
1832/ 1891
dipinto
n. 302095
L'allegoria della città di Ravenna è incarnata da una donna, rappresentata a figura intera con un ampio panneggio, recante sul capo una corona turrita e sul petto una piastra metallica. La figura muliebre, seduta in trono con il piede destro appoggiato su un frammento di trabeazione, è colta nell'atto di mostrare l'interno del suo mantello dove compaiono l'effige del Sommo Poeta e lo stemma della città. Alla sua destra è una bandiera tricolore dai colori molto accesi dalla quale sporge la punta di una lancia illuminata da un bagliore incerto. Sul fondo è uno scorcio del paesaggio marino ravennate caratterizzato dai pini domestici.
Del dipinto raffigurante l'allegoria della città di Ravenna, eseguito da Francesco Leonardi, non si conosce la datazione così come risulta impossibile reperire notizie sulla sua provenienza; certo è che risulta immerso in un classicismo derivante da un ideale artistico accademizzante.
Questa imponente figura muliebre, che vuole simboleggiare Ravenna, risulta fondamentale per comprendere l'attività, altrimenti poco giudicabile, di questo quasi sconosciuto artista ravennate di cui esiste una breve ricostruzione biografica fatta da pittore di Castelbolognese, naturalizzato romano, Giovanni Piancastelli, in una lettera conservata nella Biblioteca Classense (Arte Ricci, Pittori e Scultori 2). Nella missiva datata 4 maggio 1924, quando Piancastelli aveva 79 anni, non è indicato il nome del destinatario, che si presume dovesse essere lo stesso Corrado Ricci. Nella narrazione dei fatti salienti della vita di Leonardi, cosa assai strana, mancano le date, il che rende difficile collocare il dipinto in esame. Partito per Roma a piedi con un amico, impiegò circa un anno per giungervi, sostando spesso nei paesi incrociati lungo il percorso per lavorare. Nella città papale fece l'aiuto di alcuni decoratori e studiò nudo, serale, presso la locale Accademia: in breve fu apprezzato per l'uso della tempera e per la impostazione delle figure. I frati di Santa Maria in Campitelli, per i quali aveva dipinto alcuni stendardi, gli concessero un locale nel convento che fu poi suo studio per molti anni. Dipinse stendardi per le confraternite e grandi teloni per le santificazioni. Come decoratore fu apprezzatissimo al punto da essere introdotto, nel 1874 (unica data) presso i Borghese da Filippo Lancilloti, per il quale aveva dipinto un fregio presso la sua villa di Frascati. Da questo momento divenne amico di Piancastelli il quale ricorda ancora che "assumeva il mantenimento di tutte le loro case, e soleva dire: guadagno più col bianco e le vernici che a fare il Professore". Lavorò molto anche come decoratore di richi borghesi e vinse il concorso per dipingere il salone del Banco di Roma, allora in via del Tritone.
Le preferenze espresse da Leonardi, dipinto in esame a parte, erano per i grandi affrescatori barocchi: il Baciccia, Pietro da Cortona, ma anche Tiepolo: col suo lavoro, riuscì ad accumulare una discreta fortuna. A Roma rimase fino alla morte: Piancastelli annota che "finì col diventare alcolizzato […] Fu portato al Manicomio alla Lungara ove ove poco dopo morì. Piacastelli così conclude la nota biografica: "Giunse da Ravenna un suo nipote o cugino per raccogliere l'eredità ed esigere le pendenze, egli non voleva la croce sul carro funebre. Diversi amici raccolti per l'accompagno al Campo Santo protestarono indignati e la croce fu messa".
Una preziosa, seppur breve, biografia di Leonardi è tracciata da Lorenzo Miserocchi nel suo "Ravenna e Ravennati nel secolo XIX", pubblicato a Ravenna nel 1927 (p. 143) che, oltre a riportare sostanzialmente le note di Piancastelli, le arricchisce con l'indicazione delle date di nascita, 1832, e di morte, 1891. Inoltre ci informa che Leonardi è ricordato negli atti della Accademia di Belle Arti di Ravenna negli anni 1846-47-50-51-60-61. Interessante per la comprensione del personaggio il seguente passaggio di Miserocchi: " Non era religioso e diceva: "non mi hanno mai insegnato queste cose". Eppure era ben voluto da cardinali, monsignori, preti, frati e da molti nobili quasi tutti clericali per i quali poi tanto lavorò. Quando col suo lavoro giunse a mettere insieme circa 50.000 lire diceva: adesso che ho fatto quattrini mi dispiace di morire". Sappiamo già la triste fine che egli fece.
L'Archivio Storico Comunale di Ravenna conserva diversi documenti (Atti Comunali 1862, titolo IX, rubrica 8, prot. 309, avente per oggetto: "Assegni per causa di studj") relativi alla concessione di un assegno mensile al Leonardi. I consiglieri del Comune di Ravenna il 7 gennaio 1862 con undici voti favorevoli e nove contrari, deliberarono di corrispondere un assegno mensile a Francesco Leonardi studente in Roma. Del quale si riconoscevano le grandi doti pittoriche.
Bibliografia
Miserocchi L.
Ravenna e ravennati nel secolo XIX
Ravenna
Società Tipo-Editrice Ravennate e Mutilati
1927
p. 143
Bibliografia
Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 260-262
Tipologia: stemma
Identificazione: Comune di Ravenna
Posizione: all'interno del mantello sollevato dalla donna
Descrizione: Due campi oro e rosso, contenenti due leoni dell'un colore nell'altro controrampanti e affrontati ad un pino verde fruttato d'oro, sradicato e posto nella partizione.