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Solitudine

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Via di Roma, 13 – Ravenna (RA)

Dal Pozzo Tommaso

1862/ 1906

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
43(a) 59(la)
sec. XX (1904 – 1904)

n. QM0279

Piccolo dipinto ad oli su tela raffigurante un paesaggio montano con casa e armenti.

Tommaso Dal Pozzo (Dalpozzo) Nasce a Faenza il 3 novembre 1862.
Tipica personalità d'artista "politecnico" nella Faenza ottocentesca, nella breve durata della sua vita fu attivo come pittore, freschista, ceramista, architetto, disegnatore di ferri battuti per la fabbrica Matteucci di Faenza, restauratore di dipinti, oltre che direttore artistico delle faentine Fabbriche Riunite di ceramica (1900-1905) e direttore (1905-1906) dei Musei civici e della Pinacoteca di Faenza. Fece parte nel 1901 della commissione comunale per il restauro del palazzo del Popolo di Faenza, assieme a Marcucci e Pritelli con i quali firmò la Relazione della Commissione pel restauro Faenza 1901. Scrisse (Rassegna d'arte, II, 1902, 9, pp. 129 ss.) un breve saggio su Il sepolcro di S. Savino di Faenza, in relazione alla ipotesi di ricostituzione originaria dell'opera (attribuita ora a Benedetto da Maiano ora a Desiderio da Settignano). Fra le sue opere di carattere monumentale vanno ricordate in Faenza: il progetto e la decorazione della cappella della Beata Vergine della divina provvidenza in S. Lorenzo martire a Faenza nel 1897; le decorazioni murali della cappella di S. Pier Darniani in duomo nel 1898 e quelle della chiesa di S. Bernardo; negli anni 1899-1900 l'architettura e gli affreschi della cappella del Crocifisso nella chiesa dei cappuccini; il ritocco degli affreschi settecenteschi nella cappella della Concezione in S. Francesco nel 1904; varie decorazioni in dimore private (le Quattro stagioni nel salone della villa Piancastelli già Magnaguti, detta il Palazzone, tra Ponte Felisio e Solarolo, distrutta durante la seconda guerra mondiale, casa Sirotti in corso Mazzini a Faenza).Il campo in cui ha meglio espresso la sua personalità è quello della pittura su maiolica e a olio. Allievo di Achille Farina, pittore e ceramista, nella fabbrica di quest'ultimo si esercitò particolarmente nella pittura su maiolica e in questo gli fu valido aiuto sin dagli inizi Giuseppe Ghinassi, anch'egli pittore su maiolica. Perfezionò così una tecnica che fu detta "ad impasto", cioè quella per cui la stesura dei colori non era diluita ma data a spessore, a grumi: il procedimento più idoneo a rendere sulla maiolica le caratteristiche proprie della pittura ad olio o dell'acquerello.
Il suo gusto naturalistico lo portò a prediligere i soggetti di paesaggio e i ritratti, che hanno avuto grande seguito nelle botteghe ceramiche faentine si può dire fino ad oggi. La sua opera venne peraltro assai apprezzata anche in vita, con premi alle esposizioni di Milano del 1881 e del 1891, a quella bolognese del 1888 e in varie altre sedi dell'Emilia Romagna. Morì a Faenza il 20 febbraio 1906.

Bibliografia Pinacoteca comunale di Ravenna : collezione moderna ‘800-‘900
Ravenna
Essegi
1990

Altre informazioni

Tipo di caratteri: corsivo
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: T Dal Pozzo/ 1904

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