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ETNO – Nucleo etnografico: Nucleo Armeria Albicini – Armeria Albicini

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Corso della Repubblica, 72
Forlì

La raccolta Albicini è costituita dalle armi collezionate dal marchese Raffaello Albicini e donate ai civici musei, all'inizio del secolo, dal figlio Livio. A queste si è poi aggiunto un centinaio di pezzi, del tutto omogenei comunque ai 410 originari.
Notevole la varietà dei cimeli, che abbracciano un arco temporale dal sec. XV al sec. XIX.
Si va dalle armi in asta, di cui sono documentate le tipologie più disparate (falcioni, roncole, partigiane, di cui varie "a lingua di bue", sergentine, corsesche, alabarde, quadrelloni da breccia, lance, un brandistocco), a numerose parti di armatura di varia foggia (soprattutto elmi, petti e schiene), fra cui spiccano elementi della pregiata armatura da torneo di Brunoro Zampeschi, signore di Forlimpopoli (seconda metà del sec. XVI). Non mancano testiere per cavallo, maglie in ferro, di cui una con anelli a "grano d'orzo", mazze ferrate e martelli d'arme.
Parimenti ampio il repertorio di spade, fra cui schiavone veneziane, palosci, spade a tazza, un "coltellaccio", e di spadini, dall'elsa elegantemente decorata. Degni di nota due fusetti da bombardiere, uno spadone ed un "giustiziere", usati per eseguire sentenze capitali mediante decollazione.
Fra i diciassette archibugi (a cui vanno sommate dodici canne per armi da fuoco lunghe), spicca l'archibugio corto "da cavallo" cosiddetto Sforza Pallavicino, di probabile esecuzione bresciana e databile intorno al 1580 – 1585. La cassa è ornata da una lamina di ferro incisa con grande raffinatezza a girali e figure di satiro, così come il guardamacchia è traforato a fogliami. L'eleganza degli ornati richiama quelli di certi archibugi farnesiani. La denominazione dell'arma deriva dal fatto che, nel sottomano, compare l'emblema dell'Idra, col motto Utcunque, propri di Sforza Pallavicino (1519-1585), marchese di Cortemaggiore e di Busseto, dal 1559 Capitano generale di terraferma per Venezia.
Di notevole interesse anche il gruppo delle armi da fuoco corte, a cominciare da una pistola (1620 ca.) attribuibile al "Maestro dei tralci a testa d'animale", uno dei più grandi archibusari austriaci del sec. XVII. La cassa, infatti, è accuratamente intagliata: gli ornati, come è caratteristico dell'anonimo maestro, raffigurano rame che si chiudono a riccioli, palmette, fioriture o teste di animali mostruosi, fantastici.
Notevole anche la pistola "Acquafresca" (1695 ca.), eseguita dalla famiglia di armaioli di Bargi (Bologna), il cui capostipite fu Bastiano Cecchi (1619 -1692): essi firmavano le loro creazioni Acqua fresca. Nella cartella dell'esemplare forlivese compare per l'appunto tale firma, nonché decori incisi all'acquaforte.
Da segnalare pure una coppia di pistole lunghe della Renania (1610 ca.) fittamente intarsiate, con madreperla, osso e pasta colorata, sì da creare volute sottili con fiori e frutti, motivi che si rifanno a modelli olandesi del sec. XVI.
L'ubicazione e la disposizione sono rimaste invariate.
Oltre ai pezzi evidenziati da Ettore Casadei (pp. 309-310), è opportuno rilevarne altri di qualità molto elevata.
Rispetto all'assetto descritto da Ettore Casadei (pp. 309-310), si rileva che sono stati aggiunti più di un centinaio di pezzi, del tutto omogenei comunque a quelli originari, e che nel terzo locale dell'armeria è stata collocata nel 1958 una raccolta di armi (ed altri oggetti) provenienti dal Congo, dono di Virginia Pedriali.

Altre informazioniArea di provenienza

Asia Africa

Altre informazioniAree culturali

Giappone

Altre informazioniCompilatore

Basso S.

Opere in ETNO – Nucleo etnografico: Nucleo Armeria Albicini (2)

Dove si trova

Corso della Repubblica, 72

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