
Gustavo Bianchi, nato a Ferrara, salpa per le coste africane con la spedizione di Pellegrino Matteucci il 23 novembre 1878, con la missione di esplorare commercialmente la regione dello Scioa soggetta a re Menelik. Allorché la spedizione tornerà in Italia, Bianchi rimane solo a Gondar capitale dell'Amhara ospite dell'imperatore Johannes, per il capodanno del 1880 è nella stazione geografica di Let Marefià dove incontra Orazio Antinori, Sebastiano Martini ed il Conte Antonelli. Prosegue per la regione dei Sidamo studiandone usi e tradizioni. Rientrato in Italia nell'81 viene nominato cavaliere da Re Umberto, la Società di esplorazione milanese gli consegna una medaglia d'oro e pubblica il suo volume "Alla terra dei Galla" relazione sull'Abissinia, sulla regione dello Scioa e dei Sidamo.
Bianchi salpa di nuovo il 26 gennaio 1883 da Napoli con il piroscafo "China" della Società Ribattino e con lui sono il contese Gherardo Monari, il novarese Cesare Diana e l'ingegnere conte Augusto Salimbeni di Modena che avrebbe dovuto costruire un ponte su commissione del re del Gorgiam.
Gustavo Bianchi insieme a Cesare Diana e Gherardo Monari vengono uccisi nell'ottobre del 1884 in Dancalia, dando inizio all'occupazione italiana di Massaua. Assab, dove la spedizione sbarcò, divenne il primo nucleo della Colonia Eritrea.
A questi esploratori è dedicata una lapide in marmo posta sul palazzo dei Duchi Estensi nella piazza Savonarola a Ferrara.
La donazione fu fatta al museo dagli eredi di Gustavo Bianchi e alcuni documenti a riguardo dovrebbero trovarsi all'interno degli archivi. Il materiale fu recuperato fortunosamente in seguito ai bombardamenti subiti dal museo durante la seconda guerra mondiale e dunque non restano tracce di studi sugli stessi.
Da segnalare all'interno del nucleo un interessante "Registro dell'esploratore Gustavo Bianchi", una sorta di dizionario manoscritto compilato dall'esploratore, arricchito di appunti e conteggi riguardanti acquisti fatti durante la spedizione, dal 1879.
GUSTAVO BIANCHI
Coraggioso esploratore in Eritrea
Gustavo Bianchi (1845-1884) uscì col grado di sottotenente dalla Scuola Militare di Modena nel 1865, ma non proseguì a lungo la carriera militare, anzi, prese presto congedo a causa di un grave difetto di vista. Sembrò quindi adattarsi alla vita civile. Nel 1876 si trasferì infatti a Milano dove intraprese la professione di contabile presso la Casa Commerciale Mandelli Rotondi. Nel 1878 però la sua vita subì una decisa scossa, quando fu aggregato alla spedizione comandata da Pellegrino Matteucci e organizzata dalla Società Milanese di Esplorazione, che l'anno successivo raggiunse l'Abissinia. Con lui c'era anche Vincenzo Ferrari, pure lui per la prima volta in Africa. Bianchi vi rimase per quasi due anni, fino alla primavera del 1881. Della spedizione fu il solo a restare, mentre gli altri facevano ritorno in patria. Condusse diverse esplorazioni, compiute con pochi mezzi e uomini alla maniera dei grandi esploratori dell'epoca, di cui abbiamo testimonianza grazie al suo libro Alla Terra dei Galla. Eccone un breve saggio: "Ai giardini preparati dalla mano dell'uomo subentrano foreste e giardini naturali, che sembrano opera di fate; ai viali e ai paesaggi subentrano plaghe sterminate, deserte e silenziose… Tutto è grande perché è lavoro della natura; ma nulla che parli del lavoro dell'uomo." Durante la prima spedizione Bianchi fu protagonista di un episodio che tornato in patria gli avrebbe portato fama e riconoscenza. Grazie alle sue insistenze convinse ras Adal, governatore del Goggiam, a ottenere la liberazione del capitano Antonio Cecchi, esploratore italiano fatto prigioniero in Eritrea.
Nel 1883 riuscì ad organizzare un'altra spedizione esplorativa dell'Eritrea e del Goggiam. Lo accompagnavano Cesare Diana, Gherardo Monari e Augusto Salimbeni. Quest'ultimo si fermò poi per adempiere alla costruzione di un ponte sul Nilo Azzurro. Gli altri, Bianchi in testa, trovarono la morte in territorio africano, traditi dalle loro stesse guide. Nella lettera-testamento, datata 2 settembre 1884, che aveva lasciato all'amico Antonio Sani, scrisse profeticamente, con lo stile asciutto di chi è consapevole dei rischi a cui va incontro: "Con mia madre, con la mia famiglia, ti regoleresti tu; a questo tuo cuore d'amico lascio l'incarico, senza aggiungere altre parole. Ecco il bacio e l'addio del tuo Gustavo Bianchi". La città di Ferrara ricorda il suo concittadino e i suoi due sfortunati compagni di esplorazione nel Goggiam, con una lapide in marmo inaugurata nel 1886 in piazza Savonarola. I reperti materiali delle sue esplorazioni nel corno d'Africa sono esposti presso il Museo del Risorgimento della città estense.
Cfr. G. Bianchi, Alla terra dei Galla; D. Pesci, Esplorazioni in Africa di Gustavo Bianchi; C. Zaghi, L’ultima spedizione africana di Gustavo Bianchi: diari, relazioni, lettere e documenti inediti.
(note biografiche a cura di Luca Villa)
Africa
Altre informazioniAree culturaliLibia, Etiopia, Eritrea.
Altre informazioniCompilatoreBertini B.
Corso Ercole I d'Este, 19