Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

172
172

Dio ordina a San Romualdo di celebrare la Messa e di interpretare il Salterio davidico

172
172
via Baccarini, 3 – Ravenna (RA)

Barbiani Giovanni Battista

1593/ 1656-58 post

dipinto murale

muro/ pittura a olio
cm.
330(a) 215(la)
sec. XVII (1632 – 1632)

Nella metà superiore del dipinto è rappresentata la scena della Santissima Trinità in un chiarore di luci fra nubi popolate da angeli e cherubini, con alucce rispettivamente verdi o verde-blu e rosa. A destra, a metà altezza, San Romualdo in vesti sacerdotali, con indosso una pianeta a fondo bianco ornata da festoni incrociati di foglie verdi e da racemi in tinta ocra dorata tiene le mani giunte sul petto e rivolge lo sguardo al Padre che lo osserva pensosamente. Dalla bocca del santo escono le parole, in caratteri giallo-oro, dirette verso il Padre Eterno: FIAT FIAT.
In basso, ancora San Romualdo, seduto su una poltrona dall'alto schienale in cuoio rossastro, sta scrivendo su un libro posato su un tavolo coperto da un drappo verde scuro, sul quale sono adagiati il pastorale, con la parte terminale in alto ricurva contenente il monogramma classense, e la mitria bianca a racemi dorati ornata di perle, e un calamaio. Pur essendo l'episodio dell'estasi relativo al periodo umbro della vita di San Romualdo, e lontano dalla fase ravennate della sua esistenza, si volle porre in evidenza il legame del santo con Classe, mediante l'inserimento dell'insegna classense nel pastorale.
A sinistra, al di là di una apertura nella parete, si vede l'interno di una cappella. Romualdo vi sta celebrando la Messa. Sopra l'altare è un dipinto centinato dove è raffigurato Cristo crocifisso fra Giovanni e la Madre. Intorno al celebrante diverse figurette di monaci camaldolesi sono in atteggiamenti scomposti e indicano verso l'altare compiendo gesti di meraviglia.
Il dipinto è inserito in una intelaiatura architettonica illusivamente dipinta a tempera (o ad affresco). Alla sommità una tabella reca un'iscrizione.

L'opera in esame spetta, insieme all'altra dipinta sulla stessa parete del corridoio (cfr. nctn 00000173), per analogia stilistica, alla mano del pittore ravennate Giovanni Battista Barbiani. Il raffronto con gli affreschi della cupola di San Romualdo (cfr. nctn 00000171), eseguiti da questo pittore nel 1632, un anno prima della data di consacrazione della chiesa ("Alli 7 febbraro del 1633 vi fu cantata la prima messa" riferisce A. Tarlazzi, p. 392) induce a proporre per quest'opera una datazione non distante. Un documento conservato all'Archivio di Stato di Ravenna (Congregazioni Religiose Soppresse, voi. 244 Classe, contenente inventari, fascicolo datato in apertura 1633) alla carta 9r reca la seguente indicazione: "Nel dormitorio strotto [costruito] di sopra di rimpetto all'immagine di S. Romualdo". In considerazione di tale scritta, riferentesi certamente al dipinto in esame, la data 1633 può rappresentare un ante quem per la sua esecuzione.
Nella raccolta di incisioni a illustrazione della Vita di San Romualdo conservata nella Biblioteca Classense (Vita et acta SS.mi Patris et Patriarchae Romualdi Fund. Camald. latino idiomata a B. Petr. Damiani eìusdem discipulo composita: nunc vero in Germanica lingua versa, a quodam in eremitario S. Josephi prope Vienna professo eremita et sacerdote. Anno MDCCXXIII, tav. 51) è proposta una stampa analoga a quella del dipinto in esame.
L'opera è stata realizzata sulla parete in fondo al corridoio centrale, al primo piano, di passaggio obbligatorio per andare alla sala di lettura e agli uffici, che più degli altri ha solennità e austerità claustrale.
Nel dipinto è raffigurato un episodio della vita di San Romualdo narrato nella biografia che di lui scrisse Pier Damiani. Questa la vicenda. Dopo varie peregrinazioni per l'Appennino, Romualdo giunse finalmente in un luogo tra i suoi prediletti: il monte di Sitria, al confine fra le attuali province di Perugia, Ancona e Pesaro, ad oriente del Catria. Come già gli era accaduto in precedenza, anche qui dovette patire persecuzioni, e di particolare gravità morale, per le calunnie di un discepolo, di nome Romano, un nobile che divenne più tardi vescovo simoniaco di Nocera e tosto perdette violentemente la vita. Ma alla durezza della persecuzione rispose alla fine una venerazione più ampia e trionfale. La penitenza inflitta 'a Romualdo per il supposto reato di cui Romano l'aveva accusato, e alla quale si assoggettò di buon grado sebbene innocente, fu quella di dover astenersi per quasi sei mesi dal celebrare la Messa. Finalmente, come riferisce il Damiani, Iddio gli comandò, sotto pena di perdere la sua divina grazia, di voler cessare da una così inopportuna semplicità e di celebrare con tutta libertà e fiducia i sacri Misteri. Il giorno appresso a quello di tale intimazione salì al sacro altare e, giunto alla seconda segreta (cioè al Canone), fu rapito in estasi, restando immobile e in silenzio per un lungo spazio di tempo con grande stupore dei circostanti. Interrogato poi perché nel celebrare si fosse tanto trattenuto contro il solito, rispose: "Rapito al cielo sono stato presentato al cospetto di Dio, e mi è stato subito ordinato da voce divina di esporre, secondo questo intelletto che Dio mi diede, i salmi e di ordinarli per scritto secondo la capacità della mia intuizione. Io, preso da troppo e inenarrabile terrore, non potei rispondere altro che: "Fiat, fiat" (cfr. Petri Damiani, Vita Beati Romualdi, ed. a cura di G. Tabacco, Roma 1957, capp. L e LI, pp. 92, 93 e 94). In seguito il Santo commentò perfettamente tutto il salterio e alcuni Cantici dei Profeti; e sebbene le regole grammaticali fossero errate, conservò tuttavia ovunque integro il senso.
Non ci è pervenuto il commento ai Salmi eseguito da Romualdo. Riferisce G. Tabacco nell'edizione citata che un antico codice del commento ai Salmi attribuito a Romualdo videro il Mabillon e recentemente lo Zimmermann a Camaldoli, ma esso riproduce in gran parte il commento di Cassiodoro (p. 93).
Il distico, riportato sulla tabella posta alla sommità, risale all'epoca di composizione del dipinto. E' senz'altro opera di un monaco dottissimo e celebra la virtù romualdina per eccellenza: il silenzio. La Vita di San Romualdo scritta da San Pier Damiani (capitolo LII) riferisce di sette anni di silenzio osservati da Romualdo, che in tale periodo convertì più anime che con la parola. Questa è la più probabile traduzione del distico, dovuta a Don G. Spinelli (comunicazione verbale): "L'arte muta del padre (= Romualdo) ti ha quasi dipinto il pensiero; tu gli darai voce, ma senza frapporti al suo pensiero". Più particolareggiatamente, il brano può essere riferito al salmodiare di Romualdo, o all'arte del pittore che sa esprimere tacendo.
Sorprendente, e probabilmente unica nell'iconografia romualdina, è l'immagine del santo in veste sacerdotale (così come appare nel dipinto in esame) in atto di celebrare la Messa in cui si verificò l'episodio dell'estasi, e nel momento dell'estasi stessa, quando fu accolto in cielo in adorazione della Trinità ispiratrice del commento.
Infine va notato che, nel capitolo LI della Vita di San Romualdo del Damiani, l'episodio dell'ascesi è narrato ancora da Romualdo ai discepoli. Ivi egli, pur asserendo che un uomo è stato davanti a Dio, nasconde per modestia di essere stato lui stesso. Iconograficamente parlando, non esiste la possibilità di una raffigurazione di scrittura ispirata nei termini in cui compare nel dipinto in questione (nella forma di un uomo che scrive a un tavolo). L'estasi, così come è narrata dal Damiani nei capitoli L e LI, è raffigurata, in questo dipinto, attraverso le parole di Romualdo, dall'uomo sulla destra. Trait d'union fra la terra e il cielo è l'angioletto alle spalle della poltrona.

Bibliografia Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 85-87

Altre informazioni

Tipo di caratteri: lettere capitali
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: FIAT FIAT
Tipo di caratteri: lettere capitali
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: PENE TIBI MENTEM PINXIT / SINE VOCE, PARENTIS / MVTA ARS, TV VOCEM / SED SINE MENTE DABIS

Altre opere in Biblioteca Classense (213)
Altre opere di Barbiani Giovanni Battista (18)
Altre opere simili del sec. XVII (101)
Altre opere in Biblioteca Classense
PatER