
ambito ravennate
dipinto
n. 302157
Giulio Ferretti, di profilo, tiene un libro aperto con la mano sinistra e la penna fra le dita della mano destra.
Il dipinto fa parte di una piccola raccolta dedicata a scrittori ed eruditi di Ravenna, in pratica dei medaglioni sostanzialmente simili per la seriosità dei personaggi e per analogia di atteggiamenti. E' ragionevole supporre che tali opere fossero sin dalle origini collocate presso il monastero Classense, notoriamente luogo di alta erudizione e sede di accademie altamente qualificate. Tuttavia l'assenza di fonti non ci permette di poterlo asserire con certezza. La consistenza numerica dei dipinti, che oggi si e ridotta ad un decina di pezzi, cominciò a diminuire dai primi anni dell'Ottocento, come si evince da alcuni documenti datati 1808 (Archivio Storico comunale, Atti Comunali, titolo XL. 8) dai quali risultano essere 19 i quadri. La serie, che assume toni blandamente celebrativi, ha soprattutto un valore documentario in quanto registra le valenze culturali e letterarie degli effigiati, inoltre ogni tela riporta, nei ristretti spazi disponibili, piccole citazioni relative alla bibliografia prodotta dai singoli eruditi. Nessuna opera reca firme e difficilmente si riesce a ricondurre ad un'unico artista la paternità, anche laddove siano presenti rilevanti analogie stilistiche. Da notare che per l'effige degli autori più antichi, in assenza di "eicones cephalicae" (Viroli, 1993), gli artisti sono ricorsi solo ad elementi di immaginazione, seppur legati all'età ed alle caratteristiche di ciascun personaggio. L'effigiato è il letterato e uomo di legge Giulio Ferretti qui ritratto di profilo (unico fra i dipinti della serie). Giulio Ferretti, ravennate, studiò diritto nella celebre Università patavina. Tale era la sua erudizione che inviato dal papa Clemente VII per un'ambasceria, questi lo volle presso la propria corte e lo nominò cavaliere e conte palatino; in seguito lo condusse con se a Bologna per l'incoronazione di Carlo V che accolse Ferretti sotto la sua ala protettrice. L'imperatore, che lo fece cavaliere e gli consentì di inserire nello stemma della casata l'aquila imperiale con la corona, lo inviò a Napoli presso il suo vicerè Pietro di Toledo, reggente del regno partenopeo. Qui ricevette molti onori e fu anche nominato giudice regio e prefetto di puglia, incarichi che tuttavia non gli impedirono di scrivere libri di storia legale redatti in latino (citati da Gerolamo Rossi in Storia di Ravenna e nella Vita di Giulio Ferretti). Fu inoltre poeta e "fece le addizioni a Bartolo di Sassoferrato, tenuto a que' dì 'l principe dei giureconsulti" (Mordani 1879, p. 87). Mordani ne esalta la figura definendolo uomo religioso, circospetto, parco nel cibo, di poco sonno e così via, tracciandone un elogio un po' pedante. Autore di oltre cinquanta titoli relativi ad opere letterarie e di erudizione (Pietro Paolo Ginanni, 1769), scrisse il codice De Ravennatibus Archiepiscopis, che nel Settecento era conservato presso la Biblioteca Vaticana, nonché mostrato nel presente dipinto. Interessanti informazioni su Ferretti si possono trarre in: Fabri 1664, p. 211; Pasolino 1703, p. 96; Marchesi 1727, p. 98; Ginanni 1769, pp. 242-249; Uccellini 1855, p. 167; Mordani 1879, pp. 85-88. La tela è stata restaurato da Isabella Cervetti nel 2000-2001.
Bibliografia
Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
p. 144
Tipologia: stemma
Identificazione: Famiglia Ferretti
Posizione: in alto a destra
Descrizione: Si rinvia all'allegato fotografico.