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Prospettiva con arco, palazzi e monumento

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via Baccarini, 3 – Ravenna (RA)

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
143(a) 206(la)
altezza con cornice 154//larghezza con cornice 217
sec. XVII (1671 – 1671)

n. 302063

Un arco ed un monumento in primo piano, con palazzi rappresentati nei piani successivi.

Il dipinto, proveniente da palazzo Spreti e attribuito da Viroli a Cesare Pronti (1992), giunse alla Classense nel 1913 e costituisce l'unico dipinto da cavalletto a carattere scenografico dell'artista romagnolo. Daltronde le virtù di quadraturista e dipintore di prospettive di Protti vengono esaltate fin da subito: Lione Pascoli (1674-1744), storiografo e scrittore d'arte perugino, che aveva conosciuto l'artista verso la fine della sua attività, ne esalta le doti nel secondo dei due tomi relativi a biografie di artisti, pubblicati nel 1730-36 col titolo "Vite de' Pittori, Scultori, ed Architetti moderni". Lo scrittore umbro, che sostanzialmente dedica il suo scritto all'esaltazione del Barocco romano, lo definisce "prospettivo, architetto e pittore" e ne ricostruisce il percorso formativo e lavorativo, dalla bottega del Guercino, alla collaborazione col Cignani per la quadrature di villa Albizi, passando per tutte le opere lasciate a Ravenna. In questa città fra le altre si reputò ottimo scenografo realizzando apparati fra i quali spiccava per bellezza, a detta del Pascoli, quello creato in occasione della traslazione della Madonna del Sudore (1659). Purtroppo di questa valente attività di Protti oggi poco o nulla rimane, per cui egli è apprezzabile per la maestria dell'inganno prospettico solo negli sfondati dei tondi già in San Romualdo ed ora anch'essi alla classense (cfr. schede nctn: 00000017, 00000018, 00000019) e per le decorazioni del Palazzo di San Giacomo a Russi (cfr. Foschi 1989, pp. 112-114). L'aspetto illusionistico dell'opera, fondato su elementi architettonici disposti secondo una prospettiva di mirabile invenzione, è così evidente che nulla avrebbe da invidiare agli scenari appositamente studiati per i teatri in miniatura all'epoca in uso nelle case dei privati (uno splendido esempio è conservato presso il Museo Civico di Arte Industriale Davia Bargellini di Bologna: cfr. catalogo curato da R. Grandi, 1987, scheda di D. Lenzi, pp. 174-175). Mirabile il gioco chiaroscurale che, nel contrasto tra i primi piani ben marcati e i fondi di luce, richiama le strutture sceniche del coevo Giuseppe Maria Mitelli (Bologna, 1634-1718) che fu anch'egli allievo del Guercino. Le architettura riprodotte nell'opera, pur adottando soluzioni consuete, sono eseguite in maniera sintetica e con leggerezza quasi diafana al punto da ricordare molto da vicino i tondi già in San Romualdo, citati sopra. Tale analogia stilistica induce Viroli a datare il dipinto al 1971.
La tela che è stata esposta alla mostra Biblia pauperum nel 1992, è stata restaurata e rifoderata per quell'occasione dal laboratorio Foschini e Belacchi di Ravenna.

Bibliografia Viroli G.
I dipinti d’altare della Diocesi di Ravenna
Bologna
Banca Popolare Pesarese e Ravennate
1991
p. 116

Bibliografia Viroli G.
Biblia pauperum Dipinti dalle Diocesi di Romagna 1570-1670
Bologna
Nuova Alfa
1992
pp. 276-277

Bibliografia Viroli G.
La pittura in Romagna
La pittura in Emilia e il Romagna. Il Seicento
Bologna
1992
pp. 278-331
pp. 291-292

Bibliografia Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 103-104

Bibliografia Cellini M.
Storie barocche: da Guercino a Serra e Savolini nella Romagna del Seicento.
Bologna
Abacus
2004
pp. 104, 178

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