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Ritratto di papa Pio VII

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via Baccarini, 3 – Ravenna (RA)

ambito romagnolo

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
89.5(a) 65(la)
sec. XIX (1815 – 1815)

n. 302164

Il Pontefice è raffigurato seduto su di una sedia ruotata di tre quarti, in atto di benedire. Il volto, pallido e scavato, è in contrasto con il nero dei capelli e con il rosso porpora della mozzetta con bordo in ermellino. Indossa una stola ricamata ed una bianca veste serica con aldo bordo di pizzo. Sullo scrittoio a destra, oltre a penne e calamai, è posata una croce da tavolo.

Il dipinto in esame raffigura papa Pio VII. Dell'identità dell'effigiato si è certi perché deriva da un prototipo di alta scuola, che probabilmente va riconosciuto nella tela di Vincenzo Camuccini conservata nella Pinacoteca di Cesena, dove il Papa è effigiato in una posa non molto dissimile. Anche se la qualità della derivazione non è eccelsa, soprattutto nel disegno della figura, la stesura cromatica complessiva e la resa di alcuni particolari quali la mozzetta di velluto conclusa da ermellino, ovvero i delicati ricami rappresentati sulla stola, sono più che accettabili. Si può ben dire che l'anonimo esecutore di questa tela è riuscito a restituire la modestia, l'umiltà e in sintesi l'estrema bontà che aveva caratterizzato questo papa. Alla morte di Pio VI, il Sacro Collegio convocato dal decano cardinal Giuseppe Albani, si riunì in conclave a Venezia sotto ospitalità austriaca, poiché in quel periodo Roma era occupata dalle truppe francesi. I cardinali si riunirono il 30 novembre 1799 nel monastero di San Giorgio. Ben presto si costituirono due fazioni, che si irrigidirono a tal punto che passarono tre mesi interi senza che si delineasse una soluzione. Finalmente monsignor Ercole Consalvi, addetto all'organizzazione esterna del conclave, riuscì a far convogliare i voti su Chiaramonti. Anche il cardinale e arcivescovo francese Maury ebbe un ruolo decisivo nella sua elezione. Il Chiaramonti fu eletto Papa il 14 marzo 1800, ma non fu incoronato nella Basilica di San Marco, poiché la sua elezione non incontrava il favore dell'Imperatore d'Austria, bensì in quella di San Giorgio Maggiore. Quindi lasciò le sue terre per recarsi a Roma, anche se decise di conservare per sé il titolo di vescovo di Imola, carica che mantenne fino alla morte. In luglio fece il suo ingresso a Roma, ed in agosto nominò Consalvi, cui in gran parte doveva la tiara, cardinale diacono e Segretario di stato, per poi iniziare ad occuparsi alacremente delle riforme amministrative, divenute ormai improrogabili. Nella scelta del nuovo segretario Pio VII non si fece influenzare dalle potenze straniere, specialmente dall'Impero austriaco, che voleva fosse nominato un prelato di suo gradimento.La sua attenzione si concentrò subito sullo stato di anarchia in cui versava la chiesa francese la quale, oltre ad essere travagliata dal vasto scisma causato dalla costituzione civile del clero, aveva a tal punto trascurato la disciplina che gran parte delle chiese era stata chiusa, alcune diocesi erano prive di vescovo, mentre altre ne avevano addirittura più di uno, mentre il Giansenismo e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si stavano diffondendo, e fra i fedeli serpeggiavano l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità. Incoraggiato dal desiderio di Napoleone di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il famoso Concordato, sottoscritto a Parigi il 15 luglio e successivamente ratificato il 14 agosto 1801. L'importanza di questo accordo fu tuttavia notevolmente stemperata dai cosiddetti articoli organici aggiunti dal governo francese l'8 aprile 1802. La Francia, comunque, ritrovò la libertà di culto che la rivoluzione aveva soppresso.Nel 1804 Napoleone iniziò a trattare con il papa la propria formale e diretta investitura come Imperatore. Dopo alcune esitazioni Pio VII si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella cattedrale di Notre Dame e a prolungare la sua visita a Parigi per altri quattro mesi ma, contrariamente alle sue aspettative, ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni, e di secondaria importanza. Rientrato a Roma il 16 maggio 1805, fornì al collegio cardinalizio, convocato allo scopo, una versione ottimistica della sua visita.Nonostante ciò lo scetticismo prese presto il sopravvento quando Napoleone cominciò a non rispettare il concordato del 1803, arrivando al punto di pronunciare d'autorità lui stesso l'annullamento del matrimonio del fratello Gerolamo con la moglie, un'americana di Baltimora. L'attrito fra la Francia ed il Vaticano montò così rapidamente che il 2 febbraio 1808 Roma fu occupata dal generale Miollis e, un mese più tardi, le provincie di Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino furono annesse al Regno d'Italia. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a Schoenbrunn l'11 maggio 1809 l'imperatore annetteva definitivamente tutti i territori dello Stato Pontificio.Per ritorsione, Pio VII, pur senza nominare l'Imperatore, emise una bolla di scomunica contro gli invasori; nel timore di un'insurrezione popolare il generale Miollis, di propria iniziativa, come sostenne Napoleone in seguito o, più probabilmente, per ordine del generale Radet, prese in custodia il Papa stesso. Nella notte del 5 luglio il Palazzo del Quirinale fu aperto con la forza e, in seguito all'ostinato rifiuto di annullare la bolla di scomunica e di rinunciare al potere temporale, il Pontefice fu arrestato e tradotto prima a Grenoble e in seguito a Savona. Qui egli si rifiutò con fermezza di convalidare l'investitura dei vescovi nominati da Napoleone e, quando i francesi scoprirono che il Papa intratteneva segreti scambi epistolari, gli fu addirittura proibito di leggere e scrivere. Alla fine, coi nervi scossi dall'insonnia e dalla febbre, gli fu estorta la promessa verbale di riconoscere l'investitura dei vescovi francesi. Nel maggio 1812 Napoleone, col pretesto che gli inglesi avrebbero potuto liberare il papa se questi fosse rimasto a Savona, obbligò il vecchio e infermo pontefice a trasferirsi a Fontainebleau; il viaggio lo provò a un punto tale che al passo del Moncenisio gli fu impartita l'estrema unzione. Superato il pericolo e giunto in salvo a Fontainebleau, fu alloggiato con tutti i riguardi nel castello per aspettarvi il ritorno dell'imperatore da Mosca. Appena rientrato, Napoleone intavolò immediatamente una serrata trattativa col papa che, il 25 gennaio 1813, accettò un concordato a condizioni tanto umilianti che non riuscì a darsi pace. Tanto che, su consiglio dei cardinali Bartolomeo Pacca e Ercole Consalvi lo rigettò pochi giorni dopo, comunicando la sua decisione per iscritto all'Imperatore (che la tenne segreta) e, in seguito, pubblicamente il 24 marzo dello stesso anno. Nel mese di maggio, infine, osò sfidare apertamente il potere dell'imperatore dichiarando nulli tutti gli atti ufficiali compiuti dei vescovi francesi.Dopo la sconfitta di Lipsia (19 ottobre 1813) e la conseguente entrata in territorio francese degli eserciti della coalizione nel gennaio 1814, Napoleone ordinò che il papa fosse ricondotto nella più sicura Savona, ma il precipitare degli eventi lo costrinse a liberarlo definitivamente e a consentirgli di rientrare nello Stato della Chiesa. L'8 marzo Pio lasciò Savona e il 24 maggio fu accolto a Roma da una folla esultante.
Il 7 agosto 1814, con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum, il papa ricostituì la Compagnia di Gesù, mentre il Segretario di stato Consalvi, al Congresso di Vienna si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della chiesa. Successivamente veniva soppressa nello Stato pontificio la legislazione introdotta dalla Francia, e venivano reintrodotte le istituzioni dell'Indice e dell'Inquisizione.Al suo ritorno da Vienna, il Consalvi introdusse un'amministrazione più snella ed altamente centralizzata, basata in gran parte sul Motu Proprio "Quando per ammirabile disposizione", emanato il 6 luglio 1816 da Pio VII. Le novità più rilevanti riguardavano il sistema catastale e la ripartizione territoriale dello Stato, suddiviso in tredici delegazioni, quattro legazioni oltre al Distretto di Roma ribattezzato Comarca di Roma. Nonostante ciò, le casse dello stato erano in condizioni disastrose, mentre il malcontento si aggregava principalmente intorno alla Società segreta, di ispirazione liberale, dei Carbonari, messa all'indice dal papa nel 1821. Il capolavoro diplomatico del Consalvi fu una serie di concordati stipulati a condizioni particolarmente vantaggiose con tutti gli Stati di religione cattolica, ad eccezione dell'Impero austriaco. Negli ultimi anni del pontificato di Pio VII la città di Roma fu molto ospitale verso tutte le famiglie regnanti, i cui rappresentanti si recarono spesso a Roma; il pontefice fu particolarmente benigno verso i sovrani in esilio, dimostrando una notevole e singolare magnanimità anche nei confronti della famiglia di Napoleone. Notevole fu anche l'accoglienza riservata ai maggiori artisti dell'epoca, fra cui molti scultori, uno dei quali, il protestante Thorwaldsen, costruì lo splendido mausoleo in cui furono deposte le spoglie dello stesso pontefice, che spirò il 20 agosto del 1823.
Per ulteriori notizie biografiche cfr. Cognasso, coll. 1504-1508 che include anche tutte le biografie precedenti.

Bibliografia Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 238-239

Altre opere in Biblioteca Classense (213)
Altre opere simili del sec. XIX (2389)
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