
1801/ 1884
dipinto
n. 302118
La scena ritrae Caio Gracco nell'atto di uscire di casa in toga, armato d'un solo pugnale nascosto, per recarsi in Campidoglio; gli si fa innanzi la moglia Licinia, che inginocchiandosi cerca di impedirgli l'uscita unitamente al figlioletto implorante. A destra di Caio, nascosto dal muro imponente è un personaggio in attesa. In alto a destra, nell'ultimo piano del dipinto si intravede uno scorcio di Roma.
Il dipinto in esame è ricordato dalle Carte Bernicoli conservate nell'Archivio Storico Comunale di Ravenna, laddove alla voce "Quadri" compare una "Nota dei quadri asportati da Ravenna al tempo dei Francesi, colle appartenenze e i luoghi ove si trovano. Atti Com. ' 3 febbr. 1816, N° 190 Tit. XXVII", nella quale, fra le tante opere elencate, spicca la seguente: "di A. Runcaldier (Caio Gracco trattenuto dalla moglie Licinia) donato al Comune. Atti Com.li 7 ag. 1828 N° 1209 Tit. IV".
Inoltre negli "Atti Comunali Tit. IV" dell'Archivio di Ravenna è conservato un carteggio di cui fa parte una lettera del 7 agosto 1828, indirizzata al Cardinale Legato di Ravenna, di Chiara Runcaldier madre del pittore Attilio. Eccone il testo: "Ho l'onore di rassegnare a Vostra Eccellenza il Quadro, che mio figlio Attilio studente in pittura ha fatto di sua invenzione per dare un saggio del di lui profitto a questo Comune, da cui generosamente un'annua pensione percepisce. Egli si è avvisato di prendere per pensiero Cajo Gracco nel mentre che uscì di Casa in toga armato d'un solo pugnale nascosto per recarsi in Campidoglio, se gli fe' innanzi col figlio sua Moglie Licinia, e gettandosi alle ginocchia voleva impedirgli l'uscita. Possa questo tenue lavoro meritare il benigno compatimento dell'E.V., come vivamente La supplico, e con sensi della più distinta stima, ed ossequio mi pregio di raffermarmi. Di Vostra Eccellenza [..]". In una schedina manoscritta conservata presso il Fondo Muratori nella Biblioteca Classense, sono indicati gli estremi anagrafici di questo artista, che però non è presente in alcun dizionario o repertorio dei pittori. Una stringata biografia è pubblicata in una nota nel volume delle lettere di Felice Orsini a cura di A.M. Ghisalberti (Roma 1936, p. 144), dove si apprende che Runcaldier, nel 1831, all'età di 28 anni, venne incarcerato perché compromesso nella causa di cospirazione e sommossa contro il Petrocchi e altri. In seguito, persa la moglie, viveva dei proventi della propria attività di pittore. Uscito di prigionia, fu recidivo e, contumace, venne processato per "deturpazione sacrilega" (si ingnora l'episodio per cui fu condannato). Proveniente da famiglia di "accaniti liberali", di lui riferiscono alcune note della polizia ravennate: "Attilio, poi, cioè il pittore, per le sue male qualità politiche fu per anni varii in Castello a Roma, ora è fuggiasco per l'affare delle immagini" (cfr. Maioli, Zama 1935, pp. 103-104). Fu esule in Toscana e poi in Corsica ed ebbe contatti con Mazzini nel 1843. Dopo i fatti del 1848-49, fu esule in Piemonte ed espulso nel 1853 riparò a Londra (per tutti questi avvenimenti cfr. Mazzini 1916, voi. XXIV, p. 189; Michel 1925, pp. 258, 272, 371, 381-383, 391; Orsini 1936, p. 144 nota 1). Amico di Felice Orsini,da cui ricevette i suoi diplomi legali (cfr. Luzio 1914, p. 57, nota 1), soggiornò tanto a Ginevra dove morì nel 1884 e dal 1859 in poi aveva rivisto la città natale solo due volte, mantenendo comunque ottimi rapporti con i vecchi compagni di battaglia. Un necrologio pubblicato nel quotidiano Il Ravennate del 9 settembre 1884 si ricorda che "alcuni suoi quadri si conservano in Municipio e in alcune case ravignane". La sua attività di pittore è alquanto scarna e comunque poco documentata anche a causa della sua esistenza così travagliata e rocambolesca: a cagione di ciò si è anche affievolita nel tempo la sua fama di artista.
Viroli (1993) trova nei personaggi che animano la tela in esame una cert'aria caricaturale. Il mondo antico rappresentato da Runcaldier sembra, filtrato con lo sguardo di Plutarco, sostenitore ferreo del dovere eroico, ed appare immerso in un clima ideale ed idoleggiato, in cui la classicità, romanticamente, diviene materia di sogno. Plutarco è uno storico biografo che fa della storia una carrellata di ritratti che presentano gli eroi come uomini, in qualche modo li modernizza donandogli dignità democratica. Nello spirito di Plutarco, in questo dipinto Runcaldier interpreta la vicenda di Caio Gracco, e rappresenta il carattere degli antichi. Le architetture della scenografia sembrano anch'esse in qualche modo animate da una volontà energica, quasi fossero animate di carattere umano. Runcaldier assimila completamente Plutarco e ne trae linfa per donare a quest'opera virilità e fermezza unite allo spirito eroico. Daltronde, come abbiamo visto, tutta la vita di questo artista, fu improntata a principi repubblicani per i quali dovette pagare il caro prezzo dell'esilio.
Nelle Carte Romagna della famosa Raccolta Piancastelli presso la Biblioteca Comunale di Forlì sono conservate due lettere della vedova di Runcaldier al bibliofilo ravennate Francesco Miserocchi, scritte in occasione della morte del pittore, rispettivamente in data 2 settembre 1884 e 12 ottobre 1884, e un necrologio manoscritto dello stesso Miserocchi (C.R. 630. 5-9). Ancora nelle Carte Romagna, in una minuta di certificato datata 30 novembre 1813, Pietro Runcaldier, padre dell'artista, viene dichiarato appartenente alla categoria dei chincaglieri.
Bibliografia
Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 233-234