezzi paradigmatici del Museo sono:
– una testa di Bodhisattava della dinastia Sui [41]
– i vasi della collezione Carra, [198 e 199]
– gocciolatoio a forma di tartaruga della dinastia degli Han orientali
– un vaso Yue [213] del 485 d.C.
– un muletto in terracotta, statuetta a destinazione tombale, della dinastia dei Wei del Nord (386-535). [216]
– un vaso Mishima [256] del XIII secolo
– un vaso polvere-di-tè [262]
– una tazza verde [323], l'esemplare più grande tra e collezioni europee
Asia
Altre informazioniAree culturaliCina, India, Indonesia, Pakistan.
Altre informazioniCompilatoreBasso S.
Viale S. Martino, 8