
1679/ 1758
dipinto
n. 302144
Ritratto del monaco camaldolese Pietro Quirino.
L'opera fa parte del corpus di dieci ritratti di illustri camaldolesi che decorano l'aula magna della biblioteca voluta da Pietro Canneti. Se è noto che i lavori in muratura ebbero inizio nel 1707 e furono terminati l'anno successivo (cfr. Biblioteca Classense, Mob. 3.5.G2. 13; Ravaldini 1977, p. 5, Fabbri 1981a, pp. 77-78, nota 168), per le decorazioni pittoriche, al di là delle informazioni riguardanti la commissione dei lavori a Francesco Mancini, restano dei punti oscuri per via delle scarse notizie riguardanti i pittori Giacomo Miniani, bolognese e Martino Della Valle, forlivese che dipinsero almeno otto dei dieci ovali (Muratori, 1931, p. 4); gli altri due sono certamente di Mancini. A fronte di ciò, oltreché per l'impossibilità di guardare da vicino i dipinti che sono collocati molto in alto e che sono abbastanza rovinati, non è possibile distinguere le diverse mani che hanno eseguito i ritratti, per cui Viroli ritiene di lasciare gli autori nell'anonimato.
L'unica effige attribuibile con sicurezza a Mancini è questo Ritratto di Piero Quirino che reca in alto sulla cornice l'iscrizione latina che ne consente l'identificazione. Trattasi di una tipica opera di Francesco Mancini, anche se non si ha traccia di documenti d'archivio che ne parlino. Corrado Ricci, nella sua Guida di Ravenna, riferiva al pittore alcuni ovali della biblioteca Classense, senza peraltro specificare quali.
Notizie biografiche succinte ma esaurienti sul monaco Quirino si possono trovare in un piccolo volume stampato a Firenze relativo alla vita degli eremiti vissuti a Camaldoli (cfr. Cenni, 1862, pp. 113-116): fu dapprima ricco senatore veneziano ed in seguito umile eremita camaldolese, distintosi particolarmente per la vasta conoscenza di letterarura latina, greca ed ebraica. Membro di molte accademie, scrisse diversi trattati di teologia e filosofia (dedicati a Papa Alessandro VI) e redasse anche un'opera sull'origine degli svizzeri. In virtù delle sue qualità fu colmato di onori dalla Serenissima ed incaricato a svolgere funzioni diplomatiche presso i maggiori stati europei, conservando sempre una notevole dose di umiltà. Paolo Giustiniani, suo grande amico, attraverso numerose lettere che gli inviava regolarmente, lo indusse a intraprendere l'eremitaggio e così dismise l'abito senatorio per indossare, nel 1512, la bianca cocolla camaldolense. Dopo soli due anni papa Leone X gli propose la carica cardinalizia: se ne afflisse a tal punto che, non potendo rifiutare, arrivò a supplicare i padri camaldolesi di pregare per intercedere presso il Signore affinché questi volesse sottrarlo alla promozione. Le preghiere ebbero effetto: dopo il terzo giorno Quirino, pur sano, si ammalò gravemente per morire pochi giorni dopo a soli 35 anni.
Bibliografia
Cenni biografici
Cenni biografici dei Venerabili eremiti che son vissuti nel S. Eremo di Camaldoli preceduti da una notizia storica intorno l’istituzione del medesimo
Firenze
1862
pp. 113-116
Bibliografia
Ravaldini G.
La Biblioteca Classense di Ravenna
Bollettino Economico della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Ravenna
Ravenna
1977
pp. 3-19
p. 6
Bibliografia
Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 116, 120-121